Curiosità

Salaparuta DOC, la sentenza che rafforza l’identità della denominazione

La Suprema Corte conferma la legittimità della denominazione e sancisce la coesistenza con il marchio storico Duca di Salaparuta: il nome geografico resta patrimonio del territorio.

La Corte di Cassazione mette fine a una delle vicende più delicate del panorama vitivinicolo siciliano e conferma la piena legittimità della Salaparuta DOC. Con una decisione che recepisce integralmente l’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la Suprema Corte ha respinto il ricorso relativo all’utilizzo del nome “Salaparuta”, stabilendo che la denominazione geografica debba coesistere con il marchio storico Duca di Salaparuta secondo il quadro normativo europeo applicabile al momento del riconoscimento della DOC.

pietro scalia, presidente doc salaparuta

La sentenza rappresenta un passaggio importante non soltanto dal punto di vista giuridico, ma anche culturale e identitario. Al centro del contenzioso vi era infatti un tema cruciale per il sistema vitivinicolo europeo: il rapporto tra marchio aziendale e denominazione territoriale. Da una parte una delle realtà storiche del vino siciliano, fondata nel 1824 e oggi parte del gruppo Illva Saronno; dall’altra una denominazione riconosciuta dal Ministero nel 2006 per tutelare i vini prodotti nel territorio di Salaparuta, nel cuore della Valle del Belìce. Secondo la Corte, il principio cardine resta quello stabilito dal regolamento europeo 1493/1999: il nome geografico appartiene al territorio e non può essere sottratto alla collettività produttiva, anche in presenza di un marchio precedente e fortemente riconoscibile.

 

La decisione non annulla il marchio storico, ma definisce un regime di coesistenza tra i due segni distintivi. Per il Consorzio DOC Salaparuta si tratta di un passaggio simbolico particolarmente significativo, arrivato proprio nell’anno del ventennale del riconoscimento ministeriale della denominazione. “La sentenza rafforza l’identità del territorio e dei suoi produttori”, sottolinea il presidente Pietro Scalia. Oltre il piano giuridico, il pronunciamento della Cassazione riafferma il valore della denominazione come bene collettivo e strumento di tutela del territorio, consolidando il ruolo delle DOC nella costruzione dell’identità del vino italiano contemporaneo.

 

 

 

 

 

 


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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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