A Mamoiada per il Canolare di Giampaolo Paddeu

Mamoiada è un borgo dell’entroterra sardo, nel cuore della Barbagia, dove la pietra del granito e dello scisto incontra la forza della tradizione.
Qui la vite non è solo coltura, è identità. I vigneti crescono a 600 metri d’altitudine, battuti dal vento e dal sole forte.

Qui nasce il miglior Cannonau che tutti conosciamo, un vino rosso, caldo, con profumi di mirto, macchia mediterranea, frutti neri maturi e un tannino deciso che racconta la terra da cui viene.
Ma Mamoiada è anche tanto altro. E’ il paese dei Mamuthones, maschere ancestrali e teatrali nere con campanacci e rituali antichi che a Carnevale trasformano le strade in mito. Vite, vino e maschere. Terra che vede radici profonde con tante piccole cantine locali, spesso a conduzione familiare che lavorano con passione artigiana. Vigne vecchie, vendemmia a mano, rispetto dei tempi. Il risultato è un vino che non chiede di piacere a tutti, ma si fa ricordare.
Come la gente di Mamoiada: schietta, ospitale, legata alla propria storia.

Qui brindare non è un gesto, è un rito. Un bicchiere di Cannonau di Mamoiada è Sardegna pura, selvaggia, generosa, autentica. Terra di vite, di vino e di memoria.

Siamo già stati a Mamoiada per la Granatza, una varietà da sempre presente nei suoi vigneti, le sue uve erano utilizzate, in taglio con il Cannonau, per produrre un rosato dolce che si utilizzava come vino da dessert che si consumava tradizionalmente sia il mattino quando il vino rosso non era adeguato per ricevere gli ospiti, sia nelle feste in casa o della comunità.
“Si tratta di un vitigno che ha la maggiore superficie investita a livello nazionale proprio in Sardegna, anche se è presente in Calabria, ci spiega Gianni Lovicu ricercatore ed ampelografo di AGRIS. Non mostra relazioni parentali con altre varietà se non una forte correlazione con il Cannonau dorato che sembra infatti derivare dall’incrocio tra Granatza ed appunto il Cannonau”.

Questo vitigno in seguito allo studio attivato da Agris nell’ambito del progetto AKINAS ed a tutta l’attività che ne è derivata, è stato iscritto al Registro come sinonimo della Guarnaccia bianca calabrese in quanto condivide con questa lo stesso DNA. Si tratta di un vitigno di buona rusticità con espressioni organolettiche ben definite, nella versione bianco secco il Granatza possiede una elegante e sapida sorsata con un retro-olfatto di giusta e delicata aromaticità.
Ma il vero motivo di questo ritorno a Mamoiada è incontrare Gianpaolo Paddeu giovane e dinamico produttore per la storia di un altro vitigno raro di questo suggestivo territorio: il Canolare.
“Appartengo alla quarta generazione di vignaioli della famiglia, esordisce Gianpaolo, tutto comincia con mio bisnonno verso la fine dell’800, si chiamava Francesco Cadinu, noto come Silenzio, una storia che continua con Giovanni Cadinu noto come Minneddu, artigiano, mastro bottaio e vignaiolo, ed a seguire mio padre Salvatore Paddeu, poi arrivo io.
Sin da bambino vengo allevato in mezzo a vigneti antichi e botti di legno, e crescendo, ho sempre collaborato a casa, in quanto facevamo il vino sfuso, che per anni abbiamo venduto nei paesi vicini, a privati e attività.
Nel 2008 decido di investire sul vino, mi attrezzo e risistemo la cantina sotto casa, contemporaneamente impianto un nuovo vigneto su piede franco, selezionando le talee, da vigneti ultracentenari di Mamoiada.
Una scelta coraggiosa per valorizzare insieme tradizione, territorio e identità.
Il sistema di allevamento è ad alberello senza pali, niente fertilizzanti, nessun trattamento sistemico, il legno prende le sue forme libere che io chiamo a pascolo brado.
Esco sul mercato con la prima bottiglia di Cannonau annata 2010, un vino tipico, tradizionale, quello che abbiamo sempre fatto a casa, senza lieviti di allevamento, nessuna chiarifica, non filtrato, e senza solfiti aggiunti.
Quando ho cominciato con le vendite, lo consigliavo ai miei clienti, come vino fresco d’annata, da consumare entro 2 anni, ma con il passare del tempo ho visto, che è un vino che potrebbe durare anche oltre i 20 anni.
Oltre al Cannonau, oggi faccio anche altri vini, come l’uvaggio di vigneti centenari, il rosato, e il bianco, sempre da vigneti ultracentenari a piede franco , ma ciò che mi interessa di più oggi è la selezione e la riscoperta delle antiche uve di Mamoiada.
Un lavoro impegnativo e costante che ci ha fatto individuare una varietà particolare che si chiama nel nostro dialetto mamoiadino, Canolare.
È una pianta molto umile ed equilibrata, in quanto è sempre regolare nella produzione del frutto e della chioma.
Un vitigno che dobbiamo conoscere meglio.
Viene dal passato ma può avere un grande futuro.
Il viaggio continua…Di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi
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