Tribuna

E Amazon che fa? Manda la pubblicità? O manda a casa i dipendenti?

E Amazon che fa? Manda la pubblicità? O manda a casa i dipendenti?

E Amazon che fa? Manda la pubblicità? O manda a casa i dipendenti?

Il 18 gennaio sarà una brutta giornata per molte persone.

 Il colosso telematico Amazon ridurrà del 6 % la sua forza lavoro e licenzierà in tutto il mondo quasi ventimila dipendenti. 

In Italia sono 28 le sedi che gestisce e ha approntato quattro grandi centri distributivi. 

Si parla di seimila licenziamenti e conseguentemente tante persone che resteranno senza lavoro. 

Polo logistico Castelguglielmo – Amazon
Castelguglielmo (RO)
Costruzione di piattaforma logistica per Amazon, costituita da magazzino multipiano di 189.000 mq distribuiti su quattro livelli di cui 137.000 mq utilizzati per stoccaggio robotizzato e 5.500 mq adibiti a uffici

Questo terremoto è dovuto alla crisi delle vendite on line che si sta concretizzando in questi primi giorni del nuovo anno. 

Amazon sembrava fortissimo e indistruttibile ma si è rivelato debole come il Colosso di Rodi. 

L’inflazione che nel nostro paese non scende al contrario di altre nazioni e le ridicole misure adottate dal nuovo pallido esecutivo di destra non favoriscono affatto una controtendenza. 

E di certo non aiuta l’economia e il bilancio delle imprese e delle famiglie il mancato rinnovo del taglio per le accise che gravano sui carburanti. 

La grande espansione delle vendite telematiche è avvenuta in coincidenza con la pandemia. 

Le persone nella quasi totalità dovevano restare a casa e quindi gioco forza per far passare il tempo smanettavano con personal computers, smartphones, tablet e video di ogni sorta. 

Le aziende che avevano una ridotta attività telematica o addirittura non avevano un sito di commercio elettronico si sono attrezzate. 

Per molte cantine questa novità ha rappresentato un ulteriore sviluppo del loro giro d’affari. 

Le visite e le vendite in cantina e la partecipazione a fiere ed eventi non sono più sufficienti assieme ai canali tradizionali di vendita a sostenere l’economia delle tante aziende agricole e vitivinicole italiane. 

Personalmente non ho mai comprato e non comprerò nulla nelle piattaforme telematiche. 

Sarò atipico e un dinosauro ma è la mia scelta. 

Preferisco vedere e toccare o assaggiare i prodotti e gli alimenti da acquistare. 

Comprendo che sia molto comodo e a volte più veloce fare acquisti on line. 

Altri colossi degli acquisti o della distribuzione telematica avevano già ridotto o chiuso sedi e purtroppo licenziato migliaia di dipendenti. 

Domino’s Pizza e Gorillas sono esempi recenti di parziali e tristi fallimenti di imprese che operano nel settore del commercio elettronico. 

Umberto Faedi 


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Redazione

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