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Tutti i vitigni rari di G.R.A.S.P.O. su VITIS la rivista scientifica più importante al mondo

Tutti i vitigni rari di G.R.A.S.P.O. su VITIS la rivista scientifica più importante al mondo Dal premio mondiale dell’O.I.V. a Digione per il libro 100 custodi per 100

Tutti i vitigni rari di G.R.A.S.P.O. su VITIS la rivista scientifica più importante al mondo

Manna Crespan

Dal premio mondiale dell’O.I.V. a Digione per il libro 100 custodi per 100 vitigni alla pubblicazione di tutte le scoperte di GRASPO sulla rivista internazionale VITIS.

A solo un lustro dalla sua fondazione G.R.A.S.P.O., che ricordiamo significa Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità Viticola, fa il bilancio di un’annata intensa con risultati veramente sorprendenti.

Se 100 custodi per 100 vitigni, la Biodiversità Viticola in Italia, il libro di G.R.A.S.P.O. che racconta le più belle storie di conservazione del nostro originale patrimonio ampelografico, ha conquistato l’Award 2025 nella categoria “Viticoltura“ del prestigioso concorso internazionale promosso dall’O.I.V. poteva sembrare già un fondamentale risultato per un’associazione che opera volontariamente senza scopo di lucro, raccontare tanti di questi vitigni sulla più prestigiosa rivista internazionale di genetica viticola ha quasi dell’incredibile.

Si chiama VITIS Journal of Grapevine Research con sede in Germania.

Uva Cavrara

Pubblica a livello globale solo articoli scientifici originali e recensioni critiche sulla vite che riguardano la biologia, la biologia molecolare, il breeding, la patologia vegetale, l’enologia ma solamente dopo una rigorosa analisi con validazione scientifica dei contenuti.

L’articolo proposto e pubblicato con il titolo “Contributo al recupero della biodiversità coltivata alla vite nelle regioni Veneto e Trentino Alto Adige (Nord-Est Italia) attraverso la caratterizzazione genetica” fa sostanzialmente sintesi degli importanti risultati acquisiti da G.R.A.S P.O. in questi primi anni di attività.

Una articolata ed approfondita analisi non solo dei vitigni fino ad oggi sconosciuti e scoperti in questa azione di ricerca dall’associazione, ma un dettagliato report che abbraccia oltre 150 vitigni rari delle due regioni.

Un articolo firmato da Manna Crespan autorevolissima ricercatrice ed esperta di genetica viticola del CREA di Conegliano insieme Luigino Bertolazzi ed Aldo Lorenzoni fondatori di GRASPO e Gianpaolo Girardi di Proposta Vini.

Uva Brepona

Si chiamano  Brepona, Ottavia, Saccola Bianca, Leonicena, Rossa Burgan, Pontedara, Quaiara , Liseiret, i vitigni che emergono con forza da questa ricerca, alcuni assolutamente sconosciuti altri ritrovati in areali estremi dove non si pensava potessero esistere e tutti con caratteristiche espressive assolutamente intriganti ed originali.

Se la Brepona per oltre 100 anni si era nascosta tra le vecchie vigne di Garganega nel veronese oggi ritrovata e vinificata in purezza si dimostra un bianco moderno e vivace caratterizzato da sapidità e salinità, la Saccola Bianca e l’Ottavia individuate in Alta Lessinia  hanno  invece un profilo tagliente con un patrimonio acidico che può rinfrescare qualsiasi base spumante.

 La Leonicena oltre che la capacità di conservare freschezza ed acidità nelle stagioni più calde anche in areali di pianura sta dimostrando un’interessante resilienza alla flavescenza dorata, che dire poi della Rossa Burgan geneticamente originata da un incrocio naturale di Cavrara con Garganega che sembra non aver bisogno di alcun trattamento, con ciclo vegetativo molto lungo e capace di donarci un rosso forse un po scarico di colore ma con un gusto intrigante ed originale.

Se invece cerchiamo il colore e la rusticità ecco la Pontedara anch’essa figlia della Lessinia in grado di sorprendere per complessità e potenza in grado di esaltarsi con lunghi affinamenti.

Gli studiosi di G.R.A.S.P.O. da sinistra Guarise, Bertolazzi e Lorenzoni

Anche se non completamente sconosciuti meritano tutta la nostra attenzione la Quaiara, recentemente iscritta da Graspo nel Registro del Ministero, che non solo può dare un vino rosso speziato e moderno ma ha una grande responsabilità genetica essendo il genitore di vitigni molto conosciuti come la Glera e la Molinara, ed il Liseiret o Gouais Blanc ritrovato stranamente in Lessinia dove si esprime con acidità importanti che conserva bene anche coltivato in areali più pianeggianti, a cosa potrebbe servire ce lo conferma il suo valore genetico avendo contribuito in migliaia di anni a generare tantissimi vitigni oggi molto noti come lo Chardonnay, Gamay e Riesling Renano.

Stimoli e suggestioni fortissime per l’Associazione G.R.A.S.P.O. che opera nella  fondamentale convinzione che il recupero di antichi vitigni abbandonati possa essere una risorsa importante per il futuro della viticoltura, sia in chiave di cambiamento climatico che per una migliore e più dinamica comunicazione delle singole identità territoriali coinvolgendo oggi numerosi professionisti e viticoltori sensibili di tutta Italia.

Vitigni a volte già noti, ma condannati all’oblio da giudizi tecnici viziati da un contesto storico che privilegiava allora quantità e costanza delle produzioni o vitigni assolutamente sconosciuti ma con caratteristiche espressive molto interessanti oggi per vincere le nuove sfide sul fronte della freschezza, della resilienza e dell’originalità. 

In questo contesto complesso, sottolinea Manna Crespan, le varietà d’uva antiche trascurate potrebbero svolgere un ruolo importante nell’offrire nuove soluzioni a numerose sfide. Inoltre, mancano studi specifici sulla loro risposta alla FD. I risultati confermano che alcuni dei vitigni appena scoperti o riscoperti possono offrire nuove opportunità per migliorare la produzione di vino originale e distintiva, aprendo nuove prospettive in un contesto di vini attualmente piuttosto standardizzati. 

La biodiversità coltivata all’uva non è solo un valore da preservare, ma un’opportunità strategica per il futuro della viticoltura.

Questa indagine ci ha permesso di aggiungere nuovi pezzi al complesso puzzle dell’attuale biodiversità coltivata alla vite.


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Redazione

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