
La riscoperta del Centesimino narra di un un’uva rara, quasi scomparsa nel Novecento, sopravvissuta grazie all’ostinazione di pochi appassionati e oggi al centro di una rinascita che racconta identità, territorio e caparbietà romagnola.
Un vitigno salvato per miracolo
La storia del Centesimino affonda le radici a Faenza, sulle colline che uniscono il borgo alla valle del Lamone. Un vitigno semi-aromatico a bacca rossa, noto in zona come Savignôn Rosso, nome che non ha alcun legame con il Sauvignon francese, ma che testimonia l’antica inclinazione romagnola a ribattezzare ciò che ama.
La fillossera e la ricostruzione post-bellica misero a repentaglio la sopravvivenza di molti vitigni storici compreso anche il Centesimino. A preservarlo fu Pietro Pianori, soprannominato Centesimino, proprietario di un giardino murato in cui alcune viti si conservarono intatte dall’attacco della fillossera. Proprio da quelle barbatelle parte la rinascita di questo vitigno.
Una storia affascinante, legata anche al grande Luigi Veronelli che, nel periodo della riscoperta aiutò i produttori a decodificare questa varietà ormai dimenticata.
Carattere aromatico e identitario
Ciò che caratterizza il Centesimino è il suo profilo aromatico sorprendente, quasi esotico per un rosso di collina: note intense di rosa, violetta, frutti rossi maturi e un sottofondo speziato che richiama la cannella e il pepe rosa. Al palato è morbido, con tannini gentili e una persistenza che rivela la sua natura elegante, adatta sia a vinificazioni giovani sia a interpretazioni più complesse. Se si ha poi la fortuna di degustare qualche campione risalente agli anni ‘60 si resterà stupiti e affascinati al tempo stesso, per la sua longevità inaspettata, da grande vino.
Un vino che racconta il territorio
Ed è proprio da quel giardino murato che ha protetto le viti dalla fillossera che si è diffuso, partendo dalla zona di Oriolo dei Fichi, dove l’antica torre medievale fa da guardiana alle dolci colline del luogo. A quei tempi si sosteneva che queste viti fossero arrivate in Romagna dalla Spagna e a supporto di questa teoria vi era la presenza di alcune viti denominate Alicante ovvero l’Alicante del Faentino.
Il Centesimino non è un vino per la massa, ma un prodotto di nicchia, legato alla cura del vignaiolo e alla specificità dei terreni argillosi e dei microclimi collinari.
Il Centesimino oggi
Negli ultimi anni si è fatto largo nelle carte dei vini di ristoranti e enoteche attenti ai vitigni autoctoni. Un vero e proprio ambasciatore del territorio romagnolo accanto a Sangiovese e Albana.
Le aziende che oggi lo producono sono ancora poche, solo 6-7, e tutte concentrate nell’area faentina ma tutte attente alla qualità e alla sostenibilità.
Abbinamenti e prospettive
In tavola si presta a piatti saporiti ma non troppo strutturati: cappelletti al ragù, salumi, carni bianche e formaggi di media stagionatura. Le versioni passite, più rare, esaltano crostate di frutta rossa o dolci a base di cioccolato.
Produttori come Poderi Morini di Villanova di Forlì e Cantina San Biagio Vecchio di Faenza hanno deciso di puntare su questo vino dalla grande personalità e dal forte carattere identitario, portando questo vitigno semi-sconosciuto alla ribalta del grande pubblico.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni offriamo una informazione libera a difesa della filiera agricola e dei piccoli produttori e non ha mai avuto fondi pubblici. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati, in questo periodo, è semplicemente ridotta e non più in grado di sostenere le spese.
Per questo chiediamo ai lettori, speriamo, ci apprezzino, di darci un contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le migliaia di lettori, può diventare Importante.
Per tali liberalità ricevute non si ravvisa l'esistenza di un rapporto sinallagmatico tra le parti e pertanto non dev'essere emessa fattura (né autofattura).
Puoi dare il tuo contributo con PayPal che trovi qui a fianco.








