
Pelaverga, Neretta Cuneese, Chatus a Cascina Melognis

Nel Piemonte vitivinicolo contemporaneo, dove la spinta verso l’internazionalizzazione e la concentrazione varietale ha spesso ridotto la complessità ampelografica dei territori, esistono realtà che operano in controtendenza, riportando al centro della ricerca enologica vitigni marginali e storicamente radicati.
Cascina Melognis di Vanina e Michele Fino, nelle Colline Saluzzesi, si inserisce in questo scenario come un caso emblematico di recupero consapevole della biodiversità viticola, fondando la propria identità produttiva su varietà rare, spesso dimenticate, ma profondamente legate al paesaggio pedemontano del Monviso.

Il territorio del Saluzzese rappresenta un unicum dal punto di vista pedoclimatico. Situato in una fascia di transizione tra pianura e arco alpino, beneficia di suoli complessi, prevalentemente sabbiosi e limosi, solo in piccola parte argillosi, arricchiti da una componente scheletrica di origine erosiva.
L’altitudine moderata, unita alle marcate escursioni termiche tra giorno e notte, incide in modo determinante sulla fisiologia della vite, favorendo una maturazione lenta e progressiva delle uve e preservando un’elevata dotazione acidità.
Queste condizioni si rivelano particolarmente adatte a vitigni tradizionali a bassa produttività, spesso penalizzati in contesti più caldi o eccessivamente fertili, ma capaci qui di esprimere una notevole precisione aromatica.
In questo quadro si colloca il Pelaverga, vitigno storicamente diffuso nel Saluzzese e oggi al centro del lavoro di Cascina Melognis. A lungo confuso o marginalizzato rispetto al più noto e coltivato Pelaverga piccolo, tipico di Verduno, nelle attigue Langhe, il Pelaverga presenta caratteristiche ampelografiche distintive: grappoli mediamente compatti, acini di dimensioni superiori, buccia sottile e un corredo fenolico contenuto.

Dal punto di vista enologico, si tratta di una varietà che privilegia l’espressione aromatica e la freschezza rispetto alla concentrazione, con profili olfattivi dominati da piccoli frutti rossi, note floreali e vegetali, oltre a una speziatura naturale che richiama il pepe bianco.
La sua attitudine al territorio saluzzese emerge con chiarezza nella capacità di mantenere equilibrio anche in annate più calde, grazie a una maturazione zuccherina moderata e a un’acidità strutturale contenuta e ben integrata.
Vinificato in purezza con fermentazioni spontanee e affinamenti essenziali, il Pelaverga Grosso restituisce vini sottili, dinamici, di grande leggibilità territoriale, confermando il potenziale di questa varietà come interprete fedele delle Colline Saluzzesi.
Pelaverga, Neretta Cuneese

Accanto a questo vitigno simbolo, Cascina Melognis ha scelto di recuperare e valorizzare altre varietà storiche oggi ai margini della viticoltura piemontese.
Tra queste spicca la Neretta Cuneese, vitigno autoctono della provincia di Cuneo, un tempo ampiamente diffuso e oggi ridotto a poche parcelle.
Dal punto di vista agronomico, la Neretta si caratterizza per una vigoria contenuta e per una maturazione relativamente precoce, elementi che la rendono adatta ai climi freschi del pedemonte. In vinificazione, apporta profili aromatici delicati, con note di frutti rossi freschi e sentori floreali, e una trama tannica lieve, che contribuisce a vini di grande bevibilità e precisione.
La sua presenza nelle produzioni di Cascina Melognis assume un valore che va oltre l’aspetto sensoriale, rappresentando un tassello fondamentale nella ricostruzione dell’identità viticola locale.

Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dallo Chatus, vitigno di origine storicamente legata alle regioni alpine e prealpine, ma ormai acclimatato da tempo anche nel Saluzzese. In questo contesto, lo Chatus mostra un comportamento agronomico equilibrato, con grappoli spargoli e una buona resistenza alle condizioni climatiche variabili.
Dal punto di vista enologico, contribuisce con una componente speziata ed erbacea, una struttura leggermente più marcata e una profondità aromatica che arricchisce i blend, localmente con il Barbera, dimostrando come l’interazione tra vitigni autoctoni e varietà storicamente adottate possa generare risultati di notevole interesse tecnico.

Il lavoro di Cascina Melognis si inserisce così in un processo più ampio di recupero dei vitigni del Saluzzese, dove la riscoperta ampelografica si accompagna a una riflessione scientifica sul ruolo della diversità genetica in viticoltura.
In un contesto segnato dal cambiamento climatico e dalla crescente standardizzazione dei profili enologici, la valorizzazione di varietà adattate da secoli a specifici ambienti pedoclimatici rappresenta una strategia di resilienza e sostenibilità.
Le basse rese, la gestione manuale del vigneto e le vinificazioni poco interventiste adottate da Cascina Melognis consentono di mettere in evidenza le peculiarità di ciascun vitigno, trasformando la rarità varietale in un valore tecnico ed espressivo.
Con questa idea produttiva si possono trovare anche vitigni a bacca bianca quali Chasselas e Gouais Blanc.
In questa prospettiva Vanina e Michele ne sono in larga parte responsabili e Cascina Melognis è forse l’azienda oggi più autorevole e dinamica nel Saluzzese, che non si limita a custodire un patrimonio viticolo, ma contribuisce attivamente alla sua evoluzione, dimostrando come i vitigni rari di questo territorio possano tornare a essere protagonisti di una narrazione enologica contemporanea, fondata su territorio, ricerca e identità.
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