La parola ai produttori

Tenuta Lungarella alle porte di Roma il vino incontra il territorio in una grande esperienza

Nelle pieghe della nuova viticoltura Laziale esperienze ancora autentiche e fuori dal circuito di massa regalano grandi sorprese agli appassionati

La via della qualità della viticoltura laziale intrapresa oltre un decennio fa passa anche per Poli, piccolo borgo antico tra Palestrina e Tivoli nella campagna romana. La bellezza del luogo e il suo legame con la storia millenaria dell’impero, testimoniato dai resti delle ville romane sparse sul territorio, figurano tra gli elementi che hanno convinto la Famiglia Lulli a creare Tenuta Lungarella, 7 ettari a 450 m s.l.m. di cui 2 coltivati a Cesanese, Montepulciano e Vermentino.

I suoli vulcanici a base tufacea protetti all’orizzonte dal profilo dei monti Lucretili e Prenestini assicurano un ottimo contesto per la produzione vinicola, ennesima dimostrazione di quanto i suoli che circondano la capitale abbiano ancora da dare e siano tutti da scoprire. Alla base dell’idea della famiglia Lulli non c’è solo il vino, ma un’idea di benessere legata al territorio come contesto migliore per incontrare degustare vini di Tenuta Lungarella.

Più che il grande numero di bottiglie infatti, è l’esperienza globale dell’appassionato che si reca presso la Tenuta ad essere al centro della loro idea. La produzione contenuta è rivolta per lo più al canale delle enoteche e della ristorazione locale e alle esperienze che Tenuta Lungarella offre a quanti hanno il piacere di assaporare le atmosfere autentiche del mondo del vino, per quelli che sono i suoi valori originari al di fuori dei grossi contesti industriali.

L’attività di accoglienza mette a disposizione appartamenti che permettono di immergersi completamente in questa realtà, con la possibilità di esplorare il territorio circostante fatto di piccoli borghi fermi nel tempo, in grande contrasto con i ritmi metropolitani della vicina Roma. A Luigi Lulli che ringraziamo abbiamo domandato qualche curiosità sulla loro bellissima realtà:

Come nasce l’idea di Tenuta Lungarella è l’idea di produrre vino, è una folgorazione improvvisa oppure c’è dell’altro?

Sembrerà strano ma è stato proprio il terreno che con la mia famiglia abbiamo acquistato nel 2013 che ci ha ispirato e indirizzato verso la viticoltura. Un terreno digradante, con soleggiamento costante, sembrava di vedere il vigneto ancora prima di impiantarlo, cosa che è stata fatta nel 2014.

Poli, area geografica Tivoli – Palestrina, un territorio non proprio sotto i riflettori per la produzione di vino; eppure, la qualità dei vostri vini e di alcuni produttori di livello in zona smentisce questa credenza. Come nasce l’idea di produrre vino proprio qui?

Pur non essendo un territorio conosciuto per la Viticoltura, se non quella familiare, ormai scomparsa, le condizioni sono assolutamente favorevoli. Oltre alla posizione già descritta del vigneto, siamo a 450 mt sul livello del mare e abbiamo un terreno in parte vulcanico essendo di fronte ai castelli romani e al vecchio vulcano del Lazio le cui eruzioni sono arrivate fino a noi e in parte calcareo proprio a ridosso della montagna, quindi per i vini struttura e freschezza. Da non trascurare le escursioni termiche che da noi sono significative.

Tutto questo ci ha rafforzato nella nostra sfida: produrre vini di qualità su un territorio poco considerato. Poli è uno dei pochissimi comuni della provincia di Roma non presente nel disciplinare della ROMA DOC

I suoli del territorio sono estremamente vocati. Cosa si può fare per svilupparne la potenzialità e in questo senso c’è un disegno comune o una collaborazione con i produttori dell’area?

Produttori ce ne sono davvero pochi. Sicuramente su Poli siamo gli unici. Però abbiamo trovato nell’ Amministrazione Comunale tantissimo sostegno. Insieme stiamo facendo conoscere un volto nuovo di questo territorio e un prodotto che davvero in pochi pensavamo saremmo stati capaci di realizzare.

Più che con altri collaboratori, le sinergie stanno crescendo con altre attività del territorio avendo come focus oltre la produzione di vino, l’ospitalità. Abbiamo recuperato un vecchio casale e realizzato 4 appartamenti bilocali, ognuno dotato di cucina indipendente e stiamo completando la piscina.

Qual è il vostro approccio alla cura del vigneto e alla sua gestione?

Non siamo un’azienda certificata Biologica, ma ci troviamo in un contesto incontaminato, ricco di biodiversità, utilizzato per l’apicoltura e con un tasso di inquinamento elettromagnetico tra i più bassi del Lazio, quindi anche se il nostro metodo è convenzionale favoriamo l’inerbimento del vigneto e pratichiamo trattamenti integrati.

Bio, biodinamico, naturale ecc. per lei sono una leva di marketing, una garanzia per il consumatore o un’opportunità?

Per cultura ci piace dividerci in fazioni e fare i tifosi. Non credo che da una parte ci sia il male e dall’altra il bene. Ci vogliono conoscenze, bisogna approfondire per capire il significato di ogni pratica, cosa c’è alla base, qual è la filosofia dell’azienda. Sicuramente il naturale, come il bio parecchi anni fa, viene utilizzato molto come leva di  marketing e nella comunicazione

Il luogo è bellissimo, immerso nel verde e nei riferimenti culturali, archeologici e nella tradizione millenaria. Al di là degli aspetti enologici quanto crede che conoscere il contesto culturale del territorio sia ormai necessario per apprezzare al meglio i vini?

Fondamentale. Il prodotto da solo, senza il territorio, senza la storia e senza il contesto non ha personalità è facilmente replicabile. Per questo noi lavoriamo tanto sul racconto di tutto quello che ha preceduto la nostra giovane azienda.

La produzione contenuta è una scelta voluta per privilegiare le attività di accoglienza in cantina e far vivere il vino attraverso l’esperienza di vivere la tenuta?

All’inizio è stata una scelta determinata anche dalla nostra poca esperienza. Ci siamo affacciati in questo mondo complesso da profani. Abbiamo dedicato tanto tempo allo studio, abbiamo lavorato a stretto contatto con l’agronomo e l’enologo e continuiamo a farlo. Dovevamo cominciare con prudenza. Oggi invece la scelta è più consapevole, Per struttura e per vocazione non siamo un’azienda vinicola “pura”. I nostri costi di produzione sono elevati perché abbiamo scelto, anche per le dimensioni, di lavorare in maniera artigianale. Non abbiamo la presunzione di competere con chi fa questo mestiere da generazioni e sviluppa numeri importanti. L’esperienza in cantina è e rimane il nostro obiettivo. Dobbiamo inevitabilmente confrontarci anche con il mercato horeca perché i nostri ospiti in azienda possano ritrovare i nostri vini quando vanno fuori a cena o in enoteca.

Quanto è importante per i vini del Lazio essere in carta nei ristoranti del proprio territorio e quanto si può fare per aumentare questa tendenza?

E’ un tema attuale e complesso. Non facile da sviscerare in poche righe. Tanti autorevoli personaggi del mondo del vino se ne occupano, ne parlano e danno indicazioni. L’impressione è che il Ristoratore si fidi poco di proporre un vino del Lazio.

Noi abbiamo provato ad invitare ristoratori in azienda per rendersi conto in prima persona del lavoro che facciamo, cosa c’è dietro quella bottiglia, magari in questo modo potrebbe risultare più semplice proporla….però vengono in pochi, ma anche loro sono pieni di impegni…

Curiosità: a parte lo spumante, Jvlivs e il nome che caratterizza tutte le vostre etichette. Oltre i riferimenti storici cari a tutti noi di queste latitudini, come mai un solo nome per tutte le etichette della gamma?

Qui c’è un po’ di casualità e di volontà. Abbiamo etichettato il primo vino con Julius, omaggio agli imperatori romani che su questi territori venivano a riposarsi. Doveva esserci anche un riferimento alla ROMA DOC salvo poi scoprire di non far parte. Poi sono arrivate le altre referenze e abbiamo deciso di mantenere il nome come “linea”. Anche in futuro vorremmo che le nostre etichette evidenziassero, l’azienda, il vitigno e il territorio. Spesso troppi nomi di fantasia rischiano di confondere il consumatore

Siamo quasi alle 10 vendemmie, già abbastanza per fare qualche considerazione approfondita. Cosa le ha dato fino adesso questa esperienza: era come se l’aspettava, la rifarebbe e come ha cambiato l’aspetto emozionale della sua vita?

Sembra poco e invece è già passato un po’ tempo. L’aspetto più significativo e emozionante è il tornare a riconoscere e rispettare i tempi, i cicli, le stagioni. Siamo abituati ad avere quello che desideriamo come e quando decidiamo noi. Con la viticoltura e in generale in agricoltura riprendono significato l’attesa, il clima, il timore che un evento improvviso vanifichi tutti gli sforzi….è una bella lezione di vita!!

Bruno Fulco

 

 

 

 

 

 

 

 


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