
Lo scontro sui vini dealcolati

Luca Rigotti (Confcooperative): “Possiamo ridurre il grado alcolico in maniera naturale, partendo dal vigneto”. Martin Foradori Hofstätter chiede regole chiare: “Noi definiamo lo zero”. Nel frattempo il suo Riesling dealcolato Dr. Fischer in pochi anni ha superato le 200 mila bottiglie (era partito da 15 mila).
Lo ha confermato anche l’edizione numero 58 di Vinitaly. Una delle principali sfide per il vino italiano è quella della bassa gradazione alcolica naturale, un passaggio ormai indispensabile per intercettare l’evoluzione dei consumi, sempre più orientati verso modelli di consumo moderato e attento alla salute.
Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo Confcooperative (che ad oggi raggruppa 266 cantine e consorzi cooperativi, 100.000 soci viticoltori e 5,2 miliardi di euro di fatturato aggregato) ha dichiarato che “oggi è possibile riuscire a ridurre il grado alcolico in maniera naturale, partendo dal vigneto. Le corrette tecniche agronomiche e l’utilizzo dei giusti cloni consentono, infatti, di posticipare la maturazione dell’uva, contenendo così il contenuto in zucchero senza compromettere la maturazione aromatica dell’uva. in questa maniera si ottengono dei vini con una gradazione totale sotto i 9 gradi, ma equilibrati per quanto riguarda l’armonia e l’equilibrio gustativo.”
“Si preveda una definizione precisa per i vini a bassa gradazione alcolica naturale”
“Ecco perché – ha aggiunto Luca Rigotti che tra l’altro è anche presidente del Gruppo Mezzacorona e del Consorzio Vini Doc delle Venezie – come Confcooperative (che ad oggi raggruppa 266 cantine e consorzi cooperativi, 100.000 soci viticoltori e 5,2 miliardi di euro di fatturato aggregato) abbiamo proposto che nel Pacchetto Vino si preveda, in una logica di differenziazione dell’offerta, una pari nomenclatura per i vini a bassa gradazione alcolica naturale.
Ciò per evitare che si ingeneri confusione tra vini a bassa gradazione alcolica naturale, dealcolati e bevande analcoliche a base di vino dealcolato, vanificando così gli obiettivi e gli sforzi dei produttori che intendono proporre sul mercato dei vini differenti dai vini dealcolati e che dovrebbero a ragione poter essere indicati con una propria definizione.”
Martin Foradori: “Distinguere i vini dealcolati dalle bevande arricchite con aromi”

L’altoatesino Martin Foradori Hofstätter, pioniere nella produzione di vini dealcolati, presente a Vinitaly nel padiglione interamente dedicato alla categoria NoLo (no e low alcohol) chiede con forza una menzione geografica aggiuntiva per i dealcolati con una regolamentazione chiara sui prodotti: «I vini dealcolati – sostiene – nascono dal vino e dal lavoro dei viticoltori. Per questo riteniamo importante che possano essere
valorizzati anche attraverso un riferimento all’origine geografica, dando così un concreto valore aggiunto e rendendo i prodotti inconfondibili e riconducibili alla loro origine.”
Secondo l’imprenditore altoatesino, una menzione geografica aggiuntiva permetterebbe al consumatore di distinguere i vini dealcolati dalle bevande a base di mosto arricchite con aromi o altri ingredienti. «È necessario guidare chi acquista nel capire la differenza tra prodotti molto diversi tra loro” ha aggiunto Martin Foradori Hofstätter che la lanciato un appello diretto alla politica: “Dietro ad un vino dealcolato c’è tutto il saper fare del comparto vitivinicolo ed è proprio per questo che è necessario distinguere in modo netto i vini dealcolati da altri prodotti senza alcol».
L’imprenditore altoatesino, deluso, parla di miopia degli addetti ai lavori
L’imprenditore altoatesino si è detto «deluso» dalle resistenze del settore nei confronti di questa categoria di prodotti.
“Sembra che per ogni soluzione il settore vinicolo senta il bisogno di inventarsi un problema” ha osservato.
“I consumi di vino stanno diminuendo e stiamo registrando un generale cambiamento nell’approccio: i giovani, ad esempio, hanno un rapporto diverso con il vino.
Eppure il nostro comparto, invece di interrogarsi davvero su queste trasformazioni, reagisce con un atteggiamento quasi autolesionista.
I dealcolati, ad esempio, potrebbero rappresentare una risposta concreta: contribuire a evitare l’estirpazone di vigneti e offrire nuove opportunità alla filiera, anche per l’Horeca, con prodotti ripensati e più al passo con i tempi. Invece le critiche maggiori arrivano ancora dall’interno della filiera, quando a decidere dovrebbero
essere i consumatori e il mercato che registra numeri in costante crescita».
I numeri del Riesling dealcolato Dr. Fischer: superate le 200 mila bottiglie
Secondo Martin Foradori , il mercato del dealcolato si sta espandendo rapidamente anche in Italia. La sua azienda, grazie anche a un dealcolato di alta gamma ottenuto dalla dealcolazione del Riesling della tenuta Dr. Fischer di proprietà della famiglia Hofstätter nella Mosella, è passata in pochi anni da 15.000 a 200.000 bottiglie, l’80% delle quali vendute in Italia. «Si tratta di una categoria che intercetta nuove abitudini e nuove occasioni di consumo, senza sostituire il vino tradizionale ma ampliando l’offerta del settore.”
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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