Piwi, sulla rampa di lancio il progetto “Spumares”

La possibilità di utilizzare per la spumantizzazione i vitigni resistenti alle malattie fungine è stata al centro di un seminario della Fondazione Edmund Mach con visita ai vigneti sperimentali di Roverè della Luna e una degustazione guidata di vini da uve resistenti prodotti dalla cantina di microvinificazione dell’Istituto di San Michele all’Adige.
Abbiamo parlato più volte della grande famiglia dei Piwi, vitigni resistenti alle malattie della vite (peronospora, oidio, marciume nero) che affliggono da tempo la viticoltura mondiale. Vitigni studiati e creati in Germania dalla Stazione sperimentale dell’Università di Friburgo e in Italia da molti Centri di Ricerca, in primis dal Dipartimento di Genetica della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige guidato dal prof. Marco Stefanini, che tra l’altro è anche presidente dell’Associazione Piwi Italia.

L’obiettivo di questi centri di Ricerca è quello di abbattere drasticamente l’uso della chimica e i trattamenti fitosanitari praticando una viticoltura sostenibile che non turbi l’equilibrio dell’ecosistema.
I nomi più gettonati di questi nuovi vitigni targati Piwi (acronimo della parola tedesca Pilzwiderstandfähig, letteralmente «resistenti ai funghi») sono il Solaris, il Bronner, lo Johanniter, il Muscaris, il Souvignier Gris, il Pinot Regina, il Regent, il Sevar.
Le tipologie di vitigni e le varietà Piwi resistenti alle malattie fungine della vite
Nei giorni scorsi i vitigni Piwi sono stati al centro del seminario organizzato a San Michele all’Adige dal presidente della Fondazione Edmund Mach prof. Francesco Spagnolli in collaborazione con il Consorzio Innovazione Vite. Un’occasione importante per illustrare il progetto “Spumares”, espressamente dedicato a studiare l’attitudine delle uve Piwi per la spumantistica, progetto che mira a sviluppare varietà di viti resistenti alle principali malattie, adattate alle condizioni ambientali e pedoclimatiche locali.
Il progetto prevede di rilevare in diversi areali trentini il comportamento di alcune varietà resistenti adatte alla spumantizzazione, in particolare quelle che nel 2020 il Consorzio Inovazione Vite ha iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, quelle che hanno cominciato l’iter di protezione e registrazione nel 2024 e altre molto promettenti, in fase di sperimentazione, dalle caratteristiche enologiche adatte alle tipologie di vinificazione per la migliore valorizzazione delle uve a base spumante.
Sette i vitigni che si sono rivelati particolarmente vocati alla spumantizzazione

Una quarantina sono le varietà di vite tolleranti alle principali patologie fungine. Una trentina sono state studiate dai ricercatori del Dipartiemto Miglioramento Genetico della Fondazine Edmund Mach e sette si sono rivelate particolarmente vocate alla spumantizzazione: Charvir (nato da un incrocio con lo Chardonnay), Termantis, Nermantis, Valnosia, Johanniter, Solaris e Souvignier Gris.
L’evento si è articolato su una visita ai vigneti sperimentali di Roverè della Luna e una degustazione guidata di vini sperimentali da uve resistenti prodotte dalla cantina di microvinificazione dell’Istituto di San Michele.
Un centinaio gli operatori del settore, tra viticoltori e tecnici, che hanno preso parte all’iniziativa, che si conferma ogni anno un appuntamento molto atteso e che consente ai viticoltori di conoscere da vicino anche l’attività di miglioramento genetico condotta dal Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione.
L’intensa attività di selezione genetica dei ricercatori della Fondazione

L’attività di ricerca e sperimentazione sulle varietà Piwi ha portato negli anni scorsi ad iscrivere al Registro Nazionale delle Varietà di Vite quattro nuove selezioni, grazie alla preziosa collaborazione del Consorzio Innovazione Vite: Termantis, Nermantis, Charvir e Valnosia. Un’intensa attività di selezione genetica finalizzata alla resistenza, realizzando un piano di incrocio sin dal 1987.
Oggi si producono circa 30 mila semi l’anno suddivisi in più di 100 combinazioni di incrocio. Questa attività permette di selezionare genotipi con caratteri di resistenza verso le diverse malattie e patologie fungine. Per rendere più efficiente la fase di selezione si utilizzano marcatori molecolari associati alle varie resistenze.
Il ricordo di Rebo Rigotti e i ringraziamenti al ricercatore prof. Marco Stefanini

In apertura il presidente della Fondazione Edmund Mach prof. Francesco Spagnolli ha ricordato l’ormai lunga esperienza di San Michele nel miglioramento genetico della vite. Tra i nomi più illustri ha ricordato il genetista e agronomo di Pdergnone Rebo Rigotti.
Il Presidente ha ringraziato il ricercatore Marco Stefanini, in pensione da pochi giorni (a lui è subentrata Silvia Vezzulli), a cui va il riconoscimento per aver introdotto l’approccio Piwi nel processo di miglioramento genetico. Ha poi preso la parola il direttore generale della FEM, Riccardo Velasco, sottolineando l’importanza di poter vedere anche in campo i risultati della sperimentazione condotta a S. Michele. È quindi intervenuto Enrico Giovannini, presidente del Consorzio Innovazione Vite, per ricordare il percorso che ha condotto alla creazione, nel 2012, del consorzio e ringraziare i vivaisti viticoli trentini per la collaborazione e la Fondazione Edmund Mach per le attività di ricerca.
Prima della visita in campo e la degustazione di alcuni vini Piwi, è intervenuto Marco Stefanini, presidente di Piwi Italia, che ha portato l’attenzione su due aspetti dei vitigni Piwi di nuova selezione: la sostenibilità ambientale e l’adattamento ai cambiamenti climatici. E per quanto riguarda il progetto “Spumares” il brindisi finale non poteva che essere con le bollicine resistenti da vitigni Piwi, resistenti e spumeggianti.
In lto i calici. Prosit. (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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