Brindiamo con il “Vin de la Neu” di Nicola Biasi
Nuovo, prestigioso riconoscimento per il talentuoso enologo della Val di Non. Il suo “gioiello” è stato inserito dal Gambero Rosso tra i 50 Vini Rari d’Italia e tra i 100 Migliori Vini d’Italia da James Suckling.

Nuovo, prestigioso riconoscimento per il “Vin de la Neu”, il gioiello di Nicola Biasi che il Gambero ha inserito tra i 50 Vini Rari d’Italia e James Suckling tra i 100 Migliori Vini d’Italia. Motivo d’orgoglio non solo per il talentuoso enologo di Coredo, winemaker ormai di fama internazionale, ma per l’intera Val di Non che sta riscoprendo la vocazione enoica di un territorio che, visti i mutamenti climatici, può giocare una carta importante anche in questo settore.
Il riconoscimento arriva a coronamento di una stagione di grandi soddisfazioni per l’enologo trentino. Il “Vin de la Neu” annata 2023 ha infatti conquistato il The WineHunter Gold Award al recente MeranoWine Festival ed è stato premiato con i 5 Grappoli da Bibenda, la guida della Fondazione Italiana Sommelier. Inoltre Helmuth Köcher lo ha incoronato “Cult Oenologist” dell’anno come una delle figure più innovative del panorama enologico contemporaneo che oggi deve confrontarsi con i vini biologici, biodinamici, naturali, Piwi, orange, in anfora, underwater e, novità di quest’anno, con i vini no-low o a bassa gradazione alcolica.
Pioniere dei vitigni resistenti ha rilanciato la viticoltura nel regno di Melinda

Pioniere dei vitigni resistenti, Nicola Biasi, dopo le esperienze maturate in Australia, Sudafrica e come consulente in molte aziende italiane di alto lignaggio, ha rilanciato la viticoltura nel Regno di Melinda mettendo a dimora in quel di Coredo, nel pergolato dei nonni e del papà (lui pure enologo) un vitigno resistente alle malatie fungine: lo Johanniter, un incrocio tra il Pinot Grigio e il Riesling. Un vino raro e prezioso.
Battezzato “Vin de la Neu” per l’eccezionale nevicata (la «Neu», termine dialettale noneso) del 12 ottobre 2013, il giorno della prima vendemmia, in pochi anni è diventato un vino “cult” presente nelle enoteche e nei ristoranti stellati più famosi. Limitatissima (508 bottiglie numerate) la tiratura della prima annata: il 2015. Un migliaio (comprese le Magnum) le bottiglie prodotte nelle annate successive. Un gioiello che ricorda (anche nel prezzo: 150 euro) i grandi vini bianchi da invecchiamento francesi.
Barriques nuove e di secondo passaggio per il vigneto più giovane

Ma le soddisfazioni non sono finite per l’enologo trentino. L’anno d’oro è completato dal riconoscimento del Corriere della Sera che ha inserito Nicola Biasi tra i 100 vignaioli d’Italia nella Guida 2026 curata da Luciano Ferraro e James Suckling, ulteriore testimonianza del suo ruolo di riferimento sulla scena enologica nazionale e internazionale dopo l’acquisizione di un vigneto (ne abbiamo parlato nei giorni scorsi) nella Mosella. Il progetto prevede di affiancare al Riesling, il vitigno storico della zona, lo Johanniter, resistente alle malattie fungine.
Ora due parole sul “Vin de la Neu” 2023 presentato e premiato al Merano WineFestival. La vendemmia è iniziata l’11 ottobre. Le uve, adagiate in piccole cassette forate da 15 chilogrammi, hanno riposato per
l’intera notte al freddo naturale delle Dolomiti per essere lavorate solo la mattina successiva.
Dai due piccoli cru sono stati raccolti circa 1.200 chilogrammi di Johanniter divisi in parti uguali. Le due parcelle sono state vinificate separatamente e dopo la chiarifica statica in vasche di cemento non vetrificate hanno iniziato la fermentazione in barriques di rovere francese. Il mosto proveniente dal vigneto più vecchio è stato travasato in due barriques nuove, mentre quello del vigneto più giovane in due barriques di secondo passaggio, già utilizzate per la prima volta per il Vin de la Neu 2022.
Entusiastica la recensione del critico americano James Suckling
Entusiastica la recensione di James Suckling. Da due piccoli cru di Johanniter – scrive – nascono poche bottiglie di questo vino di altitudine. Profuma di piante di montagna e ricorda alcune erbe officinali quali timo, maggiorana, aghi di pino, pino mugo, muschio, bosso oltre al pompelmo e al lime. Il contrasto con la parte agrumata è appagante e coinvolgente. Con il tempo, nel calice si apre e regala ricordi di camomilla, elicriso e vetiver. Corpo medio, struttura concreta e lineare, mostra grazia e delicata presenza unita ad una vibrante progressione. In bocca è disinvolto con un’acidtà palpitante. Di questa annata sono state prodotte 1000 bottiglie.
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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