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Il vino e la Dieta mediterranea possono convivere

Il vino e la Dieta mediterranea possono convivere Alla Villa Medicea Ferdinanda della Tenuta toscana Artimino,

Il vino e la Dieta mediterranea possono convivere

I relatori del convegno. A sinistra il prof. Attilio Scienza. Al centro il prof. Fulvio Ursini. In secondo piano il prof. Fulvio Mattivi

Alla Villa Medicea Ferdinanda della Tenuta toscana Artimino, la Fondazione Giuseppe Olmo ha riunito medici e ricercatori per riflettere sul rapporto tra salute e alimentazione. Un confronto scientifico che ha rimesso al centro il valore culturale della Dieta mediterranea e della bevanda sacra agli dei, il vino, che va centellinato con moderazione, ma non demonizzato.

Può il vino convivere con la Dieta mediterranea? Sissignori, purchè centellinato con moderazione. Questa la risposta emersa in occasione del convegno organizzato alla Villa Medicea Ferdinanda dalla Fondazione Giuseppe Olmo con il supporto scientifico del professor Fulvio Mattivi, docente del corso di laurea in enologia dell’Università di Trento nonchè responsabile del Dipartimento qualità alimentare della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige.

Significativo il titolo: “Elogio della misura, verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo”. Una giornata di studio, nel cuore della tenuta toscana di Artimino, che ha riunito alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani nei campi della nutrizione, dell’epidemiologia, della medicina e delle scienze sociali che hanno affrontato uno dei temi più attuali del momento: il rapporto tra alimentazione, salute e consumo consapevole.

Un confronto scientifico che ha messo al centro il valore culturale della bevanda sacra agli dei che, se assunta con moderazione durante i pasti, può addirittura esaltare la Dieta mediterranea.

Nel Mediterraneo il vino non è solo una bevanda, ma un’espressione culturale

Il prof. Fulvio Mattivi della Fondazione Edmund Mach e Università di Trento

Nel Mediterraneo il vino non è mai stato soltanto una bevanda, ma un’espressione culturale, oltre che un patrimonio agricolo. Allo stesso modo, la Dieta mediterranea non coincide con una lista di alimenti, ma con un sistema culturale costruito nei secoli attorno al cibo, alla stagionalità, alla relazione tra territorio e comunità.

Ha aperto i lavori la presidente della Fondazione Giuseppe Olmo, Annabella Pascale, che ha ribadito il valore culturale e scientifico dell’iniziativa: “La misura rappresenta oggi una chiave fondamentale per interpretare la complessità del presente. Crediamo sia necessario riportare il dibattito pubblico su basi scientifiche solide, senza semplificazioni ideologiche.” 

Coordinata dal prof. Fulvio Mattivi con la collaborazione del prof. Attilio Scienza, uno dei più famosi ricercatori ed esperti del mondo vitivinicolo a livello mondiale, la giornata ha posto al centro il progressivo allontanamento dal modello mediterraneo, la crescita dei cibi ultra-processati e il ruolo della cultura alimentare nella prevenzione delle malattie croniche.

La Dieta mediterranea, un sistema integrato di cultura, socialità e stile di vita

L’ingresso della Villa Medicea Ferdinanda- è tutelata dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’Umanità

Tra gli interventi più attesi, quello della prof. Licia Iacoviello che ha evidenziato come la Dieta mediterranea rappresenti oggi “molto più di un modello alimentare”, ma un sistema integrato di cultura, socialità e stile di vita. Nel suo contributo, la studiosa ha sottolineato come le disuguaglianze sociali stiano progressivamente trasformando la Dieta mediterranea “da patrimonio condiviso e popolare a comportamento selettivo, più diffuso tra i gruppi socialmente avvantaggiati”.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema dei cibi ultra-processati, il cui aumento nei consumi rappresenta oggi una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati durante il convegno, la combinazione tra una bassa adesione alla Dieta mediterranea e un elevato consumo di alimenti-ultra processati è associata ai peggiori esiti di salute.

Il rapporto vino e salute, dobbiamo distinguere tra uso moderato e abuso

La Villa Medicea Ferdinanda, ribattezzata la villa dei cento camini, è immersa nel cuore della Tenuta toscana di Artimino

Il prof. Giovanni de Gaetano ha affrontato il rapporto tra vino e salute invitando a superare letture ideologiche. Ha spiegato come il consumo moderato non possa essere classificato in termini assoluti di “bene” o “male”, ma vada valutato nel bilanciamento tra benefici e rischi: “Il vino non cura le malattie cardiovascolari, ma è associato a una riduzione del loro rischio, così come non causa il cancro, ma è associato a un aumento di alcuni tumori.”

Ha inoltre richiamato il concetto della “curva a J”, un grafico che ullustra una relazione tra una dose (ad esempio alcol o farmaci) e l’effetto sulla salute. Secondo il prof. Giovanni de Gaetano esiste una finestra di beneficio legata a dosi moderate, distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Alla fine del suo intervento, egli ha sottolineato il valore culturale del vino nella civiltà mediterranea, evocando la distinzione, già presente nell’Odissea, tra uso moderato e abuso.

Sul tema della complessità biologica è intervenuto anche il prof. Fulvio Ursini, evidenziando come la salute dipenda da equilibrio, contesto e capacità di adattamento. Ha richiamato il concetto di “ormesi”, secondo cui anche sostanze potenzialmente tossiche possono avere effetti positivi entro certi limiti: “Non è solo la natura di una cosa a determinarne l’effetto, ma anche la misura”.

Ursini ha inoltre messo in guardia dall’idea del rischio zero: “La salute non è l’eliminazione di ogni rischio, ma l’equilibrio tra stimoli, limiti e adattamento.” Ha chiuso la giornata la prof. Fabiola Sfodera, che ha dedicato il suo intervento ai comportamenti di consumo in Italia e al valore della convivialità mediterranea. Il consumo di vino continua a distinguersi per un profilo moderato, ritualizzato e legato ai pasti e alla socialità.

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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