Cantina del giorno

Quel “Grillo” che parla al… cuore

Quel "Grillo" che parla al... cuore A Vinitaly le sorelle Annamaria e Clara Sala hanno presentato l'ultimo gioiello della Tenuta Gorghi Tondi

Quel “Grillo” che parla al… cuore

Annamaria e Clara Sala brindano alle fortune della tenuta Gorghi Tondi

A Vinitaly le sorelle Annamaria e Clara Sala hanno presentato l’ultimo gioiello della Tenuta Gorghi Tondi di Mazara del Vallo (Trapani): lo Ziller47 per ricordare il papà Michele. Un vino non fortificato, solare, avvolgente e intrigante. Uno straordinario vino da meditazione.

Quando un vino regala emozioni. Ho un ricordo bellissimo e nostalgico di questo angolo di Sicilia, in particolare della Riserva naturale Gorghi Tondi nelle campagne di Mazara del Vallo (Trapani), un  paradiso a pochi chilometri da Selinunte, il parco archeologico più grande d’Europa.

La Riserva naturale, gestita dal WWF, è delimitata da una distesa di vigneti coltivati dall’azienda vitivinicola Gorghi Tondi, una tenuta di oltre 130 ettari di uve certificate biologiche, 35 sono all’interno della riserva stessa. Gran parte di queste uve sono autoctone, il Grillo, il Catarratto e l’Insolia, che fanno compagnia al Nero d’Avola, allo Syrah, al Nerello Mascalese, al Perricone, allo Zibibbo e al rarissimo Damaschino inserito nel blend di un vino bianco fresco, brioso e profumato, il “Babbìo” pensato per i piacevoli momenti di convivialità. Parola, questa, di orgine greca che indica il modo scherzoso di “babbiare”, ovvero conversare amichevolmente come amavano fare gli antichi Greci. 

Una gamma di vini quanto mai interessanti, premiati in numerosi concorsi enologici, che l’amico Michele Sala mi aveva fatto conoscere ed assaggiare incontrando il mio entusiastico parere vent’anni fa in occasione di un mio tour siciliano con la Confraternita di Bacco. 

L’ultima “chicca” nasce da un vigneto acquistato nei primi anni del Novecento

La cantina e i vigneti della tenuta Gorghi Tondi a Mazara del Vallo. All’orizzonte il mare

Al recente Vinitaly ho avuto l’opportunità di assaggiare l’ultima chicca dell’azienda oggi pilotata con entusiasmo e lungimiranza imprenditoriale da due coraggiose Donne del Vino: le sorelle Annamaria e Clara Sala che hanno raccolto l’eredità del padre Michele,
già amministratore delegato delle Cantine Pellegrino e fondatore della tenuta Gorghi Tonidi, deceduto nel 2020. E’ un vino bianco, lo Ziller47, l’omaggio di Clara e Annamaria al papà.
Ziller era, infatti, il soprannome di Michele Sala, 47 l’anno di nascita.

Ziller47 nasce da una selezione di uve Grillo in purezza di un vigneto che la bisnonna Dora acquistò nei primi anni del Novecento.

“Con quell’uva – racconta Annamaria Sala – in famiglia facevano il Marsala.

Il grande salto l’azienda lo ha fatto nel 2000 quando papà, forte di una prestigiosa carriera nel mondo del vino siciliano, decise di implementare l’azienda e di imbottigliare le uve della tenuta. Oggi il Grillo è il vitigno simbolo della nostra azienda. Un vitigno che vogliamo raccontare nella sua espressione più identitaria.

Un vitigno che, da sempre, è al centro della nostra idea di vino e il filo conduttore della nostra storia familiare. Non solo varietà, ma linguaggio del territorio. Non solo tradizione, ma innovazione.”

Affinato per 11 anni in botti di rovere è uno straordinario vino da meditazione

Questo rarissimo vino bianco, non fortificato, affinato per 11 anni in botti grandi di rovere francese, racconta storie antiche con un approccio moderno.

Sedici sono i gradi alcolici indicati in etichetta (un’etichetta splendida, aggiungo) con un residuo zuccherino di venti grammi per litro.

Avvolgente per equilibrio e sapidità. Intrigante per quelle note speziate che esaltano l’assaggio, sorso dopo sorso, con un finale aromatico lunghissimo, che sembra non finire mai.

Possiamo dirlo, senza offenderne la memoria: uno straordinario “vino da meditazione” che Luigi Veronelli avrebbe sicuramente inserito tra i suoi vini del cuore.

Il parere entusiastico di Angelo Peretti: “Un vino antico, ma modernissimo”

 

Il giornalista Angelo Peretti con alcuni dei suoi vini del cuore

Ne ha parlato in termini entusiastici l’amico Angelo Peretti. “E’ uno dei vini più buoni e inusuali che ho assaggiato quest’anno a Vinitaly – racconta – un vino fatto come voleva la tradizione trapanese prima che gli inglesi inventassero il Marsala. Non fortificato, è la rivisitazione di un’epoca in cui l’aggiunta di alcol al vino non era ancora norma e gli affinamenti prevedevano lunghi anni di affinamento in botte grazie ad una gradazione alcolica importante.”

“Quella che ho bevuto io – prosegue Angelo Peretti – è la seconda edizione, un blend delle annate dalla 2010 alla 2013. Mi è molto, molto piaciuto. Questo vino è talmente antico da risultarmi modernissimo, adatto agli abbinamenti più temerari, col dolce e col salmastro, con lo speziato e con l’erborinato, ed è anche aperitivo perfetto. Sa di pasta di mandorla, di vaniglia, di fiori macerati, di cedri canditi, di albicocca secca, di pera Williams disidratata, di sale. Ed ancora: di fiori, tanti fiori, che sembra di stare in piena estate. Il profumo ti prende, ti ghermisce, ti porta con sé, ti fa planare sopra le vigne, e là in fondo ecco il mare, ecco il Mediterraneo solare, ecco l’Africa luminosa, sullo sfondo, e il vicino Oriente.” 

In alto i calici. Prosit!  (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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