Mario Soldati, il primo gourmet dell’epoca moderna
Il famoso scrittore, regista e autore televisivo (era nato a Torino 120 anni fa) ha raccontato il BelPaese dal Trentino alla Sicilia attraverso la cucina e i suoi vini. Quell’affascinante viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini trasmesso dalla Rai nel 1957 con la voce inconfondibile di un intellettuale che entrò con garbo e discrezione nelle case degli italiani.
Mario Soldati lo aveva intuito molto prima che l’enogastronomia diventasse un genere editoriale e oggi un “divertissment” televisivo con relativa (spesso cialtronesca) spettacolarizzazione. Per capire l’Italia – amava ripetere – bisogna sedersi a tavola e assaggiare i piatti che caratterizzano i gusti delle diverse regioni poichè il cibo e il vino fanno parte della cultura di un Paese.
Lui lo capì viaggiando dal Trentino Alto Adige alla Sardegna, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Friuli Venezia Giulia alle isole minori raccontando come pochi altri le storie legate ai territori d’origine delle persone che incontrava.
Nato a Torino nel 1906 (ma visse per oltre 25 anni a Tellaro, il borgo marinaro del comune di Lerici, in provincia di La Spezia, affacciato sul Golfo dei Poeti, dovè morì nel 1999 ed è sepolto) Mario Soldati è stato scrittore, regista, giornalista, autore televisivo e straordinario interprete della cultura italiana.
Un intellettuale dai molti interessi che ad un certo punto scoprì nell’enogastronomia la lente più nitida per leggere l’Italia.
Mario Soldati raccontò l’Italia attraverso il cibo, il vino e i suoi sapori

Per celebrare i 120 anni dalla sua nascita la cantina “La Scolca” – una delle realtà più famose della denominazione Gavi (provincia di Alessandria), guidata da Chiara e Giorgio Soldati, discendenti del grande maestro – il 6 ottobre metterà in scena a Milano il talk show “Mario Soldati: il gusto di raccontare l’Italia”, un appuntamento dedicato alla sua eredità culturale e al suo modo unico di raccontare l’identità del BelPaese in un viaggio che, iniziato a Roma, proseguirà poi a New York e a Londra.
Il suo sguardo sull’Italia nasce da lontano, e da fuori. Tra il 1929 e il 1931 insegnò negli Stati Uniti, alla Columbia University, e da quell’esperienza ricava “America primo amore”, un libro in cui il racconto di un altro mondo diventa, di riflesso, un modo per interrogare il proprio.
Tornato in patria, si divise tra letteratura e cinema: diresse adattamenti per la tv, scrisse romanzi e racconti, vinse il Premio Strega nel 1954 con “Lettere da Capri”.
Quell’affascinante viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini

Quando, agli albori, la televisione gli offre uno strumento nuovo per fare ciò che ha sempre fatto: guardare, ascoltare, raccontare, era già uno scrittre affermato. Nel 1957 la Rai manda in onda “Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini”.
È un’Italia in trasformazione: la pianura si industrializza, il boom economico è alle porte, le abitudini alimentari cominciano a cambiare. Soldati risale il Grande Fiume con la curiosità di un cronista e la disinvoltura di un ospite: entra nelle cascine e nelle latterie, si ferma nelle osterie, dà la parola a casari, salumieri, contadini. Non c’è nostalgia di maniera.
Il “genuino” che cerca non è un’etichetta da museo e non significa rustico o primitivo: è un criterio morale ed estetico, che indica le cose fatte bene, senza scorciatoie, fedeli al luogo da cui vengono. Il cibo diventa così un pretesto per parlare di tutto il resto: il lavoro, la storia, i dialetti, il carattere delle persone.
Quando Soldati entrò con garbo sul piccolo schermo nelle case degli italiani

C’è poi un aspetto che merita di essere sottolineato, ed è la televisione stessa. Negli anni in cui l’Italia si scopriva unita davanti ad un elettrodomestico, Soldati fu tra i primi a capire che il piccolo schermo poteva mostrare agli italiani gli italiani.
Le province, con le loro parlate e le loro tavole, entravano nei salotti delle città, e il pubblico scopriva che il proprio Paese era più vario e più interessante di quanto avesse immaginato. Fu un lavoro di alfabetizzazione affettiva, prima ancora che gastronomica, e non a caso proseguì con altri viaggi televisivi negli anni successivi.
Lo stesso spirito lo guidò, dal 1969, nel raccontare “Vino al vino”, il cui titolo riprese un vecchio proverbio. Una dichiarazione poetica: chiamare le cose con il loro nome. Seguirono altri due volumi negli anni Settanta. Soldati accompagnò il lettore tra cantine e vigneti da un capo all’altro della Penisola.
Non una guida o un manuale di degustazione, ma un diario di viaggio in cui ogni bottiglia ha un volto, un paesaggio, una storia familiare alle spalle.
Soldati amava i vini genuini, quelli che raccontano un terreno e chi lo lavora, e cercava soprattutto i vignaioli, spesso piccoli e poco noti. Con decenni d’anticipo mise al centro parole che oggi fanno parte di un gergo comune e condiviso: territorio, artigianalità, identità.
Ma ciò che rese Soldati inconfondibile era la sua voce assieme alla sua prosa, quella di una conversazione a tavola: sincera, ironica, capace di autoironia, attenta al dettaglio, ma sempre rispettosa delle persone che incontrava.
Non giudicava dall’alto e non si atteggiava a esperto nè tanto meno a cattedratico. Conversava con semplicità e bonomia adeguandosi al livello culturale di chi aveva di fronte. Per questo ottenne confidenza dai suoi interlocutori che fece conoscere agli italiani con un tratto di penna coinvolgente e con immagini televisive di straordinaria efficacia.
Più che un critico Soldati fu un narratore della pluralità degli italici gusti

Più che un critico enogastronomico Soldati fu un narratore che usava il gusto come strumento di conoscenza, un mosaico plurale di campanili, cucine e accenti, in cui la diversità non è un problema, ma la vera ricchezza.
Riletto oggi, in un’epoca di food storytelling e di territori ridotti a slogan, Soldati ha ancora qualcosa da insegnare. Ricorda che il racconto autentico nasce dall’incontro, dal tempo speso ad ascoltare, dalla disponibilità a lasciarsi sorprendere.
Ricorda anche che il vino e il cibo non sono solo prodotti: sono il modo in cui una comunità si presenta al mondo.
Quando raccontava un salume (i lettori più attempati ricorderanno l’elogio della salama da sugo ferrarese o un vino particolare), Soldati stava in realtà scrivendo un pezzo di storia d’Italia. Ed è forse per questo che le sue pagine e le sue immagini in bianco e nero, continuano a farci venire voglia di metterci in viaggio.
L’omaggio, 120 anni dopo, ad un protagonista della cultura del Novecento

Per celebrare i 120 anni dalla sua nascita La Scolca – che conta su 70 ettari a vigneto e che produce, tra gli altri, il Gavi La Scolca Etichetta Nera, amato da grandi nomi della politica, del cinema e della moda – mette in scena il format “Mario Soldati – Il gusto di raccontare l’Italia” (il 6 ottobre presso il Laboratorio Fondazione Mondadori a Milano), un appuntamento dedicato all’eredità culturale dello scrittore e al suo modo unico di raccontare l’identità italiana.
Un’iniziativa fortemente voluta da Chiara Soldati, cugina dell’autore e quarta generazione dell’azienda La Scolca, e dall’Associazione Mario Soldati, con il prestigioso patrocinio di Ita – Italian Trade Agency, Ministero dell’Agricoltura e Veronafiere, che volerà poi a New York per Vinitaly-Usa il 26 ottobre e poi a Londra il 18 novembre 2026.
Un’occasione per riscoprire un protagonista della cultura del Novecento e celebrare un racconto dell’Italia fatto di parole, luoghi, persone, sapori, cucina e vino.
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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