I Viaggi di Graspo

Due giorni da tutto esaurito per la prima di Vin Bon

Due giorni da tutto esaurito per la prima di Vin Bon, il festival dei vitigni rari e proibiti.

Due giorni da tutto esaurito per la prima di Vin Bon, il festival dei vitigni rari e proibiti.

Foto di Gruppo

Per Dario Bond, assessore all’agricoltura della Regione Veneto, la biodiversità è una risorsa strategica.

 

gli stand numerosi e partecipati

All’abbazia di Santa Bona a Vidor non mancava proprio nessuno, da Enzo Slongo e Franco Zambon ideatori dell’evento ed animatori dell’associazione Clinto de Marca, ai graspisti al gran completo con Luigino Bertolazzi, Andrea Bendazzoli, Gianmarco Guarise, Toni Mazzetti, Jonni Ferrari, Vendrame Facchin, Aldo Lorenzoni e Angelo Costacurta per la presentazione del nuovo libro di GRASPO dedicato ai Patrichi, Profeti ed Eroi della biodiversità viticola Italiana, alla presenza di Autorità, Sindaci ed Amministratori.

Dario Bond
la storica piantada di vernazola di Urbana immagine titolo del nuovo libro di GRASPO

Un dibattito intenso ed interessante animato dall’europarlamentare Cristina Guarda che ha avviato a livello europeo l’iniziativa per lo sdoganamento degli Ibridi Produttori Diretti, all’assessore all’agricoltura del Veneto Dario Bond da sempre vicino ai temi della salvaguardia dell’identità viticola storica dei territori, come ha anche scritto nella sua bellissima e coinvolgente prefazione al libro di GRASPO.

La viticoltura italiana è conosciuta nel mondo per la sua straordinaria varietà, ha spiegato Bond nel suo intervento, nessun altro Paese possiede un patrimonio ampelografico così ricco e articolato, frutto di secoli di adattamenti, selezioni e relazioni profonde tra uomo, vite e territorio.

sala piena in ogni ordine di posti

Tuttavia, proprio questa ricchezza è stata in parte messa a rischio nel corso del tempo da processi di semplificazione produttiva e da un inevitabile processo di selezione che ha privilegiato le varietà più diffuse e commercialmente affermate.

Il chiostro dell’Abbazia di Sabta Bona a Vidor

Per questo motivo il lavoro di recupero e di studio dei vitigni rari assume oggi un significato che va ben oltre la semplice curiosità scientifica. Si tratta di un’azione culturale, agricola e ambientale che guarda al futuro della viticoltura con uno sguardo nuovo.

da sx Enzo Slongo, Gianmarco Guarise e Franco Zambon

In un’epoca segnata dal cambiamento climatico e dalla necessità di modelli agricoli più sostenibili, la biodiversità non è soltanto un valore da preservare: è una risorsa strategica, patrimonio genetico straordinario.

Luigino Bertolazzi e Cristina Guarda degustano il vino di BREPONA

In molti casi sono varietà perfettamente adattate ai loro territori, capaci di esprimere identità uniche e talvolta dotate di caratteristiche agronomiche che possono rivelarsi preziose per la viticoltura del futuro.

Luigino Bertolazzi

E proprio riferendosi al lavoro di GRASPO ed ai contenuti del libro, l’assessore ha voluto sottolineare come il merito di questo volume è quello di raccontare tutto questo attraverso un grande lavoro collettivo.

Un libro che nasce dagli incontri. con le vigne, ma soprattutto con persone. Viticoltori che hanno scelto di non estirpare un vecchio filare, studiosi che hanno deciso di indagare l’identità genetica di una varietà sconosciuta, ricercatori che hanno dedicato anni di lavoro a ricostruire il pedigree delle nostre uve. Sono storie che parlano di pazienza, di curiosità e, in molti casi, di autentico coraggio. Per questo motivo il lavoro di recupero e di studio dei vitigni rari assume oggi un significato che va ben oltre la semplice curiosità scientifica.

inaugurazione della mostra sul Vin Bon ed i Vitigni Rari

In molti casi sono varietà perfettamente adattate ai loro territori, capaci di esprimere identità uniche e talvolta dotate di caratteristiche agronomiche che possono rivelarsi preziose per la viticoltura del futuro. Il merito di questo volume è quello di raccontare tutto questo attraverso un grande lavoro collettivo.

da sx Dario Bond, Enzo Slogno e Cristina Guarda

Università, centri di ricerca, studiosi e giornalisti hanno contribuito a costruire una narrazione che attraversa l’intera penisola, dalle Alpi alla Sicilia, mettendo in luce la ricchezza e la complessità del patrimonio viticolo italiano.

Ne emerge un mosaico fatto di territori, storie e scoperte che restituisce la dimensione autentica della nostra biodiversità viticola.

Particolarmente significativo è il fatto che questo racconto non si limiti alle piante, ma restituisca il volto umano della viticoltura. Dietro ogni vitigno recuperato c’è sempre qualcuno che ha scelto di prendersene cura: un agricoltore, un ricercatore, un appassionato.

Persone che, con gesti spesso semplici ma determinati, hanno contribuito a preservare una piccola parte della nostra identità agricola.

Anche il Veneto, terra di grande tradizione vitivinicola, è parte di questo racconto. Accanto ai vitigni che hanno reso celebre la nostra regione nel mondo, esiste infatti una costellazione di varietà meno conosciute che testimoniano la profondità storica e la complessità del nostro patrimonio ampelografico.

La loro riscoperta rappresenta un’occasione preziosa per rafforzare il legame tra viticoltura, territorio e identità culturale.

Una testimonianza forte che fa bene alla Biodiversità Viticola per guardare al futuro con occhi nuovi.

Il viaggio continua…

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