Quale futuro per la Doc Garda?

Le strategie del Consorzio: debutto della Garganega a basso grado alcolico naturale, la menzione “Crémant” per il Metodo Classico, l’estensione dell’area produttiva a Castenedolo (Brescia) e il progetto di comunicazione legato al territorio del Lago di Garda. I nuovi scenari con focus su Regno Unito e Germania.
Quale futuro per la Doc Garda? E quali le strategie che il Consorzio vitivinicolo guidato dal direttore Carlo Alberto Panont intende adottare in relazione all’attuale congiuntura economica collegata alla contrazione dei consumi, alle tensioni internazionali, alle politiche commerciali, all’altalena dei dazi, ai nuovi stili salutistici, alla demonizzazione del vino che non può essere assimilato ad altri prodotti alcolici se assunto con moderazione durante i pasti.
Questi gli interrogativi che hanno animato nei giorni scorsi alla Dogana Veneta di Lazise l’annuale appuntamento “Garda Wine Stories” dedicato quest’anno allo scenario normativo e di mercato dei prodotti vitivinicoli a grado alcolico nullo o ridotto, con un focus su Regno Unito e Germania.
Quattro le strategie messe a punto dal Consorzio: il debutto della Garganega a basso grado naturale, la menzione “Crémant” per il Metodo Classico, l’estensione dell’area produttiva a Castenedolo (Brescia) e il progetto di comunicazione “Garda 360”.
La Doc Garda abbraccia le sponde delle province di Brescia, Mantova e Verona
Riconosciuta nel 1996 per valorizzare i vini varietali provenienti da dieci zone storiche di produzione dell’area gardesana, la Doc Garda abbraccia le sponde delle province di Brescia, Mantova e Verona.
È una denominazione per sua natura dinamica che permette di interpretare in maniera innovativa alcuni vini non contemplati dalle denominazioni storiche su cui insiste.
Con oltre 23 milioni di bottiglie imbottigliate nel 2025, la Doc Garda ha registrato il proprio miglior risultato storico, consolidando il suo percorso di crescita sostenuto dalla capacità di proporre vini contemporanei, versatili e in sintonia con le richieste dei mercati.
Dalla vendemmia 2025 avviata la produzione di un vino a bassa gradazione naturale

Dalla vendemmia 2025 la Doc Garda ha avviato la produzione di un vino a bassa gradazione naturale, ottenuto lavorando in vigna e in cantina per non superare i 9 gradi alcolici.
Un risultato reso possibile dalla modifica del disciplinare approvata nell’autunno 2025 e frutto di una visione lungimirante ha precisato Clementina Palese. Questa tipologia è la risposta alle attuali tendenze dei consumatori verso vini più leggeri e beverini, tendenza che potrebbe consolidarsi come alternativa enologica italiana ai vini No-Lo e a tutte le altre bevande a “base” di vino dealcolato.
Una alternativa italiana fondata su “vini veri” – cioè frutto di fermentazione alcolica di uve, secondo la definizione di Unione Europea e Oiv-Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino – che avrebbe dalla sua la miriade di vitigni autoctoni e di territori di produzione per disegnare un mosaico di offerta sui mercati internazionali, a fronte di produzioni di vino no e low alcol che crescono sì, ma poco, anche nelle proiezioni più ottimistiche.
Paolo Fiorini: “La scelta è caduta sulla Garganega per le sue note fruttate e floreali”

“La scelta è caduta sulla Garganega varietà più adatta per caratteristiche agronomiche ed enologiche – ha spiegato Paolo Fiorini, presidente del Consorzio (agronomo ed enologo di Cadis 1898) – con una forte connessione con il territorio e una elevata elasticità enologica, da base spumante a passito.
Con un minimo di 8 gradi alcol e 13,6 gradi Babo, valore raggiungibile nella prima decade di settembre, si preservano aromaticità e note fruttate e floreali.”
Per la prima vendemmia, la 2025, la produzione conta due etichette – gradevoli all’assaggio – per circa 20.000 bottiglie, destinate a crescere dalla prossima annata. 
Fiorini ha anche sottolineato un aspetto paradossale: “vendemmiando a settembre, 15 anni fa avremmo avuto dei pH bassi e acidità estremamente alte, mentre oggi proprio il cambiamento climatico rende più praticabile la produzione di vini equilibrati a basso grado naturale.
Il quadro, però, resta complesso.
Il professor Eugenio Pomarici dell’Università di Padova, ha ricordato che il mercato dei vini no e low alcol è ancora nascente, con una penetrazione limitata, tra il 5% e il 10% dei consumatori nelle principali piazze, pur in crescita in Paesi come Stati Uniti, Germania e Regno Unito.
“Restano – ha spiegato – ostacoli importanti: la percezione qualitativa non sempre positiva, la scarsa disponibilità nella ristorazione e nella distribuzione tradizionale, la debolezza della comunicazione e del passaparola.
Per i vini a basso grado naturale, che presentano vantaggi sul piano ambientale e burocratico perché più tradizionali, i nodi sono soprattutto normativi: il mancato riconoscimento legale come vino al di sotto degli 8-9 gradi alcol, l’impossibilità di usare Dop e Igp senza modifiche ai disciplinari e la necessità di dimostrare la qualità per sostenere eventuali deroghe a livello europeo.”
Per i mercati del Regno Unito e della Germania importante è il rapporto qualità/prezzo
Su questo terreno si inseriscono anche le indicazioni che arrivano dai mercati esteri. Per Patrick Schmitt, Master of Wine e editor in chief del magazine Uk “The Drinks Business”, i vini a basso alcol naturale possono trovare spazio nel mercato britannico, ma a condizione che lascino margini adeguati ai distributori e che non superino le 20 sterline sugli scaffali.
Anche in Germania i consumatori mostrano una forte sensibilità al rapporto qualità/prezzo e stanno riducendo i consumi di vino.
“Questi vini – ha osservato Karin Eymael, editor in chief della rivista “Weinwirtschaft” – possono contare su alcuni argomenti efficaci per il marketing: processi naturali, maggiore sostenibilità, migliori profili organolettici, gradazioni contenute e dunque più in linea con stili di vita orientati al benessere. Ma devono anche misurarsi con la concorrenza dei vini leggeri Kabinett.
Inseriti nuovi vitigni (Rebo, Müller Thurgau e Pinot Grigio ) e la menzione “Crémant”
Nel frttempo la Doc Garda con una seconda tornata di modifiche al disciplinare, approvate nel settembre 2025, ha aggiunto diversi vitigni e tipologie (Rebo come vino fermo, Müller Thurgau e Pinot Grigio nelle versioni vino, frizzante e spumante, le specificazioni di vitigno per Garganega e Chardonnay per spumanti e frizzanti e Corvina per le versioni rosate di entrambi) e ha perfezionato il percorso iniziato nel 2016 quando è stata introdotta la categoria spumanti con la possibilità, dalla vendemmia 2025, di usare in etichetta la menzione “Crémant” sui Metodo Classico Garda Doc, bianchi e rosé, ottenuti da uve autoctone, come la Garganega, e da varietà internazionali come lo Chardonnay.
Come ha spiegato Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio, sarà possibile utilizzare in etichetta la menzione “Crémant” sulle bottiglie in uscita dal 2027.
Panont ha rivendicato la scelta fatta senza voler scimmiottare la Francia, sottolineando che si tratta di una menzione prevista dall’Unione Europea.
Una menzione riservata ai vini spumanti rifermentati in bottiglia Doc o Igp ottenuti da uve raccolte a mano, pressatura soffice a grappolo intero, resa di uva in vino del 66% (100 litri di mosto ogni 150 chili di uva) e un minimo di nove mesi sui lieviti, e fissa il tenore massimo di anidride solforosa (150 mg/l) e di zucchero (50 grammi litro).
“La presenza di uve locali – ha concluso Panont – ci permetterà di produrre un Crémant di “espressione” che segnerà un passo significativo per la denominazione Garda nel suo complesso, consolidando la sua posizione nel panorama degli spumanti italiani.”
La zona di produzione estesa alle colline di Castenedolo (90 ettari) nel Bresciano
All’ampliamento della spumantistica Garda Doc si collega anche l’estensione della zona di produzione al territorio collinare morenico di Castenedolo, nel Bresciano, per circa 90 ettari, di cui una trentina oggi vitati.
“Abbiamo sempre ragionato in una logica di distretto piuttosto che di unità organizzativa in competizione con altri territori” ha spiegato Giovanna Prandini, vicepresidente del Consorzio (e dell’Associazione Consorzi Vini Lombrdi) al timone assieme al fratello Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, della cantina Perla del Garda.
“L’inclusione di Castenedolo – ha aggiunto – è coerente con la prossimità alla zona di produzione della Doc Garda e con la presenza di produttori che, in quell’area, coltivano tradizionalmente varietà internazionali per la spumantistica che potranno valorizzarle grazie alla Doc Garda.”
Un altro tassello della strategia territoriale è, infine, il progetto di comunicazione “Garda 360”, pensato per raccontare la denominazione in tutte le sue sfaccettature, legandola in modo più stretto al territorio del Lago di Garda.
L’idea è quella di costruire un racconto capace di andare oltre la degustazione, tra paesaggio, acqua, attività outdoor ed esperienze: dalle alture del Monte Baldo alle profondità del Lago, con esplorazioni subacquee, vela, apnea e immersioni simboliche delle bottiglie di “Crémant”. In parallelo, il progetto si apre anche ai temi della tutela dell’ecosistema lacustre, richiamando l’attenzione sulle 25 specie ittiche autoctone a rischio per l’impatto di 42 specie aliene invasive.
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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