Stile e Società

Guida agli Extravergini 2026: l’olivicoltura italiana tra sfide e qualità crescente

Slow Food racconta un’olivicoltura italiana in evoluzione, sempre più orientata a sostenibilità, biodiversità e identità territoriale.

La nuova Guida agli Extravergini 2026 di Slow Food Italia conferma il ruolo centrale dell’olivicoltura italiana nel panorama agroalimentare, restituendo un quadro aggiornato di un settore complesso ma in continua evoluzione. Con 766 aziende recensite e 1211 extravergini segnalati, la guida non si limita a premiare le eccellenze (244 i riconoscimenti tra Grandi Oli e Grandi Oli Slow), ma racconta un sistema produttivo fortemente legato ai territori e alla biodiversità.

L’annata appena trascorsa è stata segnata da condizioni climatiche difficili: caldo anticipato, siccità ed eventi estremi hanno compromesso in molte aree fioritura e allegagione, mentre le piogge autunnali, pur migliorando rese e dimensioni dei frutti, hanno favorito la diffusione della mosca olearia. A queste criticità si aggiungono problematiche strutturali come la frammentazione fondiaria e l’aumento dei costi di produzione. Nonostante ciò, il settore mostra segnali di crescita e adattamento.

 

Aumenta l’attenzione verso filiere corte e tracciabili, cresce la valorizzazione dei monovarietali e si rafforza l’adozione di pratiche sostenibili e biologiche. Parallelamente, si sviluppa l’oleoturismo, che contribuisce a trasformare l’olio extravergine in un’esperienza culturale oltre che produttiva. Il Sud Italia offre un quadro articolato.

 

In Molise si registra un incremento produttivo con qualità mediamente buona, mentre la Campania ha affrontato una stagione più complessa, mitigata dalla resilienza degli oliveti secolari e da interessanti produzioni da cultivar locali. La Puglia conferma la propria centralità con oli equilibrati e riconoscibili, mentre Basilicata e Calabria mostrano risultati complessivamente positivi, nonostante le difficoltà climatiche.

 

In Sicilia si evidenzia un miglioramento sia quantitativo sia qualitativo, mentre la Sardegna registra una lieve flessione. Nel complesso, la guida restituisce l’immagine di un comparto che, pur in un contesto sempre più complesso, continua a evolversi puntando su qualità, sostenibilità e valorizzazione delle identità locali. Un percorso che conferma l’olivicoltura italiana come uno dei pilastri più solidi e rappresentativi del Made in Italy agroalimentare. Tutti i riconoscimenti della guida disponibile dal 9 aprile su slowfoodeditore.it


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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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