L’Albania riscopre l’antico rito della vendemmia

L’azienda Çobo Winery, una delle più importanti e famose cantine del Paese delle Aquile, protagonista del Rinascimento enoico nei Balcani, ha già raccolto le uve del vitigno a bacca bianca Puls per le bollicine metodo classico Shëndeverë. Poi toccherà ai vitigni a bacca rossa di Berat. Buone prospettive per l’export. In Italia i vini Çobo sono distribuiti da Gianpaolo Girardi (Proposta Vini).
E’ tempo di vendemmia anche in Albania. Una vendemmia mai così precoce, come d’altronde in altri Paesi del Vecchio Continente, per i cambiamenti climatici in atto e le temperature elevate di marzo-aprile che hanno accelerato il ciclo vegetativo, mentre il caldo record dell’estate ha favorito oltre misura l’accumulo di zuccheri, costringendo i produttori a rivedere i tradizionali e canonici calendari.
Lo hanno confermato ad Helmuth Köcher, patron del Merano WineFestival, i responsabili della cantina Çobo Winery, una delle più importanti e famose che possiede e coltiva 38 ettari di vigneto sulle colline di Berat, nel Sud del Paese balcanico.
II Puls, vitigno a bacca bianca che esalta il metodo classico Shëndeverë
“La settiamana scorsa siamo partiti con la raccolta del Puls, vitigno autoctono a bacca bianca che usiamo per le basi del nostro metodo classico Shëndeverë.
Seguirà poi la vendemmia delle uve a bacca rossa.” “Una vendemmia anticipata di circa 10 giorni rispetto al solito” ha dichiarato l’imprenditore Muharrem Çobo, laurea in giurisprudenza all’Università di Trento, proprietario della cantina insieme al fratello Petrit.
“Nonostante le temperature alevate, siamo soddisfatti per la qualità delle uve dal punto di vista tecnico: Cabernet e Merlot hanno sofferto un po’ di più il caldo, mentre i vitigni autoctoni Shesh-i-Zi, Puls e Vlosh si presentano in condizioni ottimali, anche dal punto di vista organolettico.”
Per quanto riguarda la quantità, Çobo prevede un’annata generosa, con un +10% di uve raccolte rispetto all’annata precedente.
I riti della vendemmia nel Paese delle Aquile, una storia millenaria

La vendemmia in Albania ricorda riti antichissimi che affondano le radici fin dai tempi degli Illiri. Ecco perchè il Paese delle Aquile è considerato la culla della viticoltura assieme a Georgia e Armenia. Da secoli in Albania la raccolta dell’uva unisce le famiglie in un momento di festa, condivisa con la partecipazione alla pigiatura con i piedi nei tini, come una volta. Alle moderne tecnologie è poi affidato il compito di proporre sui mercati internazionali dei prodotti di alta gamma.
La coltivazione della vite in Albania risale a oltre 3.000 anni fa con testimonianze che indicano la presenza di viticoltura già nell’epoca degli Illiri, i quali utilizzavano l’uva per la produzione di vino e per scopi rituali. Durante il periodo dell’Impero Romano il vino albanese era apprezzato e commercializzato nelle province limitrofe. Nel Medioevo la viticoltura subì un declino a causa dell’influenza ottomana che scoraggiava il consumo di alcol, ma non scomparve del tutto in alcune aree rurali.
La nazionalizzazione dei vigneti durante il regime comunista di Enver Hoxha

Durante il regime comunista di Enver Hoxha (1944-1991) con la nazionalizzazione la produzione vitivinicola albanese ha subito un crollo dal punto di vista dell’immagine poichè si privilegiò l’aspetto quantitativo a discapito della qualità.
Dopo la caduta del regime, negli anni Duemila in particolare, il settore ha avviato una lenta ripresa grazie soprattutto a investimenti privati e ad una maggiore attenzione all’aspetto qualitativo delle uve e alle nuove, moderne tecniche di vinificazione.
Le aree vitivinicole più famose sono la regione di Berat, le pianure centrali (Tirana-Durres), l’area di Permet nel Sud e la regione di Shkodra nel Nord. O
ggi l’Albania dispone di circa 4.000 ettari di vigneto in produzione con la possibilità di incrementare ulteriormente la superficie vitata allargandola con nuovi impianti nelle aree abbandonate.
Çobo Winery, il simbolo virtuoso della rinascita dell’enologia albanese
Alle porte di Berat Çobo Winery è oggi una delle realtà più importanti, simbolo virtuoso della rinascita dell’enologia albanese.
Rifondata nei primi anni Novanta da Enis Çobo insieme ai figli Petrit e Muharrem, dopo l’interruzione forzata durante il regime comunista, la cantina ha costruito il proprio percorso su un principio preciso: valorizzare i vitigni autoctoni attraverso una produzione attenta, mai orientata ai grandi numeri, ma alla riconoscibilità del vino.
Visitare la cantina significa immergersi in un’Albania ancora pura, dove il vino si intreccia alla storia del territorio, alla cultura contadina e a un paesaggio che alterna montagne, canyon, vigneti e piccoli villaggi in pietra.
Su circa 38 ettari vitati e con una produzione che raggiunge oggi le 80.000 bottiglie annue, da rese contenute su 100.000 piante complessive, l’azienda continua a investire in qualità e identità, mantenendo una dimensione coerente con il proprio approccio.
Le colline terrazzate di Berat tra le brezze dell’Adriatico e il Monte Tomorr

I vigneti della cantina Çobo Winery si sviluppano tra i 50 e i 400 metri di altitudine, su suoli prevalentemente calcarei e in un sistema di appezzamenti a gradoni che seguono l’andamento naturale delle colline intorno a Berat.
Da queste alture lo sguardo si apre su una delle zone più affascinanti dell’Albania meridionale, dove la natura alterna vallate verdi, uliveti, corsi d’acqua e montagne rocciose che al tramonto si tingono di luce dorata.
Qui il microclima è determinante: a Est si impone il massiccio del Monte Tomorr (2.416 metri) che protegge e favorisce le escursioni termiche, mentre a Ovest i vigneti beneficiano della vicinanza del mare Adriatico, che è a pochi chilometri, e di una ventilazione costante.

Ne deriva una maturazione lenta e progressiva delle uve, che preserva vivacità, sviluppa complessità aromatica e mantiene un equilibrio tra zuccheri e acidità.
In questo contesto prende forma il Puls, vitigno autoctono a bacca bianca, vero portabanidera della cantina. Il vino bianco “E Bardha e Beratit”, vinificato in purezza, esprime una struttura importante accompagnata da una spiccata sapidità, con un profilo aromatico che richiama la flora spontanea del territorio, insieme a note di pesca, susina e leggere sfumature agrumate. La vinificazione, con breve pressatura e fermentazione a basse temperature, punta a preservare complessità e armonia.
Accanto al Puls, lo “Shesh i Bardhë” completa il quadro con un’espressione più morbida e rotonda: frutto maturo con leggere note speziate e una chiusura piacevolmente amarognola che ricorda la mandorla.
“Il microclima tra Adriatico e Monte Tomorr dona al Puls una maturazione ideale, con escursioni termiche che preservano acidità e vivacità, mentre le nostre scelte di vinificazione, come la macerazione sulle bucce, esaltano la sua struttura minerale e le note floreali tipiche del nostro suolo calcareo» spiega Muharrem Çobo, cofondatore e proprietario della cantina.
I vini Çobo nel mondo: in Italia li distribuisce Gianpaolo Girardi (Proposta Vini)
Pur essendo considerata una prestigiosa realtà di riferimento per il vino albanese, Çobo Winery mantiene una struttura familiare con un approccio scrupoloso legato al tema della sostenibilità ambientale: rese contenute e una filosofia che privilegia la qualità rispetto alla quantità.
La tecnologia, dalla fermentazione controllata alla gestione delle temperature, è sempre al servizio del vitigno e del territorio.
Oggi i vini sono distribuiti in diversi mercati internazionali, tra cui l’Italia (con Proposta Vini), il Belgio, la Svizzera, la Germania, il Brasile e il Canada, mentre cresce l’interesse enoturistico verso una destinazione dalle enormi possibilità di crescita.
Accoglienza familiare e desiderio di raccontare l’Albania al mondo
Sempre più viaggiatori scelgono Berat e l’Albania meridionale per scoprire una cultura del vino ancora genuina, lontana dalle rotte più gettonate, fatta di accoglienza familiare, cucina locale e paesaggi che conservano un forte senso di identità. In questo contesto, la visita alla cantina diventa un’esperienza che va oltre la degustazione: un modo per entrare in contatto con la storia contemporanea dell’Albania e con il volto più vero del Paese.
«I nostri vini bianchi, in particolare il Puls, sono il ritratto vivo di Berat: un ponte tra la nostra eredità familiare, segnata dalla rinascita post-comunista, e un territorio aspro, ma generoso, che racconta l’Albania attraverso sapori autentici, schietti e genuini» conclude Muharrem Çobo.
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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