Brindiamo con Sua Maestà il Cartizze di Garbara

A Santo Stefano di Valdobbiadene, sulle colline dove milioni di anni fa c’era il mare, l’azienda di Liliana e Mirko Grotto produce bollicine d’autore d’altissimo lignaggio che il mondo ci invidia.
Benvenuti nel regno di Sua Maestà il Cartizze. Qui, milioni e milioni di anni fa c’era il mare. Una distesa oceanica che nel corso dei secoli, quando le acque si sono ritirate, ha lasciato il posto alle spettacolari colline del Prosecco, oggi patrimonio universale dell’Unesco.
Benvenuti, in particolare, a Santo Stefano di Valdobbiadene nel cuore di quelle colline (le “rive” nel dialetto locale) e di quei vigneti, con pendenze impressionanti, che l’opera “eroica” dell’uomo ha trasformato in un paesaggio di straordinaria bellezza. Un paesaggio che il mondo ci invidia.
La zona classica del Prosecco copre una superficie di 7.549 ettari di vigneto

La zona classica di produzione delle bollicine oggi più famose e gettonate al mondo, il Prosecco Docg (denominazione d’origine controllata e garantita) copre una fascia collinare di 7.549 ettrari tra Conegliano, Valdobbiadene e Asolo.
All’interno di questo territorio vi è una piccola porzione di vigneti denominata Cartizze che comprende le località di Saccol, San Pietro di Barbozza e Santo Stefano. Tre minuscole frazioni di Valdobbiadene che possono fregiarsi della denominazione esclusiva “Grand Cru” Valdobbiadene Superiore di Cartizze.
Le “rive” del Cartizze (107 ettari) e il primato storico della cantina Garbara
Sua Maestà il Cartizze nasce qui, sulle “rive” di questi tre paesini su un fazzoletto di 107 ettari le cui quotazioni di mercato fanno impallidire anche i vigneti più pregiati del pianeta.
Ed è qui, nel cuore della denominazione, Santo Stefano di Valdobbiadene, che la famiglia Grotto, titolare della storica cantina Garbara, da cinque generazioni (1865), un legame antico con la terra, lavora e coltiva le vigne.
Garbara può vantare con orgoglio anche il primato di aver prodotto il primo Cartizze Superiore Metodo Classico che è cosa diversa dal Prosecco ottenuto con il tradizionale metodo Charmat.
Da standing ovation il Valdobbiadene Superiore di Cartizze Brut Zero
Nei giorni scorsi, trovandomi in zona per un evento gastronomico (“Alla Pergola” da Livio, a Saccol, per la precisione), sono salito a Santo Stefano per salutare l’amico Mirko Grotto e la moglie Liliana che non vedevo da anni.
Una rimpatriata culminata nell’immancabile tagliere di affettati (sopressa in primis, prosciutti, salami con il cuore di lardo, speck) e formaggi con l’altrettanto immancabile assaggio delle ultime novità enoiche della casa.
Da standing ovation il Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg Brut residuo zuccherino zero. Perlage fine e persistente, brillante e vivace con una spuma cremosa e un bouquet che ricorda la mela Golden e la pera, sapido e agrumato, ha accompagnato da par suo, piacevolmente, gli stuzzichini proposti da donna Liliana.
Lo sparkling white ancestrale “Col Fondo” e il Brut Nature Quintovino
Una sapidità straordinaria che abbiano ritrovato anche nell’Extra Brut Valdobbiadene Superiore Docg.
Persistente il perlage con le bollicine che danzano leggiadre nel calice, intrigante il bouquet con delle note eleganti di pera, mela ed agrumi, fresco ed equilibrato il sorso con un finale piacevolissimo che avvolge il palato.
Analoghe, anzi ancor più accentuate, le sensazioni (sono il marchio di fabbrica della “maison” Garbara) percepite dopo l’assaggio del Brut e della versione “Col Fondo”, il frizzante rifermentato in bottiglia con il metodo ancestrale.
Una chicca anche il White Spumante Brut Nature Quintovino, un blend di uve Glera, Pinot Nero e Chardonnay che l’enologo Loris de Bortoli ha saputo trasformare in una bollicina d’autore d’altissimo lignaggio.
L’ultima sfida: il Souvignier Gris prodotto a Seren del Grappa nel Bellunese
L’ultima sfida di Mirko Grotto (che è affiancato in azienda dal figlio Andrea) è legato al mondo affascinante dei vitigni Piwi resistenti alle malattie fungine e che consentono di limitare al massimo o addirittura di eliminare del tutto i trattamenti vitosanitari.
In occasione della mia recente visita ho avuto il piacere di assaggiare in anteprima il Souvignier Gris: un incrocio ottenuto a Friburgo da un ricercatore tedesco tra il Seyval Blanc e lo Zähringer (originariamente si pensava fosse un incrocio tra il Cabernet Sauvignon e il Bronner).
La famiglia Grotto lo ha messo a dimora in un vigneto di Seren del Grappa, nel Bellunese, al confine con la provincia di Trento.
Vinificato in bianco, il Souvignier Gris Garbara si presenta nel calice con un bel colore giallo dorato, il bouquet è leggermente fruttato e aromatico.
In bocca il sorso è caratterizzato da una elegante acidità con finale persistente. Accompagna a tavola primi piatti a base di pesce, crostacei e formaggi. (Servizio fotografico di Matteo Piazza).
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
Per prenotare la tua degustazione:
379.1106304 / 0423.900155
info@garbara.it
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