I pionieri del Rinascimento del vino altoatesino

Elena Walch, Louis Raifer, Hans Terzer, Willi Stürz, Alois Lageder, Josephus Mayr, Paolo Foradori, Peter Dipoli, Josef Reiterer, Hartmuth Spitaler, Toni Rottensteiner, Graziano Filippi: le loro sfide e visioni sono raccontate nel documentario “Vino in Alto Adige, storie di una rinascita” del regista Peter Künzel. Accanto ai protagonisti storici, il film dà voce anche alle nuove generazioni di produttori: donne – figlie e nipoti – che portano avanti l’eredità con passione, senso di responsabilità e coraggio.
Elena Walch, Louis Raifer, Hans Terzer, Willi Stürz, Alois Lageder, Josephus Mayr, Paolo Foradori, Peter Dipoli, Josef Reiterer, Hartmuth Spitaler, Toni Rottensteiner, Graziano Filippi. Sono i pionieri del vino altoatesino che negli Anni Settanta e Ottanta del secolo hanno impresso il cambio di rotta ai vini dell’Alto Adige. Un vero e proprio Rinascimento enoico, qualitativo e di immagine, che ha consentito alle aziende dell’Alto Adige-Südtirol di affermarsi sui mercati internazionali con una carrellata di etichette che il mondo ci invidia.
Le sfide di questi pionieri e le loro visioni sono raccontate nel documentario “Vino in Alto Adige: storie di una rinascita” del regista Peter Künzel, presentato in anteprima al Filmclub di Bolzano e promosso dal Consorzio Vini Alto Adige.
I numi tutelari: Elena Walch, Hans Terzer, Willi Stürz, Alois Lageder, Paolo Foradori

La carrellata dei numi tutelari della vitivinicoltura altoatesina non può che partire da Elena Walch,
straordinaria Donna del Vino, titolare dell’azienda di Termeno, da Alois Lageder patron della storica azienda biodinamica di Magrè, e da Louis Raifer della Cantina di Colterenzio per passare poi ad altri “monumenti” dell’enologia altoatesina:
Hans Terzer, mitico kellermeister della Cantina San Michele Appiano e Willi Stürz, l’altrettanto mitico kellermeister della Cantina Tramin senza dimenticare Josephus Mayr (Unterganzner) e Paolo Foradori (Hofstätter).
Le testimonianze di Peter Dipoli e dello spumantista Josef Reiterer

Altre testimonianze: quella del vulcanico Peter Dipoli di Egna, vignaiolo e divulgatore con il pregio della schiettezza, quella di Josef Reiterer della maison spumantistica Arunda di Meltina, di Hartmuth Spitaler della Cantina Girlan di Cornaiano, di Toni Rottensteiner dell’azienda bolzanina Hans Rottensteiner e di Graziano Filippi, enologo e mastro cantiniere della Cantina St. Magdalena. Un mosaico di figure carismatiche che la pellicola ha deciso di far conoscere al grande pubblico, anche ai non addetti ai lavori, con l’intento di rendere omaggio a questi protagonisti del mondo enoico altoatesino, raccontandone le intuizioni, il coraggio e l’eredità culturale.
La trasformazione radicale dei vigneti: dai vini rossi ai bianchi d’eccellenza

A partire dalla seconda metà degli Anni Ottanta del secolo scorso l’intero settore vitivinicolo altoatesino ha vissuto una trasformazione radicale, con il passaggio da vini rossi ai bianchi d’eccellenza, che consente oggi all’Alto Adige di essere protagonista riconosciuto sulla scena internazionale. Un territorio vitivinicolo tra i più prestigiosi d’Italia con il valore dei vigneti che, nella zona del Lago di Caldaro, in particolare, arriva anche a 900.000 euro ad ettaro. Un territorio suddiviso in 86 Unità Geografiche Aggiuntive (Uga) che consente di valorizzare una zona da cui ogni anno partono 40 milioni di bottiglie, il 96% Doc e 600.000 di spumante Metodo Classico. Bottiglie che vengono vendute soprattutto nel canale Horeca e in numerosi mercati del mondo, a partire da Stati Uniti, Germania, Svizzera, Giappone, Regno Unito, Belgio, Olanda, Svezia, Danimarca, Canada e Corea del Sud.
“Se durante la crisi del vino negli Anni Ottanta non ci fossero stati uomini e donne lungimiranti, disposti a rischiare e a cambiare rotta, oggi l’Alto Adige non sarebbe dove si trova – ha confessato il presidente del Consorzio Vini Alto Adige, Andreas Kofler – allora tutti remavano nella stessa direzione, credendo in un nuovo futuro per il vino altoatesino e lavorando instancabilmente per realizzarlo.”
Le immagini spettacolari dei vigneti in primavera e in autunno

La trama del film si intreccia nel montaggio, arricchito da immagini spettacolari dei vigneti con le montagne protagoniste silenziose e assolute, con i ritmi della natura e delle sue stagioni. La pellicola racconta l’arte paziente della produzione del vino: dai primi caldi raggi di sole primaverili alle dorate vendemmie autunnali. Ma accanto ai protagonisti storici, il film dà voce anche alle nuove generazioni di produttori: donne – figlie e nipoti – che portano avanti l’eredità con passione, senso di responsabilità e coraggio, tra cui Helena Lageder (Alois Lageder), Veronika Pfeifer (Pfannenstielhof), Gloria Mayr (Nusserhof), Katharina Mayr (Erbhof Unterganzner), Emma Foradori (Hofstätter), Maria Niedrist (Niedrist Ignaz), le sorelle Julia e Karoline Walch (che hanno avviato la produzione di uno spumante metodo classico in Trentino).
“È proprio il confronto tra ieri e oggi, tra esperienza e rinnovamento, che rende il film così vivo e attuale – ha spiegato Eduard Bernhart, direttore del Consorzio Vini Alto Adige, ideatore del progetto – più che un documentario questa pellicola vuole essere un archivio di memorie, vissuti, emozioni e racconti.”
Il docufilm – che ha cinque lunghi anni di lavoro alle spalle – è il secondo grande progetto culturale promosso dal Consorzio dopo il volume “Vino in Alto Adige” (Athesia), un’opera monumentale in italiano e tedesco, premiata dall’Orgnizzazione Internazionale della Vigna e del Vino come uno dei più importanti libri nella categoria “Wines and Territories”.
La consacrazione dell’Alto Adige, territorio più famoso al mondo per i vini bianchi
“Vino in Alto Adige: storia e presente di un territorio vinicolo unico”, a cura del Consorzio Vini Alto Adige, è una raccolta di 520 pagine che abbraccia economia, storia, società, tradizioni e cultura popolare attraverso una panoramica di argomenti, a partire dai fondamenti della viticoltura in Alto Adige con descrizioni puntuali dei terreni, del clima e dei vitigni.
Un capitolo interessate è dedicato alla zonazione, la nuova strada da seguire – sottolinea Eduard Bernhart – per valorizzare il genius loci delle 86 località geografiche, un modello comune ad alcune tra le più rinomate regioni vitivinicole del mondo. Ampio spazio è riservato anche ai consorzi, alle associazioni dei vignaioli, dei kellermeister, degi enologi, dei vivaisti, dei sommelier.
Nel volume, un’opera davvero monumentale, c’è spazio anche per il commercio del vino e sull’influenza che la sacra bevanda ha avuto sulla cultura altoatesina, e quindi sull’arte, l’architettura, la letteratura e il paesaggio urbano.
Una storia, quella della viticoltura in Alto Adige, iniziata 2.500 anni fa e che oggi guarda al futuro con giustificato ottimismo dopo la consacrazione e il prestigioso riconoscimento di territorio vitivinicolo più famoso del mondo per quanto riguarda i vini bianchi.
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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