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Il Congresso Assoenologi 2026

Il Congresso Assoenologi 2026, più biodiversità, più racconto, più futuro per il vino

Il Congresso Assoenologi 2026, più biodiversità, più racconto, più futuro per il vino

L’ultimo congresso Assoenologi tenutosi a Conegliano ha messo al centro del dibattito il tema della biodiversità viticola come leva strategica per la sostenibilità e la qualità del vino italiano.

Il confronto ha visto enologi, ricercatori, produttori e istituzioni dialogare su sfide climatiche, tutela del germoplasma e valorizzazione dei vitigni autoctoni.

Un Congresso ricco di spunti per G.R.A.S.P.O. (Gruppo di Ricerca ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità viticola), non solo perchè tra i soci fondatori ci sono tre enologi, ma per i forti richiami arrivati da numerose relazioni sull’esigenza di una più forte attenzione alla biodiversità viticola come sottolineato anche dal Presidente Riccardo Cottarella nell’Ultimo libro di G.R.A.S.P.O. dedicato ai vitigni rari italiani attraverso le storie dei loro Patriarchi, dei Profeti e dei Custodi.

“La straordinaria ricchezza del patrimonio viticolo italiano – spiega Cottarella – rappresenta uno dei pilastri su cui si fonda l’identità culturale, agricola ed economica del nostro Paese. 

La biodiversità ampelografica che caratterizza l’italia non è soltanto un valore storico da preservare, ma costituisce anche una risorsa strategica per affrontare le sfide del presente e del futuro della viticoltura.

 in questo contesto si inserisce con grande merito il lavoro portato avanti da G.R.A.S.P.O., che negli anni ha saputo promuovere con determinazione la ricerca, la documentazione e la valorizzazione di vitigni spesso poco conosciuti ma di straordinario interesse scientifico, storico e produttivo. Il volume Vitigni Rari Italiani. 

Storie di Patriarchi, Profeti ed Eroi rappresenta una testimonianza importante di questo impegno collettivo, offrendo al lettore non solo un approfondimento sul patrimonio genetico della vite, ma anche un racconto appassionato delle persone, dei territori e delle comunità che hanno contribuito a custodirlo nel tempo. 

Particolarmente significativo è il contributo che, all’intero di questa opera, proviene dal mondo tecnico e professionale. 

Molti degli autori coinvolti sono enologi, professionisti che quotidianamente operano al crocevia tra ricerca, vigneto e cantina, traducendo il sapere scientifico in applicazioni concrete e sostenibili. 

È proprio grazie a questa integrazione tra conoscenza scientifica, competenza tecnica e sensibilita territoriale che la viticoltura italiana ha saputo evolversi mantenendo forte il legame con le proprie radici.

Come Assoenologi siamo convinti che il futuro del vino italiano passi anche attraverso la tutela e la riscoperta della biodiversità viticola, che rappresenta un elemento fondamentale di identità, resilienza e sostenibiltà .”

Riflessione richiamata direttamente dal CREA nella sessione introduttiva : l’Italia possiede oltre 500 vitigni autoctoni censiti, ma meno del 30% è coltivato su superfici significative.

Il rischio di erosione genetica è reale, soprattutto nelle aree collinari dove la pressione del mercato spinge verso varietà internazionali ad alta resa.

Un focus importante è stato dedicato ai “vitigni resistenti” o PIWI. Gli interventi hanno mostrato come la selezione per resistenza alle peronospora e oidio permetta una riduzione del 70-80% dei trattamenti.

Non si tratta di OGM, ma di incroci tradizionali che recuperano geni di specie americane.

La riflessione degli enologi è stata chiara: i PIWI non sono una scorciatoia, ma uno strumento se la qualità enologica è pari ai vitigni tradizionali.

Sono stati presentati risultati su Bronner, Souvignier gris e Fleurtai, con analisi sensoriali che evidenziano profili aromatici puliti e buona longevità.

Ampio spazio poi naturalmente anche ai vitigni autoctoni “minori”. Con varie relazioni che hanno raccontato i progetti di recupero di cultivar come Turchetta, Marzemina bianca, Rossara. Il filo conduttore: questi vitigni sono serbatoi di adattamento.

Hanno cicli vegetativi sfalsati, bucce più spesse, acidità naturale più alta. In annate calde come le ultime, garantiscono equilibrio alcol-acidità senza interventi correttivi in cantina.

Anche la tavola rotonda attivata dal Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG ha affrontato il tema della biodiversità interna al mondo della Glera Glera .

Se da un lato il Glera resta identitario, dall’altro si sperimenta l’introduzione di percentuali di Perera, Bianchetta e Glera lunga per aumentare complessità e resilienza ai cambiamenti climatici.

In questo caso va ricordato che oggi l’unico genitore conosciuto di questa preziosa varietà è la Vulpea o Quaiara, vitigno rarissimo e fondativo registrato e messo in sicurezza da G.R.A.S.P.O.

La monocultura varietale espone il sistema a rischi fitosanitari e climatici.

Diversificare in vigneto significa avere più frecce all’arco nelle annate difficili.

Ed in questo contesto il ruolo dell’enologo cambia.

Non più solo tecnico di cantina, ma custode attento ed attivo del patrimonio varietale collaborando con i vivai per la selezione, con le università per i dati analitici, con il territorio per raccontare la storia di ogni vitigno.

Il compito degli enologi è quindi duplice: scientifico, nel validare le scelte varietali con dati; culturale, nel raccontare che ogni vitigno è una storia, un paesaggio, una risposta al futuro.

Esattamente quello che fa G.R.A.S.P.O. da sempre.

Vitigni dal passato per vini del futuro

Di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi


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