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In vino veritas, impariamo dai francesi!

In vino veritas, impariamo dai francesi! Il gap tra Italia e Francia non è nella qualità dei vini - sostiene il prof. Attilio Scienza

In vino veritas, impariamo dai francesi!

L’espianto dei vigneti in Francia- entro il 2035 ne saranno estirpati 100 mila ettari

Il gap tra Italia e Francia non è nella qualità dei vini – sostiene il prof. Attilio Scienza – ma nella diversa capacità che hanno i due Paesi di raccontare, promuovere e comunicare la cultura enologica. L’Italia ha piantato viti dappertutto trascurando la “vocazione” dei territori. Risultato: il fatturato del settore vino dell’Italia è 15 miliardi, quello della Francia 37 miliardi.

Il prof. Attilio Scienza a Vinitaly con i giornalisti Giuseppe Casagrande e Michele Bertuzzo. (Foto Davide Ortombina)

“In vino veritas” è una famosa espressione latina che Plinio il Vecchio ha ripreso dal sofista greco Zenobio e che significa letteralmente: la verità sta nel vino. L’alcol presente nel vino – questa l’interpretazione della frase – avrebbe il potere di allentare i freni inibitori, portando le persone a rivelare verità nascoste nell’intimo.

Ma qui, di verità nascoste, nemmeno l’ombra come amavano dire i veneziani all’ombra del Campanile di San Marco. 

Lo ha rivelato con schiettezza, parlando dell’attuale momento di difficoltà che sta vivendo il mondo del vino, il prof. Attilio Scienza, un luminare, decano dei ricercatori italiani che ha dedicato una vita allo studio e alla divulgazione scientifica del settore enoico, promuovendone la cultura. Proponiamo ai nostri lettori la riflessione pubblicata da WineNews. 

Il confronto: il fatturato dell’Italia è 15 miliardi, quello della Francia 37 miliardi

Il prof. Attilio Scienza immagina l’Italia del vino come un’azienda nella quale gli azionisti sono le regioni e dove il principale competitor è la Francia. I transalpini rispetto a noi hanno una viticoltura polarizzata composta da poche denominazioni (5) e pochi vitigni autoctoni, ma che danno grande valore al terroir, mentre nello Stivale la viticoltura è diffusa.

Ci sono molti vitigni autoctoni, ma che sono ignorati, molte denominazioni, ma che sono sconosciute, e il terroir ha poca importanza.

Con il risultato che il fatturato tricolore nel settore è di 15 miliardi di euro con un prezzo medio al litro di 3 euro, mentre il giro d’affari francese registra 37 miliardi di euro e un prezzo medio al litro di 7 euro. Ma entrambe, Italia e Francia, producono 45 milioni di ettolitri di vino all’anno.

L’Italia ha piantato viti dappertutto trascurando la “vocazione” dei territori

Il giornalista Giuseppe Casagrande impegnato nella degustazione del Tignanello

Dove sta la differenza? “Non certo nella qualità dei vini, ma nella diversa capacità che hanno i due Paesi di raccontare, valorizzare e comunicare la loro cultura enologica.” È l’incipit della riflessione del professor Attilio Scienza, decano dei ricercatori dell’Università di Milano e della divulgazione della cultura del vino italiano, del quale è tra i massimi esperti mondiali.

“Il nostro Paese dispone di molte più risorse in termini di vitigni, territori e cultura, ma non sa comunicarlo – spiega Scienza – abbiamo il 50% della variabilità geo-pedologica del mondo e se incrociamo 800 vitigni antichi con 190 macroambienti otteniamo una varietà di vini inimmaginabile.”

Ci sarebbe, però, secondo il professore trentino, poco rispetto della vocazione. “Abbiamo piantato viti dappertutto – dice – e i vitigni italiani più famosi non vanno bene in nessun altro luogo se non in Italia. Ma servono nuovi contenuti attorno alla parola “autoctono” e va spiegato il significato di “vocazione” di un territorio. Dobbiamo collocare i vitigni nei luoghi giusti dove si possono esprimere compiutamente. Un vitigno autoctono può diventare un vino importante solo se messo in quei luoghi dove è vocato.”

Entro il 2035 la Francia ridurrà la produzione estirpando 100 mila ettari di vigneto

Il cattedratico e ricercatore trentino prof. Attilio Scienza, un’autorità nel mondo vitivinicolo

La Francia sa comunicare meglio di noi i propri vini e territori: “Avete mai visto un’etichetta francese con l’indicazione del vitigno? Eppure ne hanno di famosi. Loro comunicano solo i grandi territori che hanno all’interno delle denominazioni locali. Ma con l’ombrello di una zona famosa. Per colmare il gap tra noi e loro dobbiamo comunicare meglio le nostre diversità e distintività attraverso sia progetti di comunicazione che di formazione dei comunicatori.”

Con lo sguardo verso il futuro e analizzando anche le diverse strategie dei due Paesi di fronte a una crisi, per Scienza “la Francia è malthusiana (dalla dottrina economico-sociale dell’economista inglese Thomas Robert Malthus, ndr) e si fonda sulla riduzione. La nostra è un’economia di sviluppo che in questi casi cerca sempre nuovi modelli di produzione e vendita. Così, entro il 2035, i francesi ridurranno la produzione di vino di 5-6 milioni di ettolitri eliminando 100 mila ettari di vigneti, ma noi non possiamo espiantare le vigne come loro. Da noi la partita si gioca sulla domanda.”

Promuovere la cultura del vino significa saper comunicare la nostra storia

Ma non c’è solo questo il prof. Scienza. “Va controbilanciata – sostiene – la crescente demonizzazione del vino, servono campagne di educazione al consumo consapevole – spiega – i nostri sono vini gastronomici, da abbinare ai pasti, e non si può pensare di salvare i consumi solo con l’enoturismo. Servono alleanze con i Paesi concorrenti, ma anche tra pubblico e privato e tra regione e regione. Il primo obiettivo resta migliorare la comunicazione, magari con dei progetti specifici per territorio e vino, legando archeologia, storia, vitigni, personaggi, e così via.

I dati dicono che 9 italiani su 10 hanno bevuto vino nell’ultimo anno, con il territorio primo “driver” di scelta. Ma vanno formati anche i comunicatori, attraverso Summer School o Academy, perché senza persone qualificate non si può fare una buona comunicazione. E ricordiamoci, sempre, che i grandi progressi sono avvenuti come conseguenza di grandi cambiamenti.” Parole sante.

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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