Enolitech: innovare conviene.

Enolitech: innovare conviene.

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Il Vinitaly ovvero Il Salone Internazionale del Vino e dei distillati in questa edizione 2016 ha mostrato tutto il suo vigore. Un’edizione vincente che mentre si prepara alla sua ultima giornata prova a tirare le somme di quella che è stata un’edizione in cui l’importanza del settore per il sistema paese è stata chiara a tutti.

Come è chiara la necessità di indirizzarsi sempre di più verso la sostenibilità ambientale. Sostenibilità che è il leitmotiv di Enolitech il Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura, l’Enologia e delle Tecnologie Olivicole ed Olearie, in programma fino a domani a Veronafiere, in contemporanea alla 50ª edizione di Vinitaly.Uva Longanesi n
All’interno del salone si è svolta un’interessante convegno e tavola rotonda organizzati dall’Informatore Agrario, in collaborazione con VinitalyCrea ed Ersa:  «Opportunità da scoprire per le varietà di vite da vino resistenti». Si è parlato di ricerca genetica applicata, di piante più resistenti a malattie e siccità e anche di risparmi aziendali.

Eugenio Sartoridirettore generale dei Vivai Cooperativi Rauscedo ha dichiarato: «È impossibile definire un risparmio uniforme dall’utilizzo di viti resistenti, ma se prendiamo la zona del Nord-Est dell’Italia, abbiamo valutato un risparmio di 1.100 euro per ettaro per anno. Significa che un’azienda di 30 ettari in 10 anni avrebbe una riduzione dei costi di 330.000 euro».

Serve innovazione ma i viticoltori dell’area meridionale dell’Europa non sembrano pronti ad accogliere in toto il cambiamente. Almeno per ora. Per il professor Attilio Scienzaordinario di Viticoltura dell’Università di Milano, «finora le varietà di vigneti resistenti hanno finora incontrato la resistenza dei viticoltori dell’Europa meridionale, perché si tratta di viti che sopportano il freddo, elemento visto come una possibilità per sfondare nei paesi nordici. Credo che, quando nel 2017 la Francia registrerà nuovi vitigni resistenti, allora forse i produttori prenderanno in maggiore considerazione l’opportunità offerta dalla ricerca».

Ma la richiesta di prodotti biologici e biodinamici – riconosce Christian Scrinzidirettore di produzione del Giv (Gruppo italiano vini) porta verso la richiesta di viti sempre più resistenti.

Non aiuta la legge italiana e ancora mancano indicazioni precise sia per la fase di ricerca che di registrazione delle nuove varietà. Fra i centri più attivi sul fronte scientifico, troviamo l’Università di Udine, che dal  ha registrato, in seguito alla ricerca, 10 varietà, metà a bacca bianca e metà a bacca rossa: da Sauvignon a Cabernet Sauvignon a Merlot a Tocai friulano».

 

Roberta Capanni

 

 

 

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