
Il Conte che scese dal piedistallo: Manlio della Frattina e la sfida della “Sampà”
Non aspettatevi di trovarlo dietro una scrivania in mogano, circondato da polverosi alberi genealogici e firme su scartoffie burocratiche. Se volete incontrare il Conte Manlio della Frattina, lasciate perdere i salotti aristocratici: dovete dirigervi in vigna. È lì, tra i filari della sua Azienda Agricola, che il vero volto del nobile friulano emerge in tutta la sua autenticità.
Dalla nobiltà al trattore: una scelta di campo
Manlio della Frattina non è un proprietario terriero che osserva da lontano. È un uomo che ha scelto, con convinzione totale, di sporcarsi le mani con la terra.
Non è raro, infatti, vederlo personalmente alla guida del trattore mentre cura il vigneto, o scendere nei corridoi freschi della cantina, gomito a gomito con l’enologo, per discutere le note aromatiche di ogni annata.
La sua non è una gestione “amatoriale” o un passatempo da signorotto di campagna, ma una dedizione radicale. Il Conte vive l’azienda, la respira, la modella con la sua presenza quotidiana, consapevole che la qualità del vino inizia tra le zolle e finisce solo quando il tappo viene rimosso.
La storia in un bicchiere: l’eredità di Napoleone
Ma ciò che rende i vini di Frattina davvero speciali è il filo invisibile che li lega alla storia, quella con la “S” maiuscola.
Manlio ama raccontare un aneddoto curioso, quasi leggendario, che risale ai tempi delle armate napoleoniche.
Quando i soldati francesi invasero l’Italia e stazionarono nei territori della famiglia, rimasero folgorati da un vino locale, frizzante, vivace e di rara eleganza. Estasiati, iniziarono a chiamarlo “Sampagna”, associandolo inconsapevolmente alle eccellenze delle loro terre d’origine.
Quella parola, per secoli, è stata parte del lessico familiare e della memoria storica della tenuta. Tuttavia, la burocrazia moderna, con le sue regole rigide e la tutela ferrea dei marchi, ha imposto il divieto di utilizzare quel nome.
“Champa”: l’orgoglio che sfida le norme
Il Conte non si è arreso. Invece di rinunciare alla sua eredità verbale, l’ha riletta con un tocco di ironia e audacia: ha preso il termine storico, l’ha accorciato e lo ha trasformato in Sampà.
Un nome che oggi suona come una dichiarazione d’intenti: è un atto di orgoglio, un omaggio a un passato glorioso che non vuole piegarsi alle restrizioni moderne. La “Sampà” non è solo un vino, è un’affermazione identitaria. È il modo in cui Manlio della Frattina dice al mondo: “Potete togliermi il nome, ma non potrete mai cancellare la storia che questo calice porta con sé”.
Bere un calice prodotto dall’Azienda Agricola Frattina significa degustare un frammento di tempo. È l’esperienza di un uomo che, pur potendo scegliere una vita di agi, ha preferito la fatica del campo e la verità del vino. E in quella sfida al conformismo, chiusa in un nome breve e tagliente come Sampà, si ritrova tutta la passione di un Conte che, tra un turno al trattore e un assaggio in botte, continua a scrivere la propria storia, un sorso alla volta.
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