
Passati gli anni in cui il primo obiettivo nella comunicazione del vino era di renderlo seducente ed esclusivo, corredandolo di ridondanti descrizioni ad uso di pochi, finalmente è ora il momento in cui il vino va raccontato in relazione al suo territorio, alle sue radici e a chi gli dedica i propri sforzi.
In questa chiave e fermo restando l’importanza dei valori qualitativi, alcune Cantine stanno rivelando il loro grande potenziale rimasto finora lontano dai riflettori. Una di queste è Terre del Veio circondata dall’omonimo parco che fu territorio della civiltà etrusca, testimoniata dalla splendida tomba dipinta dei Leoni Ruggenti datata VII secolo a.C. e celebrata dall’Azienda nelle etichette dei loro vini.
Territorio situato in zona Nord nel comune di Roma, il Parco di Veio con le sue testimonianze di grande valore archeologico, è uno dei posti in cui il vino ha iniziato il suo viaggio culturale per il mondo. In questi luoghi ancestrali per la cultura enoica Paolo David a cavallo degli anni 2000 ha trasformato in Azienda la Tenuta di famiglia, affiancando nuovi impianti alle vecchie vigne esistenti.
Da subito l’intento è stato quello della qualità, in cui la presenza dei suoli vulcanici gioca la sua parte. Il vigneto si distende su dieci ettari e a farla da protagonisti sono gli autoctoni Malvasia e Bombino bianco, che nel loro contesto naturale danno il loro meglio.
Accanto a questi trovano spazio anche Montepulciano, Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Viognier, quest’ultimo di grande interesse nel Velthur in cui l’attento uso del legno impreziosisce l’eleganza. Molto interessante anche l’omaggio di Terre del Veio alle radici culturali del suo territorio, reso attraverso il “De Coccio”, un Bombino bianco che nella vinificazione impiega il Dolium, antica anfora in uso a partire dai Romani e fino al medioevo.
L’azienda completa le proprie attività con la produzione di olio e miele in un’atmosfera di serenità agricola, resa senza tempo dalla presenza degli animali sparsi qua e la nel contesto naturale. A Dario giovane enologo e figlio di Paolo David, abbiamo il piacere di porre qualche domanda su Terre del Veio tra Radici, Passione ed Evoluzione:
Il Passaggio Generazionale e la Visione di Paolo David
La tenuta è presente da 50 anni, ma è nel 2000 che avviene la vera svolta. Cosa ha spinto tuo padre, Paolo David, a strutturarsi in questa nuova veste produttiva?
Mio padre non nasce agricoltore; nella vita precedente si occupava di tutt’altro, lavorando come modellista industriale in contesti d’ufficio. Tuttavia, l’amore per la natura e l’esigenza di evadere dagli spazi chiusi lo hanno spinto in questa nuova avventura, supportato dall’esperienza di mio nonno, agricoltore da una vita.
L’Innovazione verso la Qualità
Quali sono stati i passi più significativi per trasformare la tenuta in un’azienda vitivinicola moderna?
Il cambiamento più radicale è stato il coraggio di investire ogni risparmio in tecnologie all’avanguardia: presse moderne, vasche termoregolate e nuovi impianti di vigna, molto più performanti rispetto a quelli del passato. Il simbolo di questa evoluzione è il passaggio dal sistema a “tendone”, storicamente destinato alla vendita di uva da tavola o sfusa, al sistema a Guyot, fondamentale per la vinificazione in proprio e la ricerca della qualità.
La Nuova Generazione e la Lotta ai Pregiudizi
Come rappresentante della nuova generazione, quali elementi credi abbiano determinato questo cambio di passo nel Lazio?
Stiamo raccogliendo i frutti di un movimento iniziato circa vent’anni fa, quando la regione ha intrapreso con decisione la strada della qualità. Il fattore chiave è stato iniziare a credere maggiormente nel nostro potenziale, ignorando i pregiudizi e combattendo quotidianamente contro l’eredità di una viticoltura passata basata sulla massa e non sull’eccellenza. Ogni giorno mi sveglio con l’obiettivo di migliorare, spinto non dal profitto, ma da una passione viscerale per questo mestiere.
Filosofia in Vigna e Cantina
Sei enologo e rappresenti la terza generazione. Qual è il tuo approccio alla gestione agronomica?
In azienda seguiamo una linea di estrema oculatezza: interveniamo il minimo indispensabile per proteggere le piante dalle malattie. Vivendo noi stessi all’interno della tenuta, siamo i primi a respirare l’aria dei campi; rispettare la natura non è solo una scelta etica, ma di buonsenso. In cantina, la mia “deformazione professionale” mi impone una ricerca della massima pulizia tecnica, con l’obiettivo di esaltare la purezza di ciò che la terra ci dona, senza deviazioni o artefatti.
Il Tributo alla Storia: Il “De Coccio”
Il vostro “De Coccio”, vinificato in anfora, sembra un omaggio al territorio ricco di reperti archeologici piuttosto che una moda. Com’è nato e siete soddisfatti del risultato?
È un vino fortemente voluto da mio padre e da me, nato come tributo alla tradizione etrusca. Utilizziamo l’anfora perché era l’unico contenitore dell’epoca, interpretandola però in chiave moderna e lasciando che il vino si esprima in modo naturale. Viviamo in una terra intrisa di storia e ne siamo affascinati: non a caso, le nostre etichette, come i “Leoni Ruggenti”, sono ispirate agli affreschi del 700 a.C. rinvenuti proprio accanto ai nostri vigneti.
Certificazioni e Mercato Mondiale
Cosa pensi delle certificazioni Bio o Biodinamico?
Non sono strettamente legato alla certificazione biologica; la vedo come uno strumento utile al consumatore, ma spesso viene scambiata erroneamente come sinonimo assoluto di qualità. Personalmente, preferisco avere la libertà di ruotare i prodotti per evitare resistenze dei funghi. Inoltre, ritengo che l’uso massiccio di rame previsto nel bio possa penalizzare il profilo aromatico e favorire ossidazioni precoci.
Il Futuro e la Visione Internazionale
Se non facessi il viticoltore in questo splendido ambiente, dove ti piacerebbe fare vino?
È difficile da immaginare. Se non avessi avuto l’azienda di famiglia, avrei probabilmente girato il mondo per scoprire nuove varietà. Mi affascina il Portogallo per il suo clima marino e il grande potenziale di sviluppo. Ma in fondo, la cosa importante per me è divertirmi mentre produco vino, indipendentemente dal luogo.
Bruno Fulco
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