I prodotti italiani sono sempre più messi in crisi dalle produzioni straniere vendute come italiane. Dopo lo scandalo dell’olio d’oliva su cui il Governo dovrebbe intervenire, anche un prodotto d’elite come il tartufo rischia la stessa sorte. L’allarme arriva dalla Confcommercio di Pisa che si rivolge soprattutto ai ristoratori invitandoli a stare “attenti alle frodi” dopo le segnalazioni raccolte dalla sezione dell’area pisana dell’ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agro-alimentari”.
È stato riscontrato, infatti, l’ingresso su tutta Italia di grosse quantità di tartufo proveniente dall’Est Europa e dal Marocco. Sul territorio toscano, inoltre, si è riscontrata anche la presenza e la commercilizzazione di “tartufi” di origine cinese e marocchina che non sono funghi ipogei ma tuberi, morfologicamnte simili.
Un mercato illegale che sta prolifincando. La Confcommercio ricorda, quindi, che “per legge chi vende tartufi deve fornire all’acquirente (quindi ristoratori e affini) al momento della cessione del prodotto, un documento di tracciabilità, contenente alcune indicazioni fondamentali: nome e cognome del cedente, numero di tesserino regionale, data di cessione, ragione sociale dell’acquirente, nome scientifico del tartufo ceduto, il quantitativo espresso in grammi e la zona di raccolta”.
Roberta Capanni
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