Tribuna

Premiato il mitico Ben Ryé Passito di Pantelleria

Premiato il mitico Ben Ryé Passito di Pantelleria

Premiato il mitico Ben Ryé Passito di Pantelleria

Da alcun giorni è in libreria l'”Annuario dei Migliori Vini Italiani” edizione 2022 di Luca Maroni, il famoso critico che, nelle sue analisi sensoriali, segue da sempre un solo parametro: la piacevolezza. ” La qualità del vino – sostiene – è la piacevolezza del suo sapore”. 

Trentotto sono i vini premiati con il massimo dei riconoscimenti: 99 centesimi.

Premiato il mitico Ben Ryé Passito di Pantelleria
Premiato il mitico Ben Ryé Passito di Pantelleria

Il che significa la perfezione assoluta (la quotazione di 100 centesimi, a detta di molti opinion leader, esiste solo in paradiso: condivido).

Uno, in particolare, emerge su tutti: il mitico ed ammaliante Ben Ryé 2019 di Donnafugata. Nasce da uve Zibibbo (Moscato d’Alessandria) ed è considerato dalla critica internazionale uno dei vini dolci più intriganti al mondo.

Ben Ryé è parola araba: significa “figlio del vento”. Ricorda i venti dell’isola di Pantelleria che accarezzano i grappoli protetti nelle “conche” dove maturano le uve Zibibbo.

Altra parola araba lo Zibibbo. Significa: uva passa.

Ben Ryé 2019 ha un colore dorato con riflessi ambrati, luminoso come il cielo di Pantelleria.

Il bouquet è suadente e regala al primo impatto piacevoli note fruttate di albicocca e scorza di arancia candita che si mescolano in un matrimonio d’amorosi sensi con dei sentori di macchia mediterranea.

In bocca si ritrovano le note fruttate e i sentori di erbe aromatiche, unite a dolci “nuance” di miele. Intenso e persistente, con uno straordinario equilibrio tra freschezza e dolcezza, Ben Ryè è un passito ammaliante, tra i vini dolci più apprezzati al mondo.

A tavola si sposa con i formaggi erborinati, il foie gras, l’anatra caramellata, la pasticceria secca e il cioccolato d’autore, modicano in particolare.

Ma è semplicemente superlativo anche fuori pasto, centellinato sorso dopo sorso. Un vino da meditazione, per usare una frase cara a Luigi Veronelli, che accarezza la bocca. Un vino raro e prezioso.

Sono in tutto 38 i vini del BelPaese, il meglio del meglio d’Italia, valutati con 99 centesimi  dal critico Luca Maroni, che, per le sue analisi sensoriali, segue da sempre questo criterio: “La qualità del vino è la piacevolezza del suo sapore”.

Questi 38 vini rappresentano tutta la ricchezza e la varietà della viticultura italiana, con una netta preponderanza dei rossi (32) sui bianchi (5) con un solo vino dolce: il mitico Ben Ryé di Donnafugata.

La Toscana è la regione più rappresentata con 9 etichette.

Ai piedi del podio Luca Maroni mette in fila, divisi per tipologia, i migliori vini meritevoli di segnalazione con valutazioni che vanno dai 96 ai 98 punti. Eccoli: 54 vini rosati, 711 rossi, 182  bianchi e 24 vini dolci.


“Ho inspirato profumi di integrità olfattiva ed ossidativa mirabili, che sarebbe stato un sogno ipotizzare qualche anno addietro”, scrive Luca Maroni nella prefazione all’Annuario 2022. 

“Le cure riservate alla coltivazione cominciano sempre di più ad avere come direttrice non la sola concentrazione, ma più ancora il rispetto del patrimonio aromatico nativo delle uve.

Premiato il mitico Ben Ryé Passito di Pantelleria

Si va così modulando la tecnica agronomica affinché il frutto sia protetto dalle ustioni dirette operate sulla bacca dal sole, ciò con la riscoperta della pergola e/o del tendone (ma a conduzione rigorosa e selettiva), e sempre più si cerca di coprire il grappolo senza opprimerlo od ombreggiarlo con il suo fogliame.

Senza pensare all’anticipo della data di vendemmia, fattore che ha contribuito in maniera determinante alla crescita delle profumazioni dei nostri magnifici bianchi”. 

“I rosati – continua Maroni – conoscono una nuova era di splendore: tutte le varietà autoctone rosse di ogni regione hanno oggi la loro pregevolissima versione rosata, e il bilanciamento fra la freschezza acida, la spolverata di tannino e la suadenza morbida dell’uva si rivela armoniosa in ogni dove.

Così la definizione della ciliegiosità varietale, denominatore comune aromatico, che in funzione della diversa uva e del diverso stile enologico trasformativo assume tonalità aromatico-olfattive infinitamente variate”. 

“Alcuni rossi – scrive ancora Maroni – lasciano veramente da pensare, con la loro porosa concentrazione, la dirompente potenza della loro alcolica emissione ormai a livelli di fittezza assoluta.

E il bello è che il loro alcol non si avverte, ammantato e vestito com’è da polposità e glicerinosità sontuose dell’uva.

Lo sviluppo ossidativo è sempre più contenuto, i profumi meno sulfurei, acetosi e svaniti, ed il dosaggio e la qualità del rovere che ammanta di spezie il loro profumo è sempre più proporzionato al frutto ed intrinsecamente più puro.

La morbidezza non è più chimera, nonostante il loro fondente e poderoso, nero tannino, ogni deglutizione vede la voce morbida del gusto in grado di controbilanciare e compenetrare in frutto la sua potenza tannica estrema, e con l’acidità, che reca fragranza alla sua morbida massa gustativa”. 

“I vini dolci son fantastiche essenze delle più belle italiche uve, capolavori di polpa e di dolcezza d’aroma il cui solo problema è che sono gli ultimi nella lista di fruizione. Ci si arriva satisfatti e appagati dai precedenti tipi di vino.

Ma loro il frutto è il più dolce e il migliore. Puro nettare del loro omore. Gli spumanti infine sulle ali del loro cristallino e fragrantissimo olfatto, ci inebriano con il loro satinato brio rendendo cremosa spuma i loro floreali, multivariati profili aromatici e gustativi.

Con una ricchezza di versioni che nel mondo vitoenologico non ha eguali”, conclude Luca Maroni nella sua prefazione all’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2022. In alto i calici. Prosit.


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