Curiosità

Ciao Dodo raffinato protagonista di una stagione irripetibile

Un altro grande tra la Via Emilia e il West frequentava il Bar Grande Italia.

Odoardo Veroli soprannominato Dodo è una figura molto importante nella storia musicale moderna di Modena e dell’Italia.

Se ne è andato in silenzio nella Città della Motta come la chiama Francesco (Guccini).

In questa piccola città bastardo posto come la definì sempre Francesco è stato uno dei principali animatori e artefici della Modena e dell’Italia Beat degli anni Sessanta.

Il centro di quella fucina di talenti è stato il Bar Grande Italia che era ubicato in Largo Bologna e che purtroppo non esiste più.

Era il luogo di ritrovo di Franco Bonvicini, il grande Bonvi, Pierre Farri, Franco Ciccio Tedeschi, Giò Barbieri, Carlo Savigni, Maria Roberta Olivieri, Franco Vaccari, Franco Fini Storchi e Francesco Guccini.

Alto e magro Dodo arrivava al bar preceduto dal suo schnauzer nero vestito con jeans blu di velluto, camicia a quadri e Clark blu.

Si appoggiava al muro con un piede e si arrotolava una sigaretta.

Assieme a Corrado Bacchelli era stato incaricato dalla EMI, non c’è più neanche questa importante casa editrice musicale, di seguire, curare e produrre un gruppo di Novellara assai promettente: i Nomadi.

Dodo non era dotato di una formazione musicale, aveva però la grande capacità di saper intuire ed intercettare le tendenze e uno straordinario orecchio.

Secondo Francesco il suo talento nasceva dalla straordinaria passione per ogni genere musicale.

Divorava e assimilava letteralmente brani assolutamente trasversali e questo gli permise di affinare una straordinaria capacità di interpretare i gusti delle persone.

Aprì le menti della gente con le sue idee e diede ampio spazio al rock e al beat degli anni Sessanta in una regione molto legata alla musica tradizionale e ai dancing denominati balere.

Il “suo” Modena Beat Sound tirò fuori l’anima hippie del gruppo che tra la Via Emilia e il West frequentava il Bar Grande Italia.

Questo sound grazie a lui continua a vivere. Evidenzio’ e valorizzo’ i sogni, le speranze, le critiche spietate nei confronti di una società e di un sistema che guardava con sospetto questi ragazzi e ragazze vestiti a volte in maniera stravagante.

Diventò produttore di studio e presentò ai Nomadi il giovane e allora sconosciuto Francesco Guccini.

Dodo chiese a Francesco se avesse qualche canzone pronta da far ascoltare ad Augusto, Beppe, Franco, Antonio, Leonardo e Gualberto. Francesco gli sottopose “Noi non ci saremo” che piacque subito moltissimo alla band.

I Nomadi la incisero a firma Pontiack – Verona perché Francesco non aveva ancora dato l’esame come autore alla SIAE.

I pezzi che non furono cantati dai Nomadi vennero usati da Francesco per realizzare il suo primo album “Folk Beat N. 1” pubblicato nel 1967 prodotto da Dodo.

Nel disco Francesco cita Dodo nel parlato della canzone “Talkin’ Milano”.

Negli anni Settanta ideò il progetto discografico imperniato sul Bar Grande Italia di Modena facendolo diventare ancora il centro della scena musicale.

Venne pubblicato nel 1975 un doppio LP al quale doveva seguire un tour che purtroppo non venne mai fatto.

Nel 1979 dopo un incontro con Francesco nacque l’idea di fare un disco con le canzoni fatte anni prima.

Album Concerto pubblicato dalla EMI è stato registrato al Kiwi di Piumazzo e al Club 77 di Pavana ed è il nono album pubblicato da Francesco e l’ottavo per i Nomadi.

Ciao Dodo nomade raffinato della musica.

Umberto Faedi 


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