Punti di Vista

Ancora due mesi per togliersi la maschera

Ha detto Draghi a chi gli aveva chiesto di togliersi la mascherina per una foto.

Tra due mesi ce la potremo levare dalla faccia questa museruola indecente? Ossia in agosto?

Non sono valse a nulla tutte le considerazioni da parte di illustri infettivologi, medici, scienziati, quelli veri, non solo i virologi televisivamente infestanti, sulla relativa efficacia delle mascherine, specie quelle ovunque in commercio, che ci hanno reso tutti gregge di pecoroni terrorizzati. Lo hanno detto mille volte: all’aperto si corre meno il rischio di contagiarsi che al chiuso.
Come per qualsiasi influenza stagionale.
Eppure ci hanno reclusi in casa per mesi e mesi.
E hanno censurato ogni opinione contraria.
Bella democrazia!

Ci stanno martellando la testa in ogni tg su tutte le reti con i “dati sulla pandemia”, un obbligo per le emittenti, pubbliche e private, supine ai contributi statali stanziati allo scopo.

Massimo sconcerto in proposito.
Ieri, domenica, su un’emittente che seguivo su Tgcom24, dopo un ampio servizio dedicato alla tragedia della funivia con la morte di 14-15 persone in una cabina precipitata, in chiusura il conduttore cosa fa? Dice: “Ed ora, prima di salutarci, dobbiamo dare notizia di altre morti, ecco i numeri della pandemia di oggi”.

Due mesi ancora – ha detto Draghi – prima di togliere la maschera. Ovviamente ci sarà un decreto liberatorio.

Vogliamo scommettere che dopo l’agognata ora X la gente si sentirà disorientata senza quella pezza sul muso? E ancora uscirà di casa bendata?

Per inciso: avete visto nella tappa odierna del Giro d’Italia passato in Slovenia, quanta gente assembrata con il viso sgombero? Da quando il loro Governo ha dato il via, tutti liberi, all’aperto e al chiuso.

Ce la faremo anche noi Italiani?
I nostri giovani festeggeranno alla grande, senza limitazioni di maschere e di coprifuoco.
Altra gente, troppo plagiata dai proclami, non riuscirà a sentirsi sicura, se non sarà corsa a vaccinarsi.

Due mesi ancora sono troppi!
Come siamo ridotti.

Maura Sacher


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