Un occhio sul mondo

Il Rinascimento del vino albanese

Il Rinascimento del vino albanese Antiche varietà locali recuperate, una città (Berat) patrimonio dell'Unesco,

Il Rinascimento del vino albanese

Muharrem Çobo con la figlia e il giornalista Giuseppe Casagrande al Merano WineFestival (foto Matteo Piazza)

Antiche varietà locali recuperate, una città (Berat) patrimonio dell’Unesco, una famiglia simbolo di resilienza: Çobo con i suoi gioielli fa rivivere l’epopea del vino. La cantina sta investendo anche nel settore del turismo e dell’ospitalità.

Luca Gardini, incoronato alcuni anni fa miglior sommelier d’Italia e del mondo, oggi responsabile della Guida dei Vini dell’Espresso, lo ha inserito nel Pantheon dei tre migliori vini al mondo. Non è un vino francese, non è un vino italiano e nemmeno californiano. L’etichetta che il critico romagnolo ha posto sul piedistallo dei vini iconici del pianeta è il Vlosh, storico vino dell’Albania sopravvissuto all’era glaciale e al diluvio universale sulla mitica Arca di Noè. Un vino che ha affrontato senza mai arrendersi le guerre, le invasioni, la dominazione ottomana che ne vietava il consumo e poi il diktat del regime comunista che espropriò le imprese private.

L’Albania è uno dei Paesi balcanici che vanta i vigneti più antichi d’Europa

La famiglia Çobo durante la presentazione dello spumante metodo classico

La storia enologica del Vecchio Continante, confortata da recenti studi scientifici, ritiene che è proprio l’Albania la regione balcanica che può vantare i più antichi vigneti d’Europa. Nel Paese delle Aquile, infatti, la viticoltura si sviluppò fin dall’VIII secolo avanti Cristo Cristo grazie ai vitigni autoctoni che si erano miracolosamente salvati. Ed è proprio dall’Albania, secondo alcune fonti storiche, che sarebbero state portate in Francia, all’epoca dei Romani, alcune barbatelle di questi antichi vitigni.

Ma torniamo al VLosh. Vino a bacca rossa, è coltivato tra le colline che circondano Berat, la città-museo dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, la “città dalle mille finestre” dove il sole si riflette sulle facciate bianche mentre il monte Tomorr, la montagna sacra dell’Albania, veglia in silenzio.

Il progetto della famiglia Çobo è emblematico della rinascita del vino albanese

La barricaia della Çobo Winery a Ura Vajgurore (Albania) con i gioielli nel sancta sanctorum

In questa località negli anni Novanta del secolo scorso prende corpo il progetto della famiglia Çobo e la rinascita del vino albanese. Una storia che parte dal passato per affrontare con coraggio le sfide future. Çobo Winery, con i suoi 38 ettari di vigneti, oggi è la voce di un’Albania che, dopo un lungo periodo di isolamento, ha riscoperto le proprie radici, la propria identità e il valore della tradizione. Grazie a condizioni pedoclimatiche ottimali, terreni calcarei, microclimi mediterranei e antichi filari riportati alla luce, la famiglia Çobo si affaccia orgogliosamente sui mercati internazionali con dei vini sinceri, schietti, genuini, emblematici di questo risveglio enologico.

Çobo Winery, il vino come eredità di un territorio Unesco modellato nei secoli

Brindano i fratelli Muharrem e Petrit Çobo, titolari in Albania della Çobo Winery

La cantina di Çobo Winery sorge nel cuore dell’Albania centro-meridionale, dove il fiume Osum attraversa la valle e il profilo del monte Tomorr segna l’orizzonte. Intorno alla “città dalle mille finestre”, patrimonio dell’Unesco, vigneti, uliveti e colline terrazzate disegnano un mosaico agricolo antico, modellato nei secoli per rendere coltivabili i versanti. 

Qui si estendono i 38 ettari di vigneti terrazzati della famiglia Çobo, tra i 50 e i 350 metri di altitudine, in una rara zona di equilibrio climatico dove l’influenza del Mare Adriatico incontra la montagna.

Le brezze marine e le correnti del Tomorr favoriscono escursioni termiche e una maturazione lenta delle uve, dando origine a profili aromatici distinti e riconoscibili.

 

La mission: recuperare i vitigni autoctoni e restituire identità ai vini di Berat 

I fratelli Muharrem e Petrit Çobo durante una degustazione in azienda

La storia della cantina è prima di tutto una storia familiare: già nei primi anni Novanta, Enis Çobo produceva vino insieme ai figli Petrit e Muharrem, in un momento in cui la tradizione enologica locale doveva essere ricostruita e studiata. Nel 1998 la famiglia rifonda ufficialmente Çobo Winery con un obiettivo preciso: recuperare i vitigni autoctoni e restituire identità e qualità al vino di Berat, proiettandolo verso una dimensione internazionale. «Per molti anni il vino albanese è rimasto in silenzio. Il nostro lavoro è stato quello di ascoltare la terra e restituirle dignità», afferma Muharrem. 

Çobo Winery sorge alle porte di Berat, Patrimonio dell’Umanità, una delle città simbolo della storia albanese. Il centro storico si sviluppa lungo il fiume Osum, tra case ottomane, moschee e chiese, mentre il castello domina la valle dall’alto, ancora oggi abitato. Intorno, vigneti e uliveti si alternano a muretti a secco e terrazze agricole, in un paesaggio che conserva un equilibrio antico e invita a una scoperta lenta, lontana dai flussi turistici più battuti.

 

I vitigni storici del territorio interpretati con un approccio internazionale

Berat, la città dell’Albania dalle mille finestre, patrimonio dell’Unesco

Il cuore del progetto sono i vitigni storici del territorio: Vlosh, Puls, Shesh i Zi, Shesh i Bardhë e Kallmet, interpretati con un approccio rispettoso e contemporaneo. Il vino simbolo della cantina è E Kuqja e Beratit, rosso intenso da uve Vlosh, vitigno rarissimo coltivato esclusivamente in quest’area. Nel 2024 è stato inserito dalla Guida dell’Espresso tra i tre migliori vini al mondo, portando l’attenzione internazionale su Berat e sulla nuova scena enologica albanese. 

Dal Puls nasce Shëndeverë, spumante metodo classico dal profilo fresco e vibrante, definito da The Guardian “un vino straordinario, buono quanto i migliori mai assaggiati”. Accanto a questo, E Bardhë e Beratit offre una lettura luminosa del territorio, mentre Kashmer, un blend di Cabernet Sauvignon, Shesh e Merlot, rappresenta la versione internazionale dei famosi vini bordolesi.

 

La cantina sta investendo anche nel settore del turismo e dell’ospitalità

L’approccio produttivo della cantina è orientato al rispetto dell’ambiente, con pratiche a basso impatto e interventi minimi in vigna e in cantina. Pur senza certificazioni, la filosofia è sostanzialmente biologica, intesa come espressione naturale del territorio. Negli anni, Çobo Winery ha consolidato la propria presenza nei principali appuntamenti del settore, da Merano WineFestival a Vinitaly e Wine Paris, contribuendo a costruire un ponte credibile tra identità locale e scena enologica internazionale. 

Parallelamente, la famiglia sta investendo nello sviluppo dell’ospitalità, concepita come estensione culturale del progetto: un modo per accompagnare il visitatore alla scoperta del paesaggio, della storia e dell’identità di Berat. Il vino diventa così strumento di racconto e di restituzione, chiave di lettura di un territorio che, dopo una lunga fase di silenzio, ha ritrovato la propria voce.

Çobo Winery è il racconto di un’Albania che riaffiora lentamente, attraverso il lavoro della terra, le scelte di una famiglia e il dialogo continuo con il proprio passato. Un invito a conoscere un Paese che oggi si esprime con maggiore consapevolezza, senza perdere la propria identità.

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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