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Il rifugiato nel Ciabòt

Il rifugiato nel Ciabòt

SchermataSono molte le storie accadute durante la seconda guerra mondiale, molte ne sono state raccontate e molte, parlano di luoghi che si sono prestati per ripararsi o per nascondersi.
Questa è la storia di un ciabòt di Fernando e di una famiglia di produttori. “Il Ciabòt “ sono quelle casupole che si trovano in mezzo ai vigneti che servivano come deposito attrezzi e per fare una sosta o anche per ripararsi dalle intemperie improvvise.

Siamo nella campagna di Castagnito nel Roero le dolci colline erano già vitate da centinaia di anni, sulla proprietà della famiglia Massucco.
La storia comincia nel gennaio del 1944: il vecchio Giuseppe arrivava nel vigneto, tutte le mattine, con il suo carro trainato da due grossi buoi e partendo dal versante occidentale della collina scendeva a fondo valle per risalire sul lato orientale, dove, al Ciabòt lasciava i buoi e iniziava a lavorare.
Nella vigna anche d’ Inverno si potano le piante, si aggiustano i pali di sostegno, si ripiantano le barbatelle al posto di quelle morte, si creano piccoli scavi per drenare la pioggia.  Giuseppe sa che deve lavorare duramente, i giovani sono a servire la patria, anche se in quel periodo non si sa più chi siano i patrioti e chi gli aggressori.  Giorno dopo giorno Giuseppe  pota le vigne e filare dopo filare il lavoro procede speditamente come se fosse fatto da più uomini..

Giuseppe nota che ci sono lavori in vigna eseguiti a regola d’arte come se un esperto viticoltore facesse il lavoro al posto suo e, a metà gennaio, il vigneto è tutto sistemato compresi certi drenaggi che sapeva di non aver fatto perché estremamente faticosi.
Così una mattina Giuseppe decide di lasciare a casa il carro con i buoi e di andare a vedere chi lo stesse aiutando in quel lavoro fatto a regola d’arte

Arrivato nei pressi del Ciabòt Giuseppe nota un giovane moro con vestiti militari sporchi e logori. Alla vista sua vista il giovane tenta di scappare:
“Fermati non scappare non sono armato, fermati che parliamo” gli grida dietro Giuseppe.
Fernando, questo è il suo nome,  si ferma e quasi si scusa :“ Lavoro la vigna per passare il tempo”
Giuseppe sorride “ hai fatto un ottimo lavoro”
”Ero prigioniero dei tedeschi, sono scappato dal treno che ci deportava”
“Hai fame? “ domanda Giuseppe con un sorriso
“Tanta” risponde l’altro allargando le labbra in un sorriso.
“ Perché perché lavori cosi tanto nella vigna?
“Dormo  nel tuo Ciabòt e per ripagarti lavoro la vigna, e poi in vigna trovo piante e radici buone da mangiare”
Giuseppe sorride : “ allora vieni che andiamo a casa mia che ti do da mangiare”
“ E se mi trovano i fascisti o i partigiani mi sparano”
“ I tedeschi sono scappati da due settimane e i partigiani si sono spostati verso Torino”
“ Ma io non ho soldi per pagarti il mangiare!”
Giuseppe con quel sorriso appena abbozzato di buon padre di famiglia scuote il capo “Andiamo!”.

Fernando, viticoltore Molisano, aveva cominciato a lavorare la vigna e i campi ancora bambino. L’incontro con Giuseppe gli fece decidere una volta finita la guerra di rimanere nelle proprietà Massucco ancora qualche mese, mesi che poi si trasformarono in anni. Dopo 10 anni Fernando era ormai uno di famiglia.

Ma Elvira, una seconda cugina dei Massucco, si innamora del giovane Fernando e  la coppia inizia a vedersi di nascosto, ma il fuoco che li unisce ha bisogno di esplodere e entrambi hanno il desiderio di raccontare al mondo il loro amore.
Fernando va a casa di Elvira, ma la delusione è cocente: il padre non vuole che questo amore trionfi, “ un meridionale in casa mia? Mai.”
Fernando ferito al cuore va saluta la famiglia che lo ha ospitato e decide di partire, Giuseppe che è persona saggia e ha saputo del diniego del padre di Elvira consiglia a Fernando di fare un viaggio di qualche settimana nella sua terra natia.

Passano i giorni, i mesi e gli anni. Giuseppe muore nel 1962 i figli e i nipoti continuano a lavorare nelle vigne.  Negli anni ottanta si costruisce la nuova cantina che ancora oggi produce ottimo vino, Roero Docg, Arneis, Nebbiolo, Barbera e altri vini di selezione.

Schermata 2Un giorno Loris Massucco, nipote di Giuseppe, quando arriva una telefonata:
“ Sono Fernando” –  Loris quasi non ricordava più la storia di Fernando anche perché è nato dieci anni dopo che era andato via.
Loris  è sorpreso: “ Sei Fernando ….. Fernando? Ho sentito parlare molto di te e nel Ciabòt c’è ancora il tuo nome inciso nell’intonaco, lo abbiamo lasciato lì a ricordo, dove sei andato?”
“ Sono partito per l’ Argentina, mi sono sposato e ora ho tre figli tutti sposati”
“ Ma pensa.. vieni in Italia?”
“Sono arrivato due giorni fa”
A  Castagnito Fernando trova un’ottima accoglienza, ma di tutte le persone che conosceva è rimasto solo Armando papà di Loris e Celeste lo zio, che erano suoi coetanei.

Fernando ha fatto fortuna in Argentina, ha avuto una bella vita e adesso che è in pensione ha deciso di fare un giro in Italia, ma nel suo cuore c’è il ricordo di  quell’amore negato. Parlando con Celeste scopre che Elvira è ancora viva e abita  a Torino, ha due figlie e ha fatto l’insegnante per tutta la vita.

Celeste  si offre di accompagnare Fernando a Torino, fa un giro di telefonate ai parenti e si fa dare l’indirizzo esatto. 
A Torino è deciso che Celeste attenderà in auto Fernado, così lui scende davanti al portone e si ferma: rivive le emozioni per quella donna che per prima aveva sfiorato le sue labbra e che gli aveva fatto scoppiare il cuore, ancora adesso al pensiero di rivederla l’emozione lo agitava.
Chissà che stupore, pensa  ma  prima di premere il campanello, un pensiero lo riporta a sua moglie, che ama, e ai suoi tre figli, si ferma, si fa serio e ritorna sui suoi passi, e pensa:
“ In fondo cosa devo andare a dire a questa donna dopo sessant’anni…”
Raggiunge Celeste e entrambi senza quasi parlare ritornano nella gaudente cantina Massucco, unica certezza per Fernando.

Ora Fernando è tornato in Argentina, la sua nuova patria, con sua moglie, i  suoi figli e anche i  due nipoti e ogni tanto telefona per sentire come stanno i Massucco.
 Il Ciabòt è stato ristrutturato e rafforzato e sono rimaste le scritte di Fernando a ricordo di un periodo che non dovrebbe tornare mai più.


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