Antonio Santarelli e Paolo Tiefenthaler ricevuti dal Papa


Il patron dell’azienda vitivinicola Casale del Giglio e l’enologo della Val di Cembra hanno consegnato alcune bottiglie del Vigneto Santa Scolastica di Subiaco prodotte assieme alle monache benedettine del monastero.
Ieri i responsabili dell’azienda vitivinicola “Casale del Giglio” Antonio Santarelli e l’enologo trentino della Val di Cembra Paolo Tiefenthaler sono stati ricevuti da Papa Leone XIV al quale hanno consegnato alcune bottiglie del Vigneto Santa Scolastica prodotte assieme alle monache benedettine che gestiscono il Monastero di Santa Scolastica, a Subiaco, alle porte di Roma. Qui le monache, con la collaborazione di Paolo Tiefenthaler, producono vino biologico (Malvasia, Trebbiano, Garganega, Bombino bianco) per autofinanziarsi.
Paolo Tiefenthaler, 37 vendemmie e la meritata fama di “ottavo re di Roma”

L’enologo Paolo Tiefenthaler, direttore tecnico della tenuta Casale del Giglio, nonchè consulente per numerose aziende, è figura carismatica nel mondo enologico nazionale.
Negli anni Novanta del secolo scorso fu il prof. Francesco Spagnolli a presentare il neodiplomato dell’Istituto Agrario di San Michele ad Antonio Santarelli, patron della tenuta laziale “Casale del Giglio”.
Una filosofia vincente la sua come dimostrano le 37 vendemmie che lo hanno visto protagonista e che gli sono valse il titolo di «Ottavo re di Roma»
dopo la rivoluzione introdotta nei vigneti dell’Agro Pontino con l’eterna disputa tra i vitigni internazionali e quelli autoctoni.
In primavera nel paese natìo, Verla di Giovo, inaugurerà la cantina per i figli
«Nella mia Val di Cembra – ribadisce con forza Paolo Tiefenthaler – l’autoctono è considerato un elemento sacro, tanto che non avrei mai piantato dei vitigni solo perché considerati internazionali o autoctoni, ma solo ed esclusivamente se in perfetta simbiosi con il territorio. «I vini del futuro dovranno essere ecosostenibili, longevi, ma soprattutto espressione del terroir e dell’interazione tra uomo-clima-terreno-vitigno-storia».
Parole sante che metterà in pratica quanto prima visto che proprio nel paese natìo, Verla di Giovo, sta ultimando per i figli, pure loro enologi, l’avveniristica cantina (l’inaugurazione è prevista la primavera prossima) che darà nuovo slancio alla viticoltura “eroica” della Val di Cembra.
In ato i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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