Curiosità

L’eredità spirituale del mitico “Carlin” Petrini

L'eredità spirituale del mitico "Carlin" Petrini Quest'anno il Salone del Gusto Terra Madre si terrà nelle piazze e nelle vie del centro storico di Torino

L’eredità spirituale del mitico “Carlin” Petrini

Carlo Petrini, Carlin per gli amici, un visionario che rivoluzionò il modo di intendere il cibo

Quest’anno il Salone del Gusto Terra Madre si terrà nelle piazze e nelle vie del centro storico di Torino dal 24 al 27 settembre nel ricordo del fondatore di Slow Food e dei 40 anni della “Chiocciola”. Il movimento nacque nel 1986, l’annus horribilis dello scandalo del metanolo. Le sue creature: l’Arca del Gusto, i Presìdi, Terra Madre, l’Università di Pollenzo.

Barbara Nappini, fiorentina, dal 2021 è la presidente del movimento Slow Food Italia

“Carlin non avrebbe voluto che tenessimo il lutto: Slow Food è viva ed è pronta a raccogliere la sua eredità”.

Così la presidente del movimento Slow Food Italia, Barbara Nappini, ha presentato l’edizione 2026 di “Terra Madre Salone del Gusto” in calendario nelle piazze e nelle vie del centro storico di Torino dal 24 al 27 settembre. Un’edizione nel ricordo del suo fondatore Carlo, il mitico “Carlin” Petrini al quale il Piemonte e la città sabauda hanno detto, ancora una volta, “grazie”.

Annunciata la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di grandi personalità come gli attivisti Satish Kumar e Alice Waters, l’economista Raj Patel, lo storico Massimo Montanari, l’attore Moni Ovadia e il claim “Biodiversity – Be Diversity”.

“Carlin” Petrini, un visionario che rivoluzionò il modo di intendere il cibo

Carlo Petrini con Oscar Farinetti e il presidente di Fierecongressi Riva del Garda Roberto Pellegrini

 Carlo Petrini, “Carlin” per gli amici, era un visionario che rivoluzionò il modo di intendere il cibo. Se ne è andato il 21 maggio 2026 all’età di 76 anni, rimpianto da amici, re, papi e umili contadini, lasciando un’eredità spirituale preziosa, una traccia indelebile. Anni vissuti intensamente, ma lentamente, come piaceva a lui che nel 1986 fondò il movimento Slow Food contro la frenesia del Fast Food e l’omologazione del gusto. 

Egli era il simbolo della lentezza (rappresentata dalla famosa “Chiocciola”), del piacere condiviso, ma legato a doppio filo con la responsabilità sociale e ambientale. Una filosofia riassunta in tre parole che sono diventate la stella polare di generazioni di produttori, chef e amanti della buona tavola: il cibo deve essere “buono, pulito e giusto”. 

La nascita di Slow Food nel 1986, l’annus horribilis dello scandalo del metanolo

Luigi Montibeller, fiduciario della Condotta Slow Food Valsugana Lagorai

Nato nel 1949 a Bra, paesino del Cuneese, al confine tra le Langhe e il Roero, “Carlin” Petrini, dopo gli studi di Sociologia a Trento, un profeta sognatore (“chi semina utopia raccoglie realtà” amava ripetere) ha saputo trasformare la passione per la propria terra, il Piemonte, in una rivoluzione globale.

L’intuizione sua più famosa è la creazione del movimento Slow Food che vide la luce nel 1986 nell’osteria di casa tra un piatto di tajarin e un bicchiere di Barolo.

“Annus horribilis”, il 1986, contrassegnato dallo scandalo del metanolo scoppiato proprio in Piemonte: alcuni produttori disonesti adulterarono il vino da tavola aggiungendo un alcol tossico, il metanolo, per aumentarne la gradazione, il che provocò la morte di 23 persone e l’intossicazione di altre 150 con danni neurologici permanenti e la cecità. 

L’altro detonatore della protesta quell’anno fu l’apertura di un fast food in Piazza di Spagna a Roma, protesta che divenne il catalizzatore di un movimento internazionale che ben presto coinvolse dapprima i francesi, poi gli inglesi e il resto del mondo. I detrattori del nume tutelare di Slow Food lo hanno spesso accusato di essere il profeta di un mondo contadino nostalgico. In verità non si era mai visto un sognatore così radicalmente concreto e lungimirante, con i piedi ben piantati nella terra che amava visceralmente come dimostrano i progetti che con caparbietà è riuscito a realizzare. 

Le sue creature: l’Arca del Gusto, i Presìdi, Terra Madre, l’Università di Pollenzo

Marta Villa e Francesco Gubert, un elogio agli eroici custodi delle malghe e degli alpeggi trentini

Citiamole le sue creature: l’Arca del Gusto, i Presìdi, Terra Madre, l’Università di Pollenzo. Agli esordi del movimento fondò l’Arca del Gusto e poi i Presìdi Slow Food salvaguardando centinaia di prodotti tradizionali a rischio di estinzione e restituendo dignità economica e sociale ai contadini e agli allevatori dediti alla pastorizia sparsi in ogni angolo del Pianeta. Ed ancora: ha lanciato Terra Madre, una rete internazionale di comunità del cibo diffusa in oltre 160 Paesi, che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori e artigiani custodi del paesaggio e delle tradizioni locali. Infine l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nel Cuneese, la prima istituzione accademica al mondo che offre un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo e che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Un percorso lungimirante all’interno del mondo accademico culminato nel 2017 con l’istituzione della laurea in Scienze Gastronomiche. 

La realtà dei presìdi Slow Food: oltre 400 in Italia, sedici in Trentino

Fiorenzo Varesco e Paolo Betti, cuochi storici dell’Alleanza Slow Food del Trentino Alto Adige

Sua è anche l’intuizione dei Presìdi Slow Food. Sono oltre 400 in Italia, distribuiti in tutte le regioni e che vedono coinvolti 2.000 piccoli produttori. Istituiti per tutelare le biodiversità a rischio di estinzione, i Presìdi valorizzano i territori, sostengono le piccole produzioni tradizionali, recuperano i vecchi mestieri e preservano le antiche tecniche di produzione. 

In Trentino sono sedici: il Casolet a latte crudo della val di Sole, Pejo e Rabbi, il Trentingrana di Alpeggio, il formaggio di malga del Lagorai, il Vezzena di malga, il Botiro di malga del Primiero, il Broccolo di Torbole, le Ciuìghe del Banale, il Grano Saraceno di Terragnolo, il Lupino di Anterivo, il Miele di alta montagna, la Noce Bleggiana, gli Olivi secolari, la Razza Grigio Alpina,  la Razza Rendena, il Vino Santo Trentino e l’Enantio a piede franco della Vallagarina. 

Le “Chiocciole” Slow Food, l’elogio del cibo buono, pulito e giusto

Oltre a queste splendide realtà e istituzioni, il movimento Slow Food è famoso tra i buongustai per una guida gastronomica: “Osterie d’Italia, sussidiario del mangiarbere” che quest’anno ha festeggiato i 36 anni di vita.

Un racconto gastronomico fatto di storie, di tradizioni e di cultura che rappresenta il BelPaese nella sua straordinaria molteplicità.

All’insegna della tradizione e della filosofia Slow Food l’edizione 2026 ha premiato con la “Chiocciola” (che rappresenta l’elogio della lentezza, la difesa della biodiversità e il piacere di gustare il cibo “buono, pulito e giusto”) 337 osterie sui 1.980 locali recensiti.

Otto sono le “Chiocciole” assegnate al Trentino: Nerina (Romeno), Maso Palù (Brentonico), Locanda delle Tre Chiavi (Isera), Boivin (Levico Terme), Lusernarhof (Luserna), Osteria Morelli (Canezza di Pergine), Ciasa Dò Parè (Soraga) e Maso Santa Romina (Canal San Bovo). 

Premiati anche gli eroici allevatori custodi delle malghe e degli alpeggi

L’abbraccio tra Papa Bergoglio e il fondatore di Terra Madre Slow Food Carlo Petrini

Trenta, complessivamente, sono le “Osterie” del Trentino recensite. La Val di Non e Sole è rappresentata da tre malghe: Bordolona (Bresimo), Malga Campo (Pejo) e Malga Val Comasine (Pejo) e da sei ristoranti: Nerina (Romeno, località Malgolo), Al Picchio Nero (Cles), Alla Pineta (Predaia, frazione di Tavon), Ruatti (Rabbi, frazione Pracorno), Osteria Casa De Gentili (Sanzeno), Corte dei Toldi (Terzolas). 

“Per quanto riguarda le malghe – hanno precisato i responsabili della guida Francesco Gubert e Marta Villa – abbiamo voluto premiare quei benemeriti allevatori che negli alpeggi estivi lavorano ancora il latte crudo e offrono ospitalità ai turisti.” Allevatori eroici, custodi del paesaggio, della storia e della sostenibilità ambientale, in sintonia con la filosofia del mitico “Carlin” Petrini che dialogava indifferentemente con i Grandi della Terra e con il più umile dei contadini delle Ande.

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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