Un occhio sul mondo

Ecco i 100 migliori vini e vignaioli d’Italia

Ecco i 100 migliori vini e vignaioli d'Italia Premiato come Imprenditore dell'Anno  Federico Veronesi mister "Signorvino"

Ecco i 100 migliori vini e vignaioli d’Italia

I protagonisti degli Oscar 2027 assegnati dalla Guida del Corriere della Sera

Premiato come Imprenditore dell’Anno  Federico Veronesi mister “Signorvino” che possiede cantine nel Lazio (Tenimenti Leone), in Sardegna (Podere Guardia Grande), in Veneto (La Giuva), in Piemonte (Pico Maccario), nelle Marche (Villa Bucci) e in Trentino Ert1050, inaugurata quest’anno a Brentonico e dedicata alle bollicine di montagna Trentodoc. Vignaiola dell’Anno Chiara Lungarotti, figura carismatica del vino umbro. La novità: Mattia Binotto, manager di Formula 1, oggi team manager di Audi, che in Trentino ha fondato la cantina Eleusi e brinda con “Animantica”, un Blanc de Blancs (Chardonnay in purezza) 2021. Gli altri premiati: Endrizzi, la famiglia Lunelli, Dorigati, Francesco Moser, Nicola Biasi, i marchesi Guerrieri Gonzaga e le sorelle Walch.  

  

Da alcuni giorni è nelle edicole  la guida “I migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” 2027, firmata da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, e dal famoso critico americano James Suckling. Il volume è la fotografia di un Paese che si racconta attraverso il vino, campione assoluto di un Made in Italy indissolubilmente legato ai suoi territori di origine.

Come è cambiato il consumo del vino, da alimento a bene edonistico

Mattia Binotto, Elena Merz e Mattia Filippi, titolari della cantina Eleusi, cantina a Mezzocorona, vigneti a Faedo

Il volume è anche la testimonianza, attraverso le storie dei vignaioli, di un rapporto tra l’Italia e il vino che è profondamente cambiato come sottolinea nella prefazione il critico televisivo Aldo Grasso. In particolare è cambiata la prospettiva tra oggi, epoca in cui il vino è visto da una parte della comunità scientifica come qualcosa da evitare assolutamente, con un salutismo esasperato che sta impattando fortemente (insieme ad altri fattori, inflazione, difficoltà economiche, tensioni geopolitiche) sui consumi.  

Un esempio emblematico. Nel 1978 la campionessa olimpionica Sara Simeoni, prima di stabilire il suo record mondiale di salto in alto durato 30 anni, a Brescia si concesse un sorso di Bonarda, in pista, per darsi la carica. 

Oggi il vino non è più un alimento energetico come lo è stato per secoli in passato, ma un bene edonistico e culturale legato alla convivialità, in particolare da parte dei wine lover che cercano l’eccellenza. Parametro che anch’esso è in fase di cambiamento, dal momento che accanto alle zone classiche più blasonate oggi si affacciano sui mercati nuovi territori che, per la capacità dei produttori di interpretare il cambiamento climatico, propongono dei vini di più facile appeal. 

I premi: imprenditore dell’anno Federico Veronesi mister “Signorvino”  

Federico Veronesi, titolare del brand Signorvino, brinda con l’enologo Diego Moser e il papà Sandro Veronesi – Foto Matteo Piazza

Cinque sono i premi speciali assegnati dalla Guida 2027. L’imprenditore dell’anno è stato proclamato Federico Veronesi, alla guida del gruppo Oniwines che fa parte della galassia Oniverse, ex Calzedonia, il colosso della moda con 5.500 punti vendita nel mondo, creato dal papà Sandro Veronesi con marchi prestigiosi come Intimissimi, Tezenis, Falconeri, solo per citarne alcuni. Federico è il patron di “Signorvino”, la più grande catena di enoteche-ristoranti con 50 punti vendita in tutte le più importanti città italiane, ma anche a Parigi e Praga. Il successo di Signorvino dimostra che sostenere progetti di grande respiro – scrive Luciano Ferraro – è una strategia vincente.

Veronesi amministra sei aziende agricole, l’ulima Ert1050 a Brentonico 

Federico Veronesi, titolare del brand Signorvino, brinda con l’enologo Diego Moser e il papà Sandro Veronesi – Foto Matteo Piazza

Federico Veronesi è anche l’amministratore delegato e proprietario di sei aziende agricole: i Tenimenti Leone nel Lazio, Podere Guardia Grande in Sardegna, La Giuva in Veneto (Valpolicella), Pico Maccario in Piemonte, Villa Bucci nelle Marche con il Verdicchio dei Castelli di Jesi emblema del Made in Italy e, ultima, Ert1050, sesta cantina del gruppo, inaugurata quest’anno a Brentonico, dedicata alle bollicine di montagna Trentodoc.

“Questo giovane imprenditore – si legge nella guida – in meno di quindici anni è diventato protagonista nel settore del vino. Andando controcorrente, aprendo enoteche e acquisendo cantine mentre molti intorno a lui gli consigliavano di investire in altri campi.”

Vignaiola dell’Anno Chiara Lungarotti, figura carismatica del vino umbro

Chiara Lungarotti (Torgiano) Vignaiola dell’Anno, premiata da Luciano Ferraro

Come “Vignaiola dell’Anno” la guida ha premiato Chiara Lungarotti, che guida la cantina Lungarotti di Torgiano, simbolo del vino umbro, fondata dal padre Giorgio Lungarotti, di cui Chiara ha mantenuto l’eredità rendendola contemporanea. 

Il premio “Manager del vino” è stato assegnato a colui che ha mantenuto l’identità toscana di un’azienda ceduta ai francesi, ovvero Giampiero Bertolini, amministratore delegato di  Biondi-Santi, storica cantina “culla” del Brunello di Montalcino, resa immortale dalla famiglia Biondi Santi, che alla fine dell’Ottocento ha “inventato” il Brunello. Oggi l’azienda fa parte del gruppo francese Epi. 

Altri riconoscimenti. Il premio “Padre e Figlio” è stato assegnato a Massimo Gianolli, al timone della cantina La Collina dei Ciliegi in Valpantena, che ha trasformato l’azienda agricola fondata dal padre Armando, classe 1926, che vi piantò 3.000 ciliegi (da cui il nome della Tenuta) in una tenuta vitivinicola che oggi è tra le “griffe” dell’Amarone più blasonate della Valpolicella. 

Mattia Binotto (Eleusi) premiato con Eleonora Merz e Mattia Filippi

Mattia Binotto, Elena Merz e Mattia Filippi, titolari della cantina Eleusi, cantina a Mezzocorona, vigneti a Faedo

Il premio per “La nuova idea”, infine, è stato assegnato a Mattia Binotto, manager di Formula 1, oggi team manager di Audi e già in passato ai vertici della scuderia Ferrari, con la sua cantina Eleusi, in Trentino, nome che richiama il santuario di Demetra nell’antica Grecia, legato al tempo e al ciclo delle stagioni. 

“Vivo ogni giorno alla rincorsa della velocità – confessa Mattia Binotto – il vino mi costringe a rallentare perché il risultato dipende dalla natura, non da me”. Emblematica l’etichetta “Animantica” (da anima e antica) che ha reso famosa la nuova realtà Eleusi con sede a  Mezzocorona presso la cantina Martinelli dove sono custodite le botti e il vigneto a Faedo. “Eleusi – racconta – vuole essere globale, nulla vieta di replicare il modello altrove. La nostra visione è che il viaggio vale più della meta, l’abbiamo scritto anche sulla capsula delle bottiglie.”

Il primo vino, un Blanc de Blancs (Chardonnay in purezza) 2021, ha giovinezza e mineralità, punta sulla longevità, ma sta maturando un Trentodoc con almeno 60 mesi sui lieviti. “Per me è impensabile – sostiene Mattia Binotto – uno spumante con meno di 10 anni.” 

Dal vigneto di Faedo, un ettaro, sono uscite 2.300 bottiglie. Ma sta procedendo un progetto a Stenico, ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Mattia Binotto è affiancato dai soci fondatori di Eleusi: Eleonora Merz, ex collega con un passato anche alla maison spumantistica Ferrari e dall’enologo Mattia Filippi, piccolo produttore di Faedo trovato su Internet. “E’ stato amore a prima vista” ha confessato Mattia Binotto.  

I magnifici 7: Endrizzi, Lunelli, Dorigati, Moser, Biasi, Guerrieri Gonzaga e Walch

Daniele, Lisa Maria, Christine e Paolo Endrici al Tonale brindano con il Trentodoc Paradice

“I cento migliori vignaioli che figurano in Guida Cantine e produttori – ha precisato Luciano Ferraro – non comprende necessariamente i produttori italiani più bravi, ma quelli che secondo noi hanno un contenuto narrativo interessante, qualcosa da dire, attraverso i loro vini.”

Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige la Guida 2017 ha riservato gli onori della prima pagina a sette produttori del Trentino  (i magnifici sette: Endrizzi, Lunelli, Dorigati, Moser, Guerrieri Gonzaga, le sorelle Julia e Karoline Walch) e a tre vignaioli dell’Alto Adige: Willi Stürz (Cantina Tramin), Niklas Foradori (Tenuta J. Hofstätter), Hans Rottensteiner (Santa Maddalena).

Luciano Ferraro si è soffermato in particolare sul nuovo progetto della famiglia Endrici: il Trentodoc “Paradice” che riposa per 70 mesi a piedi del ghiacciaio Presena in una grotta a oltre 2000 metri di quota. Il progetto è condiviso con il sindaco di Vermiglio e con il direttore del Consorzio Ponte di Legno-Tonale. Per il brindisi delle prossime festività l’azienda di San Michele all’Adige ha prodotto 30 Magnum e 1.454 bottiglie avvolte in sacchetti ricavati dal riciclo dei teli usati per rallentare lo scioglimento del ghiacciaio.

Francesco Moser tiene viva la leggenda del record dell’ora con il 51,151

Francesco Moser con il figlio general manager Carlo e il nipote Matteo, l’enologo dell’azienda di famiglia, Maso Warth

Onore e gloria anche per la new generation Lunelli (Alessandro, Camilla, Marcello e Matteo, ambasciatori delle bollicine Trentodoc nel mondo con i gioielli della maison Ferrari), per Paolo Dorigati che sta rilanciando l’immagine del principe dei vini trentini, Sua Maestà il Teroldego della Piana Rotaliana e per Francesco Moser che, grazie al figlio general manager Carlo e al nipote Matteo, l’enologo di famiglia, tiene viva la leggenda del record dell’ora conseguito a Città del Messico nel 1984 con il gettonatissimo Blanc de Blancs 51,151 che registra di anno in anno il record di vendite.

Moncalisse e la scommessa delle sorelle Julia e Karoline Walch

Julia e Karoline Walch, titolari della maison spumantistica Moncalisse a Seregnano (Civezzano).

Un discorso a parte meritano le sorelle Julia e Karoline Walch che dalla natìa Termeno sono scese in Trentino e hanno trovato ai piedi del Calisio, in quel di Seregnano, le condizioni ideali per festeggiare con il primo spumante della dinastia Walch l’avveniristica cantina Moncalisse.

Due i Trentodoc prodotti (l’enologo è Stefano Bolognani che si avvale della consulenza del francese Odilon de Varine, chef de cave di Gosset): il Moncalisse Extra Brut Riserva 2019 affinato sui lieviti per 56 mesi e l’Extra Brut Riserva 2017 Montis Arcentarie, un Blanc de Blancs affinato per 80 mesi.

L’obiettivo annunciato da qui a qualche anno: 100.000 bottiglie con l’intenzione – confessano le sorelle Walch – di puntare anche sull’accoglienza di chi ama il buon vivere, il design e desidera immergersi nel mondo delle bollicine di montagna.

Il passaggio di consegne tra Carlo e Anselmo Guerrieri Gonzaga

I marchesi Anselmo e Carlo Guerrieri Gonzaga con Luigino Tinelli nei vigneti della storica tenuta San Leonardo

La guida segnala anche il passaggio di consegne alla Tenuta San Leonardo (300 anni di storia) di Borghetto d’Avio tra il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga e il figlio Anselmo che  intende continuare la tradizione di famiglia puntando non solo sul celebratissimo e pluripremiato bordolese San Leonardo (un blend di Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot),

la bandiera della tenuta, ma anche sul Villa Gresti, un rosso di grande carattere, sul Sauvignon Blanc “Vette” e sulle bollicine.

Altra novità: spazio all’accoglienza con l’apertura nel 2027 di un ristorante.

Nicola Biasi, il winemaker internazionale profeta dei vitigni resistenti

Nicola Biasi, il winemaker trentino di fama internazionale, profeta dei vitigni resistenti

Un capitolo, infine, è dedicato a Nicola Biasi, il giovane enologo di fama internazionale, profeta dei vitigni resistenti, con un invidiabile bagaglio di esperienze in Friuli da Felluga e da Jermann, in Toscana da Allegrini e poi in Australia e Sudafrica.

Egli è diventato famoso con il “Vin de la Neu” prodotto nel vigneto di famiglia a Coredo, in Val di Non, con le uve di un vitigno Piwi, lo Johanniter. Attorno a lui si è formato un gruppo di aziende agricole conosciute con il termine Resistenti che scommettono su questi nuovi vitigni che possono affrontare con successo le malattie fungine della vite. 

Più volte premiato al Merano WineFestival, oltre che da Bibenda e dal Gambero che ha inserito i suoi vini tra i 50 Vini Rari d’Italia, tre anni fa è approdato anche in Mosella dove produce un Riesling da uve Johanniter. 

Luciano Ferraro ha premiato il Red Renitens 2015, un rosso dal profilo aromatico (ciliegia, prugna, fragole di bosco con note speziate), dal tannino mordace che ho avuto il piacere di assaggiare nei giorni scorsi alla Stuzzicheria Roen di Coredo assieme al “Vin de la Neu” 2022 di Nicola Biasi, al Solaris Cryo 2025 e allo Johanniter Aura 2025 della Cantina Sass Griss di Nicola Sicher.

 

Tra i vigneti centenari il Groppello El Zeremia di Revò e l’Enantio di Roeno

Lorenzo Zadra, titolare dell’azienda agricola El Zeremia di Revò, nume tutelare del Groppello e del Maor

 La Guida 2027 del Corriere della Sera quest’anno ha inserito anche un capitolo particolare riservato ai vigneti centenari. La selezione curata da Marco Simonit parla di vigne, ma anche di uomini che hanno scelto di proteggere queste autentiche rarità. E’ un invito a scoprire ciò che il luogo e l’essere umano hanno costruito nel tempo e a riconoscerne il valore.

Tra i dieci vigneti storici Simonit cita due antichi vitigni a piede franco della Val di Non, il Groppello di Revò (rosso) e il Maor (bianco), entrambi strappati all’estinzione dalla famiglia Zadra, in particolare da Augusto Zadra, il mitico Zeremia, che prima di lasciare questo mondo, ha affidato al figlio Lorenzo l’eredità di custodire queste reliquie.

L’altro vitigno centenario citato dalla Guida è l’Enantio Prefillossera, antica varietà della Vallagarina, a piede franco, che ha rischiato di scomparire dopo che molti vigneti erano stati estirpati per far posto a vitigni più redditizi come il Pinot Grigio. Rolando Fugatti, patriarca dell’azienda agricola Roeno di Brentino Belluno che possiede vigneti in Valdadige e in Trentino, ne salvò un ettaro. La terza generazione sta valorizzando questo patrimonio proponendo sul mercato una autentica “chicca”: l’Enantio Riserva 1865 più volte premiata con i Tre Bicchieri dal Gambero.

La vigna di Katzenzugen, un monumento vivente dell’Alto Adige 

L’ultracentenaria vigna Versoaln di Castel Katzenzungen a Prissiano, nel Burgraviato Meranese

Tra i vigneti centenari Simonit inserisce anche un monumento vivente dell’Alto Adige: la vigna Versoaln di Castel Katzenzungen a Prissiano (Tesimo, nel Burgraviato Meranese) che è considerata una delle viti a pergola più antiche d’Europa: età stimata 350 anni. Addossata al castello, abbraccia una superficie di 350 metri quadrati ed è gelosamente custodita dalla famiglia Pobitzer che nel 1978 acquistò l’antico maniero. Ogni anno le uve di questa ultracentenaria pergola vengono raccolte e vinificate dal Centro Sperimentale di Laimburg. Aldo Lorenzoni, responsabile del Gruppo di Ricerca Ampelografica sulla Biodiversità Viticola, ha dedicato a questa reliquia altoatesina un ampio spazio nel bellissimo volume sui vitigni rari dedicato ai patriarchi, ai profeti e agli eroi della viticoltura italiana.  

Gli abbinamenti cibo-vino con le ricette di alcuni chef stellati 

La novità dell’edizione numero 13 della guida sui Migliori Vini e Vignaioli d’Italia è, ifine, la sezione dedicata agli abbinamenti cibo-vino, con i piatti di alcuni grandi chef stellati: da Martina Caruso a Stefania di Pasquo, da Antonia Klugmann a Valeria Piccini, da Emanuele Scarello a Giancarlo Perbellini, da Mattia Pecis a Michelangelo Mammoliti, da Ariel Hagen a Pino Cuttaia. 

Dal Piemonte alla Siciia, passando per il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Toscana, il Molise, ogni territorio del BelPaese suggerisce gli abbinamenti ideali cibo-vino non  attraverso schemi rigidi, ma seguendo le emozioni, i richiami aromatici, le memorie condivise degli ingredienti che appartengono al “genius loci” di un determinato territorio.

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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