I Viaggi di Graspo

E se Cenerentola esistesse davvero e non fosse solo una favola?

E se Cenerentola esistesse davvero e non fosse solo una favola? Prima puntata.   Se veramente una ragazza bella, caparbia e curiosa avesse voluto salvare dall’estirpazione

E se Cenerentola esistesse davvero e non fosse solo una favola?

Prima puntata.

Filare di Cenerente

Se veramente una ragazza bella, caparbia e curiosa avesse voluto salvare dall’estirpazione l’ultimo centenario vigneto di Cenerente al mondo, e ci fosse realmente riuscita puntando tutto il suo futuro e quello della sua azienda su questo vitigno storico vicentino con l’aiuto di G.R.A.S.P.O. ?

Cenerentola oggi si chiama Eleonora Girardi ed il suo ancestrale e suggestivo vigneto di Cenerente si trova a Sossano in provincia di Vicenza … una bella favola ancora tutta da scoprire, da scrivere e da …bere.

 

Zenerente e Farinente

Bel grappolo di Cenerente

Spulciando tra le varie pubblicazioni, anche recenti di G.R.A.S.P.O. ritroviamo spesso citato questo antico e raro vitigno veneto.

Tutte informazioni e testimonianze che arrivano dai rilievi effettuati nei vari campi storici di conservazione, dalle ripetute microvinificazioni e dalle testimonianze bibliografiche.

Sappiamo così che la Cenerente è un vitigno coltivato da tempi remoti a Verona ma anche a Vicenza e Treviso.

Pianta centenaria

Numerose testimonianze certificano la sua presenza a Soave dove viene anche chiamata Molinara Farinente ed a Roncà con il nome di Farinente o Zenerente  

Nella valle dell’Alpone, secondo alcuni autori, essa corrisponderebbe alla Negrara, come il Cav. Clementi che nel 1868, riporta che “la Cenerente del monte e del piano dei distretti di Lonigo e Barbarano” corrisponde alla “Negrara del Pedemonte”.

Nella zona pianeggiante di Soave e Montebello veniva anche chiamata Gambugliana o Gambugiana (Dalmasso et. al. 1939). Secondo questi autori sia il nome Cenerente che i sinonimi Farinente e Molinara Farinente sono probabilmente dovuti alla caratteristica degli acini di questa varietà che sono intensamente coperti di pruina, tanto da sembrare coperti di cenere o di farina.

 

Una storia confusa e tortuosa

la vite si adatta sempre

La ricostruzione del suo percorso itinerante, confuso e tortuoso lo troviamo anche nel testo” I vitigni dei Berici” di Severina Cancellier ed Angelo Costacurta dove ricordano an che nel 1883 il Bertani descrive una Negretta coltivata nella zona di Minerbe (VR), che dice conosciuta anche con il nome di Cenerente nel basso vicentino, di Farinella nell’alto vicentino, di Farinente di S. Giovanni Ilarione e di Gambugiana a S. Bonifacio.

la Padrona di casa Eleonora Girardi

La probabile sinonimia tra Cenerente, Gambujana, Farinente, e Negretta è ricordata anche nella monografia del Sormani Moretti (1904).
Il Molon (1906) riporta invece la Cenerente abbinata al sinonimo Frankental. 

La cenerente in pianta

Lo Zava (1901) ci ha lasciato una descrizione ampelografica della Cenerente indicata tra i vitigni coltivati in provincia di Treviso. Non ne dà comunque un giudizio lusinghiero riportando che “…il vino inferiore che produce è assai colorito, si vende ad infimo prezzo e malgrado la quantità, non sopperisce certamente alla utilità impostata dalla coltivazione di migliori vitigni.” 

Il Marzotto (1925), cita la Negrara Cenerente o Farinente detta Gambujana e ricorda che la Cenerente è una varietà molto sensibile alla peronospora, per cui va via via scomparendo soprattutto in pianura. Una descrizione ampelografica completa, corredata anche da una documentazione fotografica è riportata da Dalmasso ed altri. 

Questi autori ricordano che “la Cenerente produce in abbondanza e costantemente; è dotata di buona resistenza alle crittogame, appena discreta al marciume…”.
Nel 1950 (Montanari e Ceccarelli) riferiscono che la Cenerente è coltivata, sia pure limitatamente, a Verona nella zona di Roncà e Monteforte e nella pianura a sud della provincia di Vicenza. 

 

La nonna, la mamma e la figlia

il vigneto

Recenti indagini molecolari hanno dimostrato che la Cenerente ha una propria unicità genetica ed è legata parentalmente all’Uva Gatta della quale è figlia ed alla Gambugliana della quale è madre.

Eleonora Girardi con Gianmarco Guarise

La Cenerente non è ancora iscritta al Registro delle Varietà di uva da Vino del Ministero dell’Agricoltura dove però la troviamo citata invece come sinonimo errato nella scheda ampelografica della Schiava grossa, errore in cui era caduto il Goethe nel 1876. 

Dal 2005 questa varietà è comunque iscritta nella banca dati del progetto Biodiversità della Regione Veneto 

La vera sorpresa, che complica ulteriormente la sua storia, è ritrovarla come sinonimo corretto di una varietà probabilmente proveniente dall’Emilia-Romagna denominata Balzamino ed iscritta ufficialmente nel catalogo europeo (www.vivc.de) 

Qui alla voce Balzamino figurano tre sinonimi Balzameno, Balzemino e appunto Cenerente. 

 

La scarpetta perduta

In vigna

Abbiamo quindi tutti gli elementi per ricostruire una bella favola, un bellissimo castello rappresentato da uno storico e monumentale vigneto, una scarpetta perduta come questa rara ed antica e varietà, al momento sembra mancare il principe azzurro.. ma forse lo incontreremo nella prossima puntata di questo suggestivo racconto quando parleremo ancora di Cenerentola e della Cenerente con il vino nel calice…

 

Un vitigno dal passato per un vino da favola che guarda al futuro

 Di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi, foto di Gianmarco Guarise


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