Tribuna

Pinot Grigio, quali prospettive?

Pinot Grigio, quali prospettive? Contrazione dei consumi, nuovi stili di vita, disaffezione dei giovani, cambiamenti climatici

Pinot Grigio, quali prospettive?

Il prof. Marco Stefanini responsabile del dipartimento miglioramento genetico della Vite della Fondazione Edmund Mach

Contrazione dei consumi, nuovi stili di vita, disaffezione dei giovani, cambiamenti climatici: queste le nuove sfide affrontate a Trento dal Consorzio Vini DOC delle Venezie. Le riflessioni del presidente Luca Rigotti e del prof. Marco Stefanini.

Quali le prospettive future del Pinot Grigio delle Venezie? Interrogativo di stringente attualità nel contesto del momento non proprio brillante che il mondo del vino sta attraversando: i nuovi scenari economici, la contrazione globale dei consumi (non solo in Italia), il problema dei dazi, i nuovi stili di vita, la disaffezione dei giovani, l’instabilità politica, i cambiamenti climatici. Come uscire da questo impasse?

Il Pinot Grigio delle Venezie nella duplice versione- bianco e ramato

Se ne è parlato a Trento in occasione del Congresso annuale del Consorzio DOC delle Venezie, due giornate intense di approfondimenti presenti le istituzioni nazionali (con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida) e locali (con l’assessore dell’Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento Giulia Zanotelli), docenti universitari, esperti del settore, giornalisti e rappresentanti della filiera produttiva.

Gli incontri, promossi con il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento e della Federazione Trentina della Cooperazione ed il supporto di Trentino Marketing, ha offerto una lettura aggiornata delle sfide attuali legate anche agli sviluppi normativi che interesseranno la denominazione.

I numeri del Pinot Grigio: 27.000 ettari, 1,7 milioni di ettolitri, 90% di export

 

L’intervento del direttore del Consorzio Vini Doc delle Venezie, Stefano Sequino

All’interno di un sistema produttivo che oggi rappresenta una delle realtà più ampie d’Europa – con 27.000 ettari vitati, 1,7 milioni di ettolitri imbottigliati e un export che supera il 90% (primo mercato gli Stati Uniti) –

il Congresso ha evidenziato la centralità della DOC Delle Venezie nel panorama vitivinicolo internazionale.

Un modello virtuoso di integrazione interregionale che unisce Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento con l’intento di rafforzare il dialogo tra territori, ricerca e imprese.

Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, un modello virtuoso di integrazione

Luca Rigotti, presidente del Consorzio Vini Doc delle Venezie, ringrazia l’ex presidente Albino Armani

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali di Luca Rigotti, presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, e dei rappresentanti delle istituzioni territoriali: Stefano Zannier, assessore alle Risorse Agroalimentari, Forestali e Ittiche della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Alberto Zannol, direttore generale area marketing territoriale, cultura, turismo, agricoltura e sport della Regione del Veneto e, a fare gli onori di casa, Giulia Zanotelli, assessore all’Agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali della Provincia Autonoma di Trento, che ha ricordato come il Trentino abbia sempre affiancato la crescita del Consorzio delle Venezie e stia lavorando per affrontare sfide oggi cruciali, quali una gestione più efficace delle criticità, l’innovazione varietale e un utilizzo più sostenibile delle risorse.

La riflessione di Luca Rigotti sulle varietà resistenti e relative sperimentazioni

Il Pinot Grigio delle Venezie nella duplice versione: bianco e ramato

Quanto mai interressante la riflessione del presidente del Consorzio Vini DOC delle Venezie Luca Rigotti sulla  sostenibilità ambientale ed economica, con un riferimento all’evoluzione del sistema Pinot Grigio interregionale. “Il mondo agricolo e vitivinicolo  – ha dichiarato – ormai da tempo ha  compreso che il futuro va in questa direzione. Oggi siamo chiamati a interpretare i cambiamenti in atto: dal clima alle aspettative dei consumatori, fino alle nuove sensibilità delle giovani generazioni. Serve un vero cambio di paradigma nel nostro approccio produttivo. La sperimentazione che stiamo portando avanti riguarda le varietà resistenti, i vini di bassa gradazione naturale e nuovi stili di Pinot Grigio capaci di rispondere ai gusti emergenti. Siamo inoltre impegnati ad accrescere la notorietà e il prestigio del marchio istituzionale Pinot Grigio Delle Venezie, che sempre più deve affermarsi come risorsa per tutti i territori coinvolti. Ancora una volta dobbiamo interpretare il cambiamento, ma con strumenti nuovi: il valore non risiede solo nel prodotto finale, ma anche nella connessione tra persone, territori e radici culturali.”

La sfida del Pinot Grigio delle Venezie a basso contenuto alcolico naturale

Nella seconda parte del Congresso, “Il futuro del Pinot Grigio del Triveneto: innovazione, ricerca varietale e scenari normativi”, di taglio più tecnico, il focus si è spostato sull’innovazione e sulla ricerca applicata alla viticoltura, direzioni intraprese con impegno e convinzione dal Consorzio DOC Delle Venezie in riferimento alla produzione di Pinot Grigio DOC Delle Venezie a basso contenuto alcolico naturale ed al possibile contributo dell’introduzione di varietà resistenti nella quota complementare del disciplinare DOC Delle Venezie. Il cambiamento climatico sta influenzando in modo significativo la fisiologia della vite e le caratteristiche qualitative dei vini del Triveneto. Gli esperti intervenuti hanno condiviso nuove soluzioni agronomiche, enologiche e varietali, presentando anche i risultati dei progetti scientifici promossi dal Consorzio in collaborazione con università e centri di ricerca (CREA-VE, Università di Udine, Università di Padova, Veneto Agricoltura, Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center e la Fondazione Edmund Mach).

Marco Stefanini: “Oggi in Italia sono iscritte 36 varietà Piwi, ne servono molte di più”

Il prof. Marco Stefanini, ricercatore della Fondazione Edmund Mach, ha presentato il contributo e le innovazioni in materia di varietà resistenti, i cosiddetti PIWI, acronimo tedesco di Pilzwiderstandsfähig, che significa resistenti ai finghi. Questo termine si riferisce a vitigni ottenuti attraverso incroci tra varietà europee e americane (o asiatiche), sviluppati per essere naturalmente resistenti a molte malattie fungine, come la peronospora e l’oidio. Di conseguenza, la coltivazione di queste viti richiede meno trattamenti fitosanitari, promuovendo un approccio più sostenibile alla viticoltura. 

“Oggi in Italia sono iscritte 36 varietà PIWI – ha precisato Stefanini – ma servono più varietà per garantire una vera variabilità genetica e ci stiamo lavorando. Nei prossimi anni avremo più tipologie resistenti pronte all’uso. L’innovazione genetica non è un’opzione, ma una necessità ambientale: le varietà PIWI permettono infatti di ridurre i trattamenti fitosanitari, favorendo una viticoltura a basso impatto.”

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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