I Celti, I Centurioni e l’Albanella di Tellarini

C’è sicuramente qualcosa di eroico nell’opera di conservazione e recupero che Loris Tellarini ha con costanza e determinazione implementato nella sua azienda “Celti Centurioni” a Bagnacavallo, via Crocetta 10, in provincia di Ravenna.

Se Albanella, Balsamino, Centesimino e naturalmente Longanesi testimoniano, filare per filare, la sua estrema attenzione alla biodiversità viticola, la sua sensibilità si allarga anche alla preservazione degli antichi sistemi di allevamento con il recupero della vite maritata all’acero conservando una importante memoria storica di questo territorio.
Una sensibilità che ritroviamo anche nei suoi frutteti dove vengono coltivate varietà autoctone come le nettarine Caldesi che racchiudono il profumo di una pesca bianca e la consistenza di quella gialla, e nelle mele con un’antica varietà locale come l’Abbondanza rossa. 
Nelle sue parole poi anche tanta attenzione alla sostenibilità ambientale delle aziende agricole non solo nella coltivazione rigorosamente biologica ma creando personalmente e testando direttamente presidi sanitari in grado di ridurre in maniera importante trattamenti e residui.

Ma rimane ancora da spiegare lo strano nome dell’azienda Celti Centurioni.
Roma ed i Celti potrebbero infatti apparire cosa lontana e scarsamente attinente alla regione Emilia Romagna ma così non è.
Questa azienda infatti si trova proprio in un territorio che fu teatro di aspre battaglie tra Celti e Romani e vide questi ultimi avere il sopravvento.

E questo amore dell’azienda per la proprie radici storiche si ritrova facilmente nei prodotti della cantina, ricca di vini di grande originalità che si sposano alla perfezione con la tipica cucina locale.
Una gamma completa di vini, rigorosamente prodotti con metodi interamente naturali, che spazia dai rossi fermi ai bianchi frizzanti fino ai pregiati passiti ed utilizzati fino a qualche anno fa nell’agriturismo aziendale.

Oggi Tellarini, anche se l’agriturismo è chiuso, continua con indomita passione nella cura dei tanti vitigni rari che troviamo nei suoi vigneti con riguardo particolare all’Albanella.
Si tratta del nome locale di un vitigno che si è diffuso molto probabilmente nel periodo della dominazione estense, tra il Ferrarese e la Bassa Romagna e rivelatosi molto tempo dopo, con l’analisi del DNA, identico alla Marzemina bianca coltivata in Veneto. Sempre ad opera degli Este potrebbe essere giunto poi anche nel Piacentino, dove è stato reperito con il nome di Colombina.
La storia moderna di questo vitigno parte proprio da qui nei primi anni 2000 dove viene trovata una prima vite denominata appunto Albanella Tellarini, per essere poi studiata e conservata ex-situ nella Collezione del Polo vitivinicolo di Tebano. Questa è stata messa a confronto, dapprima, con un’accessione denominata Albanella Cadriano, reperita nel Riminese conservata presso i vigneti dell’Università di Bologna e, successivamente, con un vitigno piacentino ormai praticamente scomparso detto Colombina (Fregoni et al., 2002).
Albanella Tellarini e Colombina hanno mostrato da subito dei tratti simili e distintivi rispetto ad Albanella Cadriano che è poi risultata essere Trebbiano Toscano.
Il grappolo dell’Albanella Tellarini infatti è tendenzialmente più cilindrico, meno alato, forse anche leggermente meno pruinoso con foglie caratterizzate da un lobo mediano meno pronunciato e apparentemente a coppa, con portamento più assurgente.
La vera sorpresa la ritroviamo però nel calice sia nelle versioni più fresche dove al naso emergono i fiori bianchi i ed in bocca una nota sapido salina che ne definisce tutte le sue ambizioni.
Sicuramente più intrigante la degustazione dell’Albanella di 15 anni che conserva in bottiglia per così tanto tempo vitalità ed integrità proponendosi come un vino austero e complesso ricco di suggestione e che ti fa riflettere sulle vere potenzialità enologiche di questo vitigno.
Vitigni dal passato per vini contemporanei.
Di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi, foto di Gianmarco Guarise
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