Il Trentodoc brinda con la “new entry” Tiefenthaler


Alla vigilia del Merano WineFestival l’Istituto Trentodoc ha annunciato l’adesione della 75ª maison spumantistica: l’azienda Tiefenthaler di Ville di Giovo (Val di Cembra). Era il sogno di Paolo Tiefenthaler, un mito dell’enologia internazionale, ribattezzato l’ottavo di Roma per aver portato un’azienda dell’Agro Pontino, Casale del Giglio della famiglia Santarelli, sul tetto del mondo. In attesa dell’inaugurazione ufficiale sarà affiancato dai figli, entrambi enologi, Simone e Stefano Tiefenthaler. In anteprima esclusiva l’assaggio delle prime due etichette: il Blanc de Blancs Brut 2022 e la Riserva Blanc de Blancs Nature 2017.

L’Istituto Trentodoc, archiviata l’edizione 2026 del Festival delle bollicine di montagna, un’edizione record, alla vigilia del Merano WineFestival ha annunciato l’ingresso della “maison” numero 75: è un’azienda vitivinicola della Val di Cembra, Tiefenthaler di Ville di Giovo. Un nome prestigioso nel panorama nazionale e internazionale.
Era il sogno dell’enologo Paolo Tiefenthaler, un mito dell’enologia internazionale con solide radici trentine, ribattezzato l’ottavo di Roma per aver portato un’azienda dell’Agro Pontino, Casale del Giglio della famiglia Santarelli, sul tetto del mondo.
Nemo propheta in patria, l’antica espressione non vale per l’ottavo Re di Roma

Un sogno per Paolo Tiefenthaler il ritorno a casa dopo 40 anni di successi come responsabile dell’azienda laziale e autorevole consulente di alcune blasonate cantine di fama internazionale. Un ritorno che smentisce l’antica espressione evangelica “Nemo propheta in patria”.
La scelta di Paolo Tiefenthaler ha altresì un altro significato: il passaggio di testimone ai figli, entrambi giovani enologi professionisti, Simone e Stefano, che affiancheranno l’illustre padre nella fase iniziale del progetto.
L’esordio è previsto al Merano WineFestival che da venerdì 6 novembre a martedì 10 novembre sarà la capitale mondiale del vino. Seguiranno, in attesa dell’inaugurazione ufficiale della cantina, altre presentazioni a Roma, Milano e Venezia.
Il privilegio di assaggiare in anteprima le prime due annate: il 2022 e il 2017

Nei giorni scorsi, dalla terrazza della avveniristica cantina di Ville di Giovo (spettacolari le vele della struttura che fanno da cornice ai vigneti del Monte Corona), ho avuto il privilegio di assaggiare in anteprima le prime bottiglie della “maison”: il Trentodoc Blanc de Blancs Brut 2022 e il Trentodoc Riserva Blanc de Blancs Nature 2017.
Non nascondo l’emozione per aver condiviso con la famiglia Tiefenthaler la magia di questo momento, al calar del sole, avendo sullo sfondo lo spettacolare skyline di alcune montagne-simbolo del Trentino: la Paganella, il Bondone, il gruppo del Brenta, l’Adamello e il Monte Baldo.
Due spumanti che raccontano la vocazione spumantistica della Val di Cembra

L’esordio della nuova Cantina Tiefenthaler coincide – a dispetto della flessione dei consumi e delle in giacenze in molte cantine – con il momento felice delle bollicine di montagna del Trentino, un settore che ha trovato nello Chardonnay la carta vincente. l due Blanc de Blancs assaggiati in anteprima nel salotto della nuova cantina Tiefenthaler lo stanno a dimostrare. E’ la conferma della vocazione spumantistica della Val di Cembra come ha giustamente sottolineato nei giorni scorsi anche l’enogastronomo Andrea Amadei, volto televisivo e brillante divulgatore del mondo del vino, in occasione della Masterclass “Orizzonti di pietra” nell’ambito del Festival cembrano dei vini verticali.
Il Tiefenthaler Trentodoc Blanc de Blancs Brut 2022
Emozionante l’approccio con questo Blanc de Blancs Nature maturato per oltre 100 mesi sui lieviti. Un’evoluzione spettacolare, scandita dalla meditata rifermentazione in bottiglia delle migliori parcelle di uve Chardonnay della “maison” Tiefenthlaer. Colore giallo dorato brillante, perlage finissimo, quasi impercettibile, nel calice dimostra tutta la sua eleganza e complessità.
Bouquet esotico, agrumato, balsamico, richiama, oltre alla liquirizia, le fragranze della nocciola e del pepe bianco. Entra in bocca con discrezione, come una carezza, ma poi esplode con una stimolante leggiadria che ben si sposa con una invidiabile freschezza. Una Riserva, a mio avviso, che non ha nulla da invidiare alle più blasonate bollicine dei cugini d’Oltralpe. Ho detto una bestemmia? Lo verificheremo nel tempo. Per ora, chapeau!
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