I Viaggi di Graspo

Alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza G.R.A.S.P.O. da voce ai Patriarchi

Alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza G.R.A.S.P.O. da voce ai Patriarchi, ai Profeti ed agli Eroi custodi dei Vitigni Rari Italiani. 

Alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza G.R.A.S.P.O. da voce ai Patriarchi, ai Profeti ed agli Eroi custodi dei Vitigni Rari Italiani. 

Particolare della sala e dei partecipanti

Tutto esaurito per ascoltare il Prof.Claudio D’Onofrio dell’Università di Pisa, Edoardo Demo presidente del Comitato scientifico della Biblioteca, Gianpaolo Girardi di Proposta Vini, Camilla e Giovanni Mancassola custodi di vitigni a Lonigo e le degustazioni impossibili dei vini rari di Luigino Bertolazzi con la squadra di GRASPO al gran completo.

Storie di Patriarchi, Profeti ed Eroi

Vitigni Rari Italiani, Storie di Patriarchi, Profeti ed Eroi è il nuovo libro di G.R.A.S.P.O. che non poteva non essere presentato ufficialmente anche all Biblioteca Internazionale La Vigna di

parte dei vini in degustazione

Vicenza, un libro che per l’Associazione che si occupa della preservazione del ricco patrimonio ampelografico italiano non è solo un elenco o catalogo di vitigni  a rischio estinzione ma  una esperienza immersiva in questo mondo poco conosciuto attraverso un viaggio ideale che tocca tutte le regioni italiane, fatto di  storie di autentico eroismo, se parliamo dei tanti viticoltori custodi  incontrati, ma anche un racconto di quanto gli ampelografi di tutta Italia hanno fatto per identificare e preservare questi vitigni.

Evidenziando ove possibile le aziende pronte a valorizzarli rigenerando il loro approccio ad una sostenibilità vera e facilmente misurabile perché “la vera sostenibilità in vigna parte dalla tutela e dalla salvaguardia della biodiversità viticola di ogni territorio..

Sono 28 capitoli distribuiti su oltre 350 pagine con dettagliate illustrazioni a colori di tutti i vitigni incontrati lungo tutta la penisola.

Un’esperienza collettiva che ha coinvolto oltre 40 diversi autori tra Ricercatori, Università e Giornalisti .

Così dopo le prime cinque opere che hanno, di anno in anno, testimoniato tutto le ricerche di G.R.A.S.P.O. dalle prime indagini in Alta Lessinia ai più recenti progetti di ricerca attivati in tante regioni italiane, abbiamo voluto focalizzare in questa nuova opera, l’importanza della ricostruzione del pedigree di ogni singolo vitigno quale nuovo strumento per generare, territorio per territorio, un nuovo suggestivo racconto sul vino italiano.

 

 Il pedigree dei vitigni italiani

Gianpaolo Girardi

Ed è Edoardo Demo neo presidente del Comitato scientifico della Biblioteca a  spiegare come l’analisi del DNA si è rivelata infatti uno strumento potente non solo per accertare l’identità genetica di ogni singola cultivar, ma anche per realizzare studi sulla migrazione e sui pedigree dei vitigni, consentendo di ricostruire il percorso di molte delle varietà attualmente coltivate e di capire l’evoluzione delle piattaforme ampelografiche locali, consentendo spesso di riscrivere la storia viticola di regioni e territori. 

Claudio D’Onofrio

Una riflessione confermata dalla interessantissima relazione del Prof. Claudio D’Onofrio dell’Università di Pisa che ha coordinato un pool di ricercatori per ricostruire il pedigree dei tantissimi vitigni italiani.

Oggi le puntuali analisi genetiche – ha spiegato D’Onofrio – consentono di conoscere e capire meglio identità e legami individuando quali siano i vitigni fondativi veri e propri Patriarchi da cui si sono originate nel tempo le migliaia di varietà ad oggi note, ma non meno importante in questo percorso di conoscenza è il ruolo di alcuni produttori curiosi e di ampelografi e ricercatori lungimiranti che come dei Profeti sono portatori di nuove conoscenze, di visioni e cambiamento.

Camilla Mancassola

Questo studio ha riguardato la caratterizzazione genotipica attraverso l’analisi degli SNPs di 615 accessioni di vitigni presenti nelle collezioni ampelografiche di diverse istituzioni di ricerca italiane dislocate lungo tutta la penisola. Tali accessioni sono state confrontate con quelle già pubblicate in precedenti lavori e analizzate con lo stesso tipo di marcatore molecolare, costituendo un gruppo di 1.232 vitigni. Tale confronto ha permesso di individuare ulteriori 56 sinonimie e 92 coppie di parentele genitore-figlio  ed evidenziare una serie di importanti parentele di secondo e terzo grado.

 

Il ruolo strategico della Visparola

Alessia Scarparolo

Focalizzandoci sui vitigni presumibilmente autoctoni italiani, è emerso che la maggior parte derivano da incroci spontanei generalmente tra vitigni italiani o da lungo tempo coltivati in Italia, con un’origine che riflette la propria distribuzione geografica lungo la penisola, evidenziando un ridotto numero di vitigni fondatori ( Patriarchi) che hanno fortemente determinato la piattaforma ampelografica di specifiche aree della penisola.

Edoardo Demo presidente del Comitato scientifico della Bibblioteca

In particolare, sono state individuate 3 principali aree geografiche di influenza dei più prolifici vitigni fondatori: Italia Sud-Occidentale e Meridionale, con vitigni fondatori “Sangiovese”, “Mantonico bianco”, “Aglianico” e “Visparola”; Costa Adriatica e Italia Centrale, con fondatori “Visparola”, “Bombino bianco” e “Garganega”; Italia Centrale e Nord-Occidentale, con fondatori “Orsolina”, “Termarina” e “Uva tosca”.

la sala gremita in ogni ordine e spazio

Il “Sangiovese”, attualmente il vitigno più coltivato in Italia e per la prima volta documentato in Toscana dal XVI secolo, in questo studio è risultato avere il maggior numero di parentele genitore-figlio, tre delle quali per la prima volte individuate in questo studio. Le l’analisi delle relazioni di parentela hanno anche evidenziato che il “Sangiovese” è discendente di “Visparola”, e che probabilmente che sia figlio di “Strinto porcino” anziché genitore.  

Le analisi delle parentele hanno anche evidenziato un ruolo chiave di “Visparola” come antenato di diversi altri vitigni dell’Italia meridionale e centrale. 

Una chiave di lettura assolutamente innovativa ma allo stesso tempo tutta questa consapevolezza servirebbe a poco se rimanesse prigioniera nei campi di conservazione e nei centri di ricerca, servono quindi Profeti visionari e Custodi-Eroi curiosi innovativi e coraggiosi che si facciano carico per primi della cura e conservazione di ogni singolo vitigno.

 

La Collezione Matonari

Foto di gruppo degli amici di Graspo con Claudio D’Onofrio

Accanto infatti all’azione diretta di GRASPO sul territorio veneto è stato possibile attivare anche in Trentino ed in Alto Adige tutta una serie di prelievi grazie al coinvolgimento di Gianpaolo Girardi fondatore di Proposta Vini, storica società di distribuzione di vino da sempre sensibile alla valorizzazione dei vitigni rari attraverso il progetto “I Vini dell’Angelo”. Che ha qui raccontato la sua attività di recupero, conservazione, valorizzazione e commercializzazione dello storico germoplasma viticolo del Trentino, in particolare per le varietà coltivate fino alla fine della prima guerra mondiale, compresa la riscoperta della documentazione storica in archivi e biblioteche si è poi allargata anche ad altri territori.

Gianpaolo e Aldo con la storica carta dei suoli della valle dell’Adige

Il cuore di questo impegno è la Collezione Matonari a Pergine Valsugana (Trento, Italia), che raccoglie 129 varietà di uve storiche, tra cui una trentina di ibridi introdotte tra gli anni ’20 e ’30, che rappresentano l’intera diversità viticola del XIX secolo in Trentino. Questo archivio è come un museo vivente, progettato per preservare le piante di vite ma anche la biodiversità culturale, un patrimonio di conoscenza tramandata da generazioni di produttori di vino, oggi a rischio di scomparire. Le sue adesioni sono state quasi completamente genotipate dalla Fondazione Edmund Mach (S. Michele all’Adige, Trento, Italia).

Un lavoro di ricerca, catalogazione, moltiplicazione, reimpianto, vinificazione e valorizzazione. Si perché con sensibilità e visione Gianpaolo Girardi, ed oggi anche il figlio Andrea, hanno coinvolto, con il progetto Vini dell’Angelo, una ventina di aziende che sono diventate custodi di una trentina di antichi vitigni proposti con soddisfazione ai consumatori più curiosi.

 

La Leonicena di Lonigo

Andrea e Daniele preparano per la degustazione

Altra testimonianza preziosa quella portata da Camilla e Giovanni Mancassola che appena sotto la Rocca Pisana di Lonigo (VI) hanno realizzato un piccolo campo di conservazione degli antichi vitigni vicentini con la supervisione di G.R.A.S.P.O. in un autentico paradiso agricolo dove troviamo uno dei pochissimi esempi di vigneto urbano.

Una suggestiva tenuta che si estende su 13 ettari di cui 9 vitati circondati da bosco, frutteti ed uliveti, un piccolo scrigno dove ritrovarsi e dove sembra che tutto sia magicamente e naturalmente protetto.  

Giovanni Mancassola è uomo caparbio che ha sempre inseguito con estrema determinazione i suoi sogni, realizzandone molti consentendogli finalmente di rispondere al richiamo ancestrale, intimo e profondo della sua terra e delle sue radici acquisendo nella “sua” Lonigo una tenuta dove dal 2015  inizia a coltivare Garganega, Tai Rosso, Cabernet Sauvignon, Merlot, Glera, Pinot Nero e Sauvignon Blanc, tutte varietà che oggi consideriamo tipiche dei Colli Berici.

Vini che interpretano al meglio la denominazione Colli Berici, ma che sembrano insufficienti per appagare l’insaziabile curiosità di Leopoldo oggi impegnato a riportare su queste colline vitigni ad altissimo rischio di erosione genetica come Leonicena, Cenerente, Gambugliana, Groppello dei Berici, Moschina, Pomella, Uva Gatta che hanno nei secoli profondamente caratterizzato la viticoltura dei Colli Berici.

 

Le degustazioni impossibili

A chiudere le degustazioni impossibili di G.R.A.S.P.O. guidate da Luigino Bertolazzi che ha presentato nel calice tutti i vitigni scoperti da G.R.A.S.P.O. negli ultimi anni come Brepona, Liseiret, Ottavia, Pontedara, Bianca che liga, Rossa Baver, Rossa Burgan, Rossa Durlo, e Saccola Bianca .

Per finire con una varietà recentemente registrata al Ministero da G.R.A.S.P.O., la Quaiara vitigno fondativo molto prolifico e fino ad oggi unico genitore conosciuto di una varietà strategica nel panorama venuto come la Glera.

Vitigni dal passato per i vini del presente e del futuro.  

Il viaggio continua,,,di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi, foto di Gianmarco Guarise 


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