I Viaggi di Graspo

A Tenuta Santa Maria per un patriarca dei Vitigni Rari Italiani.

A Tenuta Santa Maria per un patriarca dei Vitigni Rari Italiani. La Garganega, quando la longevità del vitigno si trasforma nella longevità del vino. Un vitigno fondativo.

A Tenuta Santa Maria per un patriarca dei Vitigni Rari Italiani.

Luigino Bertolazzi con Corinna Gianesini

La Garganega, quando la longevità del vitigno si trasforma nella longevità del vino. Un vitigno fondativo.

Nell’ultimo libro di G.R.A.S.P.O. dedicato ai vitigni rari italiani sono le suggestive storie dei vitigni fondativi del complesso panorama ampelografico italiano a definire come questo si sia costituito ed alimentato grazie a pochi vitigni che abbiamo chiamato Patriarchi.

Luca Rettondini

Nel capitolo introduttivo curato da Claudio D’Onofrio dell’università di Pisa ed altri importanti ricercatori, emerge con forza l’importanza strategica della Garganega nell’articolata evoluzione del germoplasma della vite italiana.

Queste varietà fondatrici sono appunto la Garganega, lo Strinto porcino e la sua progenie il Sangiovese, Visparola da cui deriva la Vulpea , il Mantonico bianco, l’Aglianico, La Termarina alias Sciaccarello, il Bombino bianco, l’Orsolina, l’Uva Tosca ed il Liseiret o Gouais Blanc se consideriamo anche vitigni che hanno avuto un ruolo importante anche nella viticoltura Europea . 

 

Un vitigno longevo.

L’enologo Stefano Gabrielli

La Garganega risulta da questo studio un vitigno antichissimo, quindi molto longevo, senza genitori noti e quindi considerato un vitigno fondativo, che risalendo la penisola lungo la costa Adriatica ha concorso a generare tantissimi vitigni che hanno scritto la storia della viticoltura italiana. Tra questi il Trebbiano Toscano, la Malvasia di Candia, il Montonico Bianco , la Marzemina Bianca, il Catarratto, la Dorona, l’Albana ed altri tra i quali una curiosa scoperta di G.R.A.S.P.O. la Rossa Burgan grazie ad un fortuito incrocio naturale della Garganega con la Cavrara.

Informazioni  preziose sulla parentela e sulla ricostruzione genealogica che possono essere utilizzate per valorizzare i vitigni autoctoni e promuovere la produzione di vini di qualità, e gli strumenti di genotipizzazione sviluppati possono aumentare l’efficienza della gestione del germoplasma e aiutare a identificare le accessioni duplicate e risolvere problemi di nomi impropri.

Quindi anche se la Garganega non può essere definita un vitigno raro, anzi si tratta di uno dei vitigni italiani tra i più conosciuti ed indagati con una miriade di cloni selezionati e che vale oggi quasi 10.000 ettari concentrati soprattutto in Veneto, sui colli vulcanici del Soave, ecco che diventa comunque strategica per il lavoro di ricerca che guida le azioni di G.R.A.S.P.O.

 

Tenuta Santa Maria.

L’Agronomo di Tenute Santa Maria

Per questo abbiamo accolto con entusiasmo la proposta arrivata da Giovanni e Guglielmo Bertani titolari di Tenuta Santa Maria ad Arbizzano di Negrar per un confronto a tutta longevità degustando insieme oltre trenta diverse espressioni di questo straordinario vitigno.

Il luogo è di grande suggestione infatti la tenuta si stente vicino all’elegante villa veneta settecentesca Mosconi Bertani costruita in stile neoclassico ed alla storica cantina che nel 1936 vide nascere l’Amarone.

Guglielmo Bertani

In questa lussureggiante vallata a circa 200 metri di quota, a pochi minuti da Verona e a circa venti chilometri dal lago di Garda, i vigneti trovano una collocazione ideale per microclima ed esposizione. Il terreno marnoso è particolarmente vocato alla coltivazione della vite forte di un substrato di pietra calcarea. La tenuta, con i suoi vigneti, rappresenta un esempio unico di brolo cintato con  fruttai per l’appassimento delle uve e spazi per la vinificazione  e l’affinamento dedicati fin dal principio alla produzione di vini di pregio. Villa Mosconi di Giovanni e Guglielmo Bertani è oggi anche la sede principale di Tenuta Santa Maria ed è aperta tutti i giorni per visite e degustazioni.

 

E se dalla longevità del vitigno derivasse la longevità del vino?

Giovanni Bertani

Di tutto rilievo il panel di degustazione che ha visto protagonisti con  Giovanni e Guglielmo Bertani tutto il gruppo tecnico dell’azienda da Sara Albertini che ha selezionato tutti i vini, all’agronomo Stefano Amadeo che si dedica incessantemente sia alle vigne di Arbizzano che di Colognola ai Colli, a Stefano Gabrieli e Luca Rettondini gli enologi  che operano in cantina,  tutti consci della grande responsabilità che si ha nell’operare in un contesto così suggestivo e storico ma costantemente tesi ad un futuro aperto a tutte le provocazioni che arrivano da un mercato sempre più dinamico.

Le bottiglie della spettacolare degustazione

Con loro ed il team di G.R.A.S.P.O. anche Corinna Gianesini responsabile della guida Slow Wine per il Veneto.

In degustazione le interpretazioni della Garganega di più di una ventina di aziende declinate in stile, cru ed annate.

Il risultato che esce da questa esperienza è sicuramente la grande versatilità di questo vitigno che merita veramente di ritornare ad una più forte attenzione da parte di aziende e consumatori.

Un vitigno che pur mantenendo intatta la sua forte identità, raccontando con coerenza le diverse espressioni territoriali, è sul fronte della longevità che diventa sorprendente quasi fosse un suo peculiare carattere.

E se dalla longevità del vitigno derivasse la longevità del vino?

Riflessione suggestiva da riproporre nelle prossime degustazioni impossibili di G.R.A.S.P.O. in partenza per un tour in Italia dal Piemonte alla Campania fino sull’Etna a Vini Milo.

Vitigni dal passato per i vini del futuro.

Il viaggio continua…

 

Di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi, foto di Gianmarco Guarise


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