I Viaggi di Graspo

I Racconti della Piantà

I Racconti della Piantà, Quando la Bina Storica di Vernazola fa scuola e fa squadra.

I Racconti della Piantà

Quando la Bina Storica di Vernazola fa scuola e fa squadra.

Gianmarco Guarise apre il Convegno

Seconda edizione per una intensa tre giorni di incontri e spettacoli dedicati alla biodiversità viticola.

Con G.R.A.S.P.O. sul palco, per un confronto a tutto campo su cambiamento climatico, viti maritate, resilienza e piede franco, come vendere i vitigni rari, piante immunizzate e nuovi portainnesti ci sono Gianpaolo Girardi, Stefano Borselli, Ermanno Murari, Laura Tinazzi, Silvano Ceolin, Antonio Mazzetti, Franco Zambon, Claudio Tamellini, Luigino de Togni e Michele Danielli e naturalmente lo show man Dario Carturan.

 

Un luogo terapeutico

da sx Silvano Ceolin, Laura Tinazzi, Antonio Mazzetti e Franco Zambon

Per chi ancora non lo sapesse, la Piantata Storica di Vernazola che si trova nel cuore della piccola cittadina di Urbana nel Montagnanese rappresenta, come dice il suo custode Gianmarco Guarise un luogo terapeutico, dove l’uva è protetta dalle malattie perché allevata alta, dalla grandine perché allevata a pergola, dal caldo eccessivo per il particolare microclima che si crea sotto la piantata ed anche dalla fillossera vista l’azione benefica delle radici dei salici.

da sx Gianmarco Guarise, Michele Danielli, Laura Tinazzi ed Ermanno Murari

Un luogo veramente magico che testimonia  un fortissimo e suggestivo legame a tre, tra custode, Vernazola l’antica varietà qui coltivata ed i salici.

Si tratta di un filare di vecchie vigne, molte ancora a piede franco maritate con dei monumentali ed altrettanto storici salici, un legame questo che tende non solo a dare struttura e sostegno tecnico alle piante ma che nel tempo ne preserva la resilienza e sostanzialmente ne allunga la vita.

da sx Luigino Bertolazzi, Gianmarco Guarise, Silvano Ceolin , Aldo Lorenzoni, Gianpaolo Girardi e Franco Zambon

Il paesaggio della piantata, ampiamente diffuso in Veneto fino agli anni 1960‐70 ha visto con l’arrivo delle colture specializzate un rapido declino; un paesaggio che oggi si può solo immaginare dagli isolati relitti dispersi nelle campagne della regione, molto spesso in stato di abbandono e solo di rado miracolosamente conservati grazie al lavoro, o forse alla nostalgia, di sparuti agricoltori come Gianmarco Guarise.

Gianpaolo Girardi

Ma di tutto questo oggi rimane per fortuna qualche clamorosa testimonianza sopravvissuta alle pesanti trasformazioni urbanistiche o ai rinnovi, spesso monocolturali, che hanno investito come un fiume in piena il Veneto negli ultimi decenni. 

Si tratta di elementi residui ma fondamentali, di un paesaggio rurale storico, di un’antica pratica agricola, che non esauriscono il loro valore nell’aspetto documentario, ma hanno importanti risvolti anche sulla funzionalità ecosistemica del mosaico paesistico anche odierno, veri testimoni di una polifunzionalità agricola che stiamo perdendo.

 

Nuove sensibilità e nuove attenzioni

La parola a Silvano Berselli

Ad aprire la riflessione il Sindaco di Urbana Michele Danielli, il Presidente del Consorzio di Tutela della DOC Merlara Luigino de Togni ed il Presidente di Collis Heritage Claudio Tamellini che hanno sottolineato come il cambiamento climatico in atto sta fortemente condizionando le scelte tecniche in vigna e stilistiche in cantina per mitigare gli effetti di temperature sempre più alte e la carenza sempre più impattante della risorsa acqua, una situazione critica  che si accompagna anche alla sempre più scarsa resilienza dei vigneti ed all’evoluzione  del gusto dei consumatori.

la storia di Graspo raccontata da Dario

Un cambiamento di stile epocale che vede spostare la viticoltura verso areali più freschi, scalando sensibilmente altitudini e pendenze con l’evidente rischio che questo possa compromettere in maniera definitiva equilibri ambientali ed identità paesaggistiche di grande suggestione.

E proprio dalle nuove sensibilità del mercato è partita la riflessione di Gianpaolo Girardi fondatore di Proposta Vini un’azienda che da oltre quaranta anni distribuisce  vini, spumanti, distillati od oli, con una particolare attenzione ai produttori che realizzano i loro vini nel rispetto del mantenimento delle tradizioni produttive dei loro territori.

Dario spiega l’acronimo Graspo

Ed il Progetto dei Vini dell’Angelo rappresenta al meglio questa filosofia coinvolgendo una ventina di aziende che sono diventate custodi di una trentina di antichi vitigni proposti con soddisfazione ai consumatori più curiosi o con l’allestimento della Collezione Matonari  che non è un semplice campo di conservazione della biodiversità viticola del Trentino, ma è un vero e proprio museo vivente della memoria dei viticoltori, della loro saggezza e delle loro conoscenze ancestrali, una biodiversità culturale altrimenti destinata ad essere dimenticata.

Manifesto ufficiale e concreto di questa filosofia è il catalogo di proposta Vini che ogni anno diventa un affascinante viaggio alla (ri)scoperta della straordinaria ricchezza di biodiversità che caratterizza territori ed aziende valorizzandoli con progetti coraggiosi ed originali.

Dario Carturan

Tra i più suggestivi quelli legati ai Vini Estremi realizzati in zone impervie a forte pendenza, vini figli della fatica, del sudore e della laboriosità dei vignaioli, vini rari e preziosi ma carichi di storia o come i Vini Vulcanici,  realizzati su suoli a matrice vulcanica, sia ancora attiva che dormiente, un arcobaleno di colori, di vitigni e terroirs che ritroviamo, quasi come una colonna vertebrale della nostra penisola, dalle Alpi alla Sicilia, isole comprese.

Ma sono tante altre le originali tematiche affrontate con coraggio e lungimiranza da Proposta Vini come i Vini Franchi realizzati su areali particolari dove non è necessario l’innesto, le Viti Centenarie, i Vini delle Abbazie, i Vini delle Isole Minori. 

 Tra ricerca e biodiversità

A tavola sotto la Piantà

Su come la ricerca stia operando per aiutare i produttori a gestire al meglio un cambiamento climatico che sta spiazzando aziende e territori ha portato la sua esperienza l’agronomo Ermanno Murari spiegando come i portainnesti di nuova generazione, in particolare gli M, di fatto sono una risposta concreta per gli areali viticoli dove la gestione della risorsa acqua è particolarmente delicata.

Sul fronte di selezionare le piante più resilienti se non immuni ha portato il suo contributo Stefano Borselli, fitopatologo che ha spiegato come le crisi principali che colpiscono il settore agricolo sono dettate per lo più dalla crescente fragilità delle piante coltivate, di conseguenza da epidemie sempre più importanti, oltre che da un impoverimento enorme della bio-diversità genetica.

Tanti amici al Convegno

Per fronteggiare queste criticità, propone una via che recupera saperi del passato, fondendoli a professionalità tecnica e competenza fitopatologica individuando nel vigneto quei biotipi che hanno “imparato” a tollerare e convivere con il patogeno, se non addirittura risanandosi completamente da esso e andando in recovery.

È cruciale la loro salvaguardia e propagazione, così come avverrebbe in natura la selezione del più adatto. Le nuove piante che ne derivano manterranno una “memoria epigenetica” acquisita sul come convivere o far fronte allo stress affrontato dalla pianta madre.

Risulta fondamentale anche qui il concetto di bio-diversità, in quanto una popolazione con alta variabilità premierà la resilienza del vigneto e la capacità di adattamento a future avversità. Un vigneto composto da individui identici l’uno all’altro, corre il grande rischio di soccombere a un qualsiasi fenomeno biotico o abiotico a cui quel clone è particolarmente sensibile.

E GRASPO su questo tema ha portato l’esempio della Leonicena, un vitigno che ha dimostrato negli anni una particolare resilienza a questa malattia e recentemente iscritto al Registro del Ministero.

 

Piede franco, viti maritate e vitigni proibiti

Una Vernazzola più che centenaria abbraccia un vecchio salice come tutore

Se poi i valori fondativi ed identitaria più evidenti della Piantata storica di Guarise sono le viti a piede franco e lo stretto legame con i salici a cui la Vernazola si abbraccia ecco le testimonianze preziose di Silvano Ceolin presidente dell’associazione nazionale per le viti a piede franche hanno dimostrato nel tempo resilienza a fitopatie e riscaldamento climatico e di Laura Tinazzi che vicino a Verona in località Rugolana sta rigenerando un’antica piantata che rappresenta un autentico frammento di paesaggio storico costituito da 5 filari di vite con piante di età variabile dai 50 ai 70 anni, in parte maritate a piante da frutto quali il mandorlo, il fico, il ciliegio e alcune essenze arboree come l’orniello o sostenuti da tutori morti in castagno.

Tra i filari è stata ripristinata la coltivazione dei cereali quali la segale e il frumento andando così a ricostruire fedelmente il metodo di conduzione esistente fin dal 1700.

Tale sistema può definirsi tridimensionale in quanto vi erano i seminativi a terra, le viti a metà e superiormente le piante da frutto. Coltivati in questo modo gli appezzamenti fornivano alle famiglie tutto ciò di cui avevano bisogno e precisamente: dai cereali si ricavava la farina e la polenta, dai prati il fieno per gli animali, dalle vigne il vino e dagli alberi la frutta, la legna da ardere e quella utilizzata per fare cesti, riparare attrezzi e le ‘strope’ per legare le vigne.

Brindisi finale al termine del Convegno

I gelsi venivano utilizzati per praticare la gelsibachicoltura e ricavare bozzoli di seta da utilizzare come merce di scambio, gli animali di bassa corte e la piccola stalla fornivano uova, carne e latte, le api il miele.

Testimoniane vere di una viticoltura storica che tra le due guerre del novecento accoglieva anche vitigni diventati diffusi e famosi prima di essere per legge dichiarati proibiti. Franco Zambon di Fontigo di Sernaglia della Battaglia nel trevigiano, non è solo un bravo imprenditore specializzato in attrezzatura innovativa per l’agricoltura  ma è soprattutto il cultore, il custode ed il più strenuo difensore  del Clinto e degli altri Ibridi Produttori Diretti che hanno segnato la storia vitivinicola non solo italiana ma mondiale prima della loro messa al bando.

tutto esaurito per lo spettacolo di Dario

Clinto, Noah, Isabella, Bacò, York Madeira, Concord, Otello sono i nomi dei più conosciuti ed un tempo coltivati IPD, varietà ibride arrivate dall’America per cercare di salvare la viticoltura europea travolta a partire dalla meta dell’800 prima dall’oidio, poi dalla peronospora ed infine anche dalla fillossera. Da allora, anche alla luce di contestate analisi chimiche e di interpretazioni di parte, questo divieto alla coltivazione ed alla commercializzazione è stato confermato anche dalla successive disposizioni europee che giungono fino ai nostri giorni anche se recentemente si è aperto uno spiraglio per farli tornare coltivabili.

In Italia questi vitigni andarono quindi sensibilmente a sparire tranne che in qualche particolare areale come nel Trevigiano dove acquisirono nel tempo uno status di reliquie botaniche, testimoni scomodi di una storia vitivinicola che tanto ha caratterizzato, anche dal punto di vista culturale, territori e comunità.

 

Anche le vigne “gà” le gambe

Facendo sintesi di tutte queste diversificate riflessioni il naturalista Antonio Mazzetti ha spiegato come questa seconda edizione dei Racconti della Piantà abbia di fatto  puntato a mettere in rete per un confronto franco e sincero tanti professionisti e ricercatori che si occupano di viticoltura , biodiversità e cambiamento climatico, quasi come a creare un piccolo Centro di Biodiversità permanente con al centro la multifunzionalità spaziale della viticoltura verticale, della resilienza indotta da un’autentica biodiversità e dalla valorizzazione dei rapporti personali e comunitari che si attivano in luoghi magici come questo.

Appare quindi quanto mai necessaria una riflessione sulla necessità di conservare e valorizzare queste pratiche agricole, e queste piantate, che sono state gli elementi generatori dei paesaggi agrari veneti più importanti ed evocativi non solo per motivazioni di carattere storico‐culturale, ambientale e turistico, ma anche per motivazioni di carattere agricolo ed economico. Sono sempre più frequenti infatti i produttori che colgono in questa pratica un elemento che può essere distintivo e caratterizzante per tante piccole aziende agricole. 

Concetti forti ed identitari ribaditi, in chiusura della partecipatissima manifestazione dall’attore e show man  Dario Carturan con il suo nuovo spettacolo:  Anche le vigne ga le gambe, dove racconta nel suo stile sagace, curioso, coinvolgente ed esilarante tutta l’avventura di G.R.A.S.P.O. senza dimenticare nessuno e trasformando il tutto in un grande show teatrale pieno di gioia ed energia proprio la’ dove è cominciato tutto.

Sotto la Piantata storica di Vernazola di Gianmarco Guarise ad Urbana.

Il viaggio continua…

Di Aldo Lorenzoni, Luigino Bertolazzi, foto di Daniele Dal Cerè


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