I Viaggi di Graspo

Microcantina Biancopecora, custodi del Gaglioppo delle Marche!

Microcantina Biancopecora, custodi del Gaglioppo delle Marche!   Il futuro del vino sta nel passato e mentre siamo in una fase di piena emergenza climatica

Microcantina Biancopecora, custodi del Gaglioppo delle Marche!

 

Il futuro del vino sta nel passato e mentre siamo in una fase di piena emergenza climatica, si crea la necessità di maggiore sostenibilità ambientale con una sempre maggiore richiesta di vini più identitari e meno standardizzati, che non seguono le mode del momento.

In questo contesto si collocano i vitigni autoctoni ‘dimenticati’ – resistenti per natura e capaci di sopportare siccità e le alte temperature – che tornano a nuova vita, promettendo vini unici, sostenibili e capaci di esprimere al meglio il terroir locale.

Si riduce l’intervento chimico, valorizzando la biodiversità in vigna, adottando pratiche agricole tradizionali che mirano alla sostenibilità e a preservare i paesaggi rurali storici. 

Sempre più vignaioli coraggiosi stanno esplorando valli isolate e vecchi poderi, strappando all’estinzione vitigni rari – come il Gaglioppo delle Marche– che la storia moderna aveva frettolosamente dimenticato.

 

Il Gaglioppo delle Marche è un antico vitigno a bacca nera per lungo tempo diffuso nelle zone viticole marchigiane che ha rischiato l’estinzione e recentemente riscoperto.

Localmente chiamato “Gaglioppo”, “Gallioppo” o “Galloppa”, è oggetto di studi per la valorizzazione della biodiversità agraria locale.

L’AMAP Marche (Agenzia per la valorizzazione nel settore agroalimentare) ha incluso il Gaglioppo nei suoi studi per la reintroduzione e valorizzazione in territori vocati, al fine di integrare la produzione di vini rossi marchigiani con note di tipicità.

 

Un cenno storico sulle origini del vitigno.

Bruno Bruni, ampelografo marchigiano degli anni ’60, nel suo dattiloscritto non pubblicato (Ampelografia marchigiana, 

1960), nella quale viene fatta una mappatura fondamentale delle varietà di vite coltivate nella regione, in riferimento al Gallioppo coltivato nelle Marche scriveva: 

“Vitigno che sembra d’origine marchigiana, molto diffuso nelle vecchie piantagioni, specie nelle province di Ascoli e un po’ meno in quella di Macerata, anche con il nome di Galloppa, Balsamina galloppa, Moretta, Lancianese nero e limitatamente in quella di Ancona con il nome di Balsamina grossa”…..

…… “Per la quantità dell’uva prodotta, per la sua qualità, può considerarsi varietà di un certo merito e potrebbe essere conveniente la sua diffusione e quelle delle sue sotto varietà ( Picciol rosso, Uva nostrale, la Neri, Grana), specie nelle zone litoranee e ben esposte della provincia di Ascoli, per unire la sua uva a quella di altre varietà, specie del Montepulciano”….

…. “L’uva viene vinificata con altre varietà e particolarmente serve per fare il cosiddetto cappello ai mosti di mescolanze e dare colore”

 

Un’altra antica testimonianza della presenza del vitigno Gallioppo nelle Marche è stato possibile ritrovarla negli archivi del Comune di Cossignano (AP) dove, in un periodico del tempo “L’Amico dell’ Agricoltore”.

Anno XIV del 10 marzo 1915 (Organo delle Istituzioni agrarie e cooperative del Circondario di Fermo – direzione ed Amministrazione presso la Cattedra Agraria), alla sezione consigli per l’agricoltore veniva detto: “Innestiamo le viti che producono poco e quelle che producono qualità scadente come il Cacciò…..Ogni anno si ha il proposito di sostituire un certo numero di viti con qualità buone da vino come il sangiovese, la gaglioppa, il bordeaux, ecc., ecc….”.

 

I dati ISTAT C.A.’70, rivelano la presenza storica del vitigno sul territorio marchigiano, quasi esclusivamente nella provincia di Ascoli, dove era autorizzato alla coltivazione. 

Nel tempo le superfici vitate a Gallioppo sono andate diminuendo sensibilmente, fino a quasi scomparire.

Agli inizi degli anni ’90, era da ritenersi sicuramente vitigno in via di estinzione, in quanto risultava ancora presente in esemplari sparsi (alberate, viti maritate all’acero) o in residui di vigneti storici, nelle zone ove è stato possibile riscontrare ancora una viticoltura tradizionale del passato. 

Le recenti indagini di carattere storico e ampelografico condotte dall’ASSAM unitamente all’Università Politecnica delle Marche, hanno permesso di accertare che il Gallioppo delle Marche presenta lo stesso profilo genetico del Sanforte in Toscana e del Maiolica in Abruzzo, ma diverso dal Gaglioppo Nero diffuso in Calabria.

 

Microcantina Biancopecora è una “microcantina artigianale” di Sant’Elpidio Morico frazione di Monsampietro Morico, in provincia di Fermo, con una vigna fittissima che produce solo 30/40 quintali anno/ettaro, a regime biologico dal 2015, con il minimo utilizzo di mezzi meccanici.

Si è dotata delle più moderne attrezzature di cantina e vengono utilizzati dei materiali high tech come i tappi Ardea Seal, che con praticità ed eleganza chiudono le bottiglie.

 

I protagonisti assoluti sono Massimo Ciscato, ex fotografo, e la moglie Michela, ex contabile, entrambi milanesi che si sono conosciuti a Londra e nelle Marche hanno realizzato il sogno di cambiare vita. 

L’arte e il design sono di casa, la veste grafica e le etichette si ispirano al design del fumetto anni 70 di cui Ennio, il papà di Massimo è stato uno dei più apprezzati editori proprio in quegli anni con riviste diventate di culto in quel settore come Sorry, Fantascienza e Almanacco Veneziano.

 

Massimo e Michela sono anche i custodi del Gaglioppo delle Marche, che produce un vino di grande struttura, qualità con un grande potenziale evolutivo.

All’inizio del loro percorso decisero di puntare su un vitigno che fosse identitario del luogo, senza voler cedere al confronto con le varietà più note. 

Fatale fu l’incontro con un rappresentante della VCR Vivai Cooperativi Rauscedo che propose la propria campionatura di Gaglioppo marchigiano in purezza.

Successivamente scoprirono con grande sorpresa e piacere che l’antica pianta “madre” da cui era stato riprodotto quel clone si trovava proprio su quello che oggi è uno dei terreni di proprietà.

Massimo e Michela amano sottolineare che “La sfida si fece interessante e così decidemmo di impiantare per il nostro rosso solo questa antica specie, di difficile gestione e con rese molto basse ma con un carattere tutto suo. 

Come il nostro.”

Da quel momento e senza punti di riferimento — se non per l’esperienza dei vicini di Cantina dei Monti, con cui condividono il vitigno ma non la filosofia produttiva biodinamica— hanno iniziato a studiare questa antica varietà che in passato, veniva coltivata in segreto per donare corpo e tannicità ai tagli rossi, ma non ebbe mai un successo commerciale perché offriva rese bassissime ed era soggetto all’oidio.

Tra mille difficoltà notarono che la posizione, con esposizione a sud e venti mattutini costanti che asciugano la guazza notturna, permetteva alla pianta di resistere meglio alle malattie, anche in regime di biologico certificato.

 

La prima vinificazione del “Rossoforte 2024”, Gaglioppo delle Marche in purezza, è datata 2018. 

Il nome Gaglioppo in dialetto significa pugno chiuso e da qui nasce l’etichetta del vino Rossoforte che propone appunto un pugno chiuso, a descrivere la compattezza del grappolo.

Si sono commessi errori, si è sperimentato e dopo diverse prove finalmente hanno intuito la strada corretta. 

Si è passati dalle lunghissime macerazioni dopo periodi di appassimento a un uso ragionato della tecnologia: niente legno all’inizio, solo acciaio, per poi trovare il giusto equilibrio anno dopo anno.

La produzione è limitata, circa 1200 bottiglie, e curata nei minimi particolari con fermentazione con macerazione per circa 24 giorni poi si induce la fermentazione malolattica e segue un affinamento di almeno 12 mesi in barrique di rovere francese e 6 mesi in bottiglia.

Poi nel 2022 è nato Anita, un rosato 100% Gaglioppo delle Marche, frutto di una macerazione breve di poche ore per preservarne la delicatezza senza estrarre i tannini. Una straordinaria e sorprendente versione in rosa del Gaglioppo delle Marche.

Oggi, con circa 1900 bottiglie totali prodotte, sono fieri e orgogliosi di essere i custodi di questo antico tesoro marchigiano.

 

Il Marche Rosso IGT Rossoforte 2024 si presenta nel calice con un luminoso e intenso colore rosso rubino con riflessi granata.

Al naso arrivano intense note di frutta rossa matura come ciliegie e marasche accompagnate da sensazioni floreali di violetta e lievi note speziate di liquirizia e cioccolato. 

In bocca il sorso è secco, fresco e diretto, con una bellissima vena acida sostenuta da una traccia sapida che invita al prossimo sorso e una piacevole morbidezza che accarezza il palato. 

Un tannino vellutato che si integra bene nella struttura del vino con una bella corrispondenza gusto-olfattiva e una lunga persistenza.

La struttura del vino consiglia un abbinamento con primi piatti elaborati, carni arrosto e alla griglia, cacciagione e selvaggina, formaggi stagionati e salumi della tradizione. Si presta ad essere degustato anche a fine pasto come vino da meditazione.

 

In sintesi sostenibilità, biodiversità e autenticità – valori tipici della viticoltura del passato – sono la chiave per produrre un vino di qualità in futuro. 

Il primo sorso di un vino da vitigno riscoperto è come un salto nel tempo. 

È un sapore diverso da tutto ciò che siamo abituati a bere, un sapore che racconta la storia di un territorio specifico, un’identità ritrovata dopo decenni di oblio.”

Tutto questo è Microcantina Biancopecora che ha saputo accettare la sfida del Gaglioppo delle Marche e ci ha regalato un’emozione in un calice di vino!

Un ringraziamento speciale a Massimo e Michela per la disponibilità, gentilezza e cordialità.

Il viaggio continua…

Testo e foto di Walter Gaetani 


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