
Il futuro del vino, sfide e opportunità

Luca Rigotti, presidente del Consorzio Vini Doc delle Venezie, rilancia il tema dei vini a bassa gradazione alcolica naturale, ottenuti a partire dal vigneto attraverso specifiche pratiche colturali ed agronomiche, non da processi tecnologici di “dealcolazione” in cantina.
Diciamolo con schiettezza, il mondo del vino sta vivendo un momento di incertezza dovuta a diversi fattori: la contrazione dei consumi, le tensioni internazionali, la congiuntura economica, i dazi commerciali, i nuovi stili di vita. Nello specifico la crisi interessa soprattutto i vini rossi che registrano flessioni percentualmente significative.
Ciò è dovuto al fatto che il consumatore moderno predilige vini più leggeri, meno impegnativi e di più facile beva: ad esempio le bollicine, i rosati, i vini bianchi. Questi ultimi, in particolare, stanno incontrando nuovi proseliti sia in Italia che nel resto del Pianeta.
La conferma di queste nuove tendenze sul futuro del vino, in particolare sul tema della bassa gradazione alcolica naturale è emersa in occasione del convegno “Il vino cambia, sfide ed opportunità” organizzato presso la Cantina di Quistello (Mantova) dall’Unione dei Giuristi della Vite e del Vino.
Il convegno, dedicato in particolare all’analisi delle recenti novità introdotte in sede comunitaria, ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, professionisti e rappresentanti del settore vitivinicolo sui cambiamenti che stanno interessando il comparto.
Le risposte del Consorzio del Pinot Grigio delle Venezie ai nuovi stili di vita

Nel corso della tavola rotonda conclusiva, moderata dal giornalista Giulio Somma, che ha riunito alcuni tra i principali esponenti del mondo vitivinicolo nazionale ed europeo, Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, nonché presidente del Settore Vino di Confcooperative e del Gruppo di Lavoro Vino di Copa-Cogeca e il direttore del Consorzio DOC Delle Venezie,
Stefano Sequino, hanno richiamato l’attenzione su una delle questioni strategiche per il futuro del settore: la produzione di vini a bassa gradazione alcolica naturale, ottenuti a partire dal vigneto attraverso specifiche pratiche colturali ed agronomiche e non mediante processi meccanici di dealcolazione in cantina.
Un tema che il Consorzio DOC Delle Venezie segue e approfondisce da tempo e che rappresenta oggi uno degli ambiti di ricerca e innovazione più significativi per il sistema del Pinot Grigio del Triveneto e non solo.
Già in occasione del convegno annuale del Consorzio svoltosi a Trento nel novembre scorso, il dibattito aveva evidenziato la necessità di individuare nuove risposte alle trasformazioni del mercato, ai nuovi stili di vita e agli effetti del cambiamento climatico in atto.
E’ confermato dalle cifre: i mercati internazionali prediligono vini meno alcolici

L’interesse crescente verso i vini a ridotto contenuto alcolico trova infatti riscontro nelle dinamiche dei mercati internazionali. Le più recenti analisi evidenziano una crescita costante del segmento No and Low Alcohol (NoLo), sostenuta dall’evoluzione delle abitudini di consumo, da una maggiore attenzione alla moderazione e dal crescente interesse delle giovani generazioni verso prodotti capaci di coniugare qualità, equilibrio e sostenibilità.
In particolare, nei principali mercati internazionali, il comparto low-alcohol continua a registrare tassi di crescita particolarmente evidenti che negli Stati Uniti – primo mercato di riferimento della DOC del Nordest – sono stimati tra il +15% e il +18% nel periodo 2024–2028, con un valore complessivo atteso prossimo ai 4–5 miliardi di dollari entro il 2028, aprendo nuove opportunità per le produzioni vitivinicole di qualità.

Accanto alle esigenze del mercato, anche il cambiamento climatico sta imponendo nuove riflessioni al comparto viticolo.
L’aumento delle temperature medie e l’anticipo dei processi di maturazione stanno infatti determinando un progressivo incremento del potenziale alcolico delle uve, rendendo sempre più necessario individuare strumenti agronomici capaci di preservare l’equilibrio qualitativo e sensoriale dei vini.
In questo contesto, la produzione di vini a bassa gradazione alcolica naturale potrà rappresentare una concreta strategia di adattamento.
Proprio in questa direzione si inserisce il percorso avviato dal Consorzio DOC Delle Venezie, promotore di un percorso di ricerca con l’obiettivo di fornire ai produttori strumenti tecnici e scientifici che consentano di tutelare l’identità varietale e la tipicità territoriale del Pinot Grigio DOC Delle Venezie ma nel contempo ottenere dei vini di elevata qualità più contenuti sul fronte del contenuto alcolico.
“Dobbiamo distinguere i vini a bassa gradazione alcolica naturale dai vini dealcolati”
Non ultimo, nel corso del confronto è emersa la necessità di un adeguato riconoscimento normativo per questa specifica tipologia produttiva.
I vini a bassa gradazione alcolica naturale, infatti, si distinguono nettamente dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati in quanto la riduzione del contenuto alcolico è il risultato di interventi effettuati direttamente in vigneto e non mediante l’applicazione in cantina di tecnologie di sottrazione dell’alcol etilico.
A questo proposito è intervenuto Stefano Sequino, direttore del Consorzio Vini DOC Delle Venezie.
“Con l’avvio di un nuovo anno di sperimentazione finalizzato all’ottenimento di Pinot Grigio a bassa gradazione alcolica naturale – ha dichiarato – prosegue un percorso che per il Consorzio DOC Delle Venezie presenta un valore strategico in termini di opportunità di posizionamento e ulteriori margini di competitività in un mercato in costante evoluzione.”
“Occorre inoltre riconoscere – ha aggiunto – anche sotto il profilo normativo e merceologico, la specificità dei vini a bassa gradazione alcolica naturale, distinguendoli in modo chiaro dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati.
Si tratta infatti di una tipologia produttiva profondamente diversa, in cui la riduzione del contenuto alcolico deriva da scelte agronomiche e gestionali effettuate in vigneto, e non dall’impiego di successivi interventi tecnologici in cantina.
Una distinzione sostanziale – ha concluso Sequino – che può aprire nuove opportunità per le imprese e che merita di essere adeguatamente valorizzata e comunicata anche nei confronti del consumatore”.
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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