
Anche quest’anno Rome Wine Expo, la manifestazione romana ormai giunta alla sua V edizione, è stata un grande successo di pubblico. Dal 28 febbraio al 1° marzo oltre 700 presenze di pubblico e 200 operatori Ho.Re.Ca si sono presentate nelle sale del Grand Hotel The Westin Excelsior di via Veneto, dove hanno potuto incontrare la selezione di qualità dei vini provenienti da tutto il territorio nazionale e dall’estero.
Come nelle precedenti edizioni tra gli elementi distintivi della manifestazione, il nutrito programma di Masterclass di approfondimento ha fatto registrare ancora una volta il grande interesse del pubblico. Tra le più gettonate quella dedicata ai vini georgiani a cui Marco Cum con Riserva Grande, negli anni e a più riprese hanno dedicato eventi e degustazioni contribuendo alla diffusione di questa tradizione millenaria.
Quest’anno ad ampliare la conoscenza di questo patrimonio culturale del mondo del vino ha provveduto il Wine Club Tsolikouri dalla regione georgiana di Imereti, che per il suo debutto internazionale davanti al grande pubblico ha scelto la platea romana.
Il sodalizio appena formatosi raccoglie i produttori della zona che, come vitigno protagonista delle loro vinificazioni hanno il Tsolikouri e altri vitigni a bacca bianca, come Tsitska e Krakhuna, spesso utilizzati in blend, a cui si aggiungono quelli a bacca rossa come Otskhanuri e Dzelshavi, varietà autoctone locali che compongono l’enorme mosaico del patrimonio ampelografico georgiano, ancora parzialmente inesplorato e che conta oltre 500 varietà riconosciute.
A presentare la Masterclass a loro dedicata c’era Tamar Tchichibosvili, Ambassador dei vini georgiani in Italia, che con la sua Agenzia di distribuzione l’Anfora contribuisce a rappresentare e promuovere i vini del suo paese. Insieme a lei Bruno Fulco della nostra redazione romana, che sulle pagine di Egnews da diversi anni approfondisce il tema della Georgia del vino.
I temi affrontati hanno spaziato dai riferimenti geografici della regione al clima, al tipo di suoli e alle tecniche produttive. Per la maggior parte del pubblico presente, il valore della viticoltura georgiana era legato esclusivamente ai grandi vini in anfora (qvevri) prodotti nel Kakheti. Produzioni di grandissimo interesse capaci di superare i confini nazionali imponendosi all’attenzione degli appassionati di tutto il mondo.
Il valore di questo focus di approfondimento sull’Imereti, seconda regione per importanza produttiva del paese, è stato quello di aver allargato i confini di come la viticoltura georgiana viene percepita. Per la prima volta si è superata l’equazione “qualità = qvevri” per far luce sulle tante altre prerogative di questo movimento.
Ad esempio, il pubblico presente ha scoperto anche come la produzione in anfora seppur importantissima rappresenti oggi solo una piccola quota dei vini georgiani e che, la maggior parte delle uve viene vinificato con i metodi da noi praticati, raggiungendo grandissimi risultati, come la degustazione stessa ha dimostrato.
Determinante è stata la testimonianza diretta dei tanti produttori di Imereti presenti, che attraverso i loro vini in degustazione hanno spiegato le linee e i tratti salienti del loro metodo produttivo, che prevede anche l’anfora sebbene in modalità diverse.
In primo luogo, si chiama Churi ed è di volumi diversi dal Kvevri ma non è questa la differenza importante rispetto al Kakheti. L’elemento distintivo sta nel metodo, che in Imereti prevede di non utilizzare i raspi ma solo una percentuale ridotta di bucce nella macerazione, intorno al 15%, e tempi più ridotti rispetto alle vinificazioni del Kahketi.
Il risultato sono vini completamente diversi, più snelli e dinamici, che trovano nella freschezza il loro punto di forza. Scelte produttive non casuali ma dettate dal territorio di Imereti di alta collina, più aspro e fresco, che a differenza del Kakheti non permette alla tipologia dei suoi autoctoni di portare a piena maturazione bucce e raspi. Un largo impiego di questi ultimi infatti, provocherebbe una cessione troppo forte ai vini compromettendone le caratteristiche e l’equilibrio. I vini del Wine Club Tsolikouri in degustazione sono stati i seguenti:
Winery Gvinovani – Tsolikouri 2024, Bianco
Winery Amashukeli – Tsitska 2024, Bianco
Winery Rero – Otskhanuri 2023, Rosso
Winery Khazhalia – Dzelshavi 2025, Rosso
Winery Blueana- Tsitska 2024, Bianco
Winery Suladze – Sviri 2025, Bianco
Winery Phersvi – Krakhuna 2024, Bianco
Winery Enkeni- Dzelshavi 2025, Rosso
Winery Good wine – Tsitska 2025, Rosso
Winery Perisati – Tsolikouri 2024, Bianco
Gli stessi vini sono stati anche protagonisti sui banchi d’assaggio in sala, generando l’entusiasmo del pubblico e raccogliendo diversi premi, come per l’Otskhanuri 2023 di Winery Rero, 1° classificato al Wine Challenge Categoria Vini Rossi. A completamento dell’esperienza georgiana, erano presenti in assaggio anche i vini selezionati da Tamar Tchichibisvili per l’Agenzia L’Anfora.
Un grande esordio quello del Wine Club Tsolikouri, fatto di Piccole produzioni artigianali che non prevedono utilizzo di chimica in vigna e nell’ordine di poche centinaia di bottiglie, raccontate dai loro “genitori” con grande orgoglio insieme alle emozioni personali che hanno portato a produrle.
Viticoltori appassionati spesso dediti anche ad altri mestieri ma con una passione atavica, viscerale, indomabile, che fa parte del loro DNA, della loro tradizione e della loro cultura irrinunciabile, ma che però ora necessariamente dovranno stabilire insieme come vorranno sviluppare il percorso di questo nuovo sodalizio e quali sono gli obbiettivi da perseguire.
In questo mondo di tendenze, mode e marketing è stata sicuramente una grande degustazione per ritrovare il contatto più autentico con il mondo del vino.
Redazione Roma
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