
L’Assedio del Protezionismo: il “conto” di Trump per l’agricoltura italiana
La politica commerciale di Donald Trump non è più solo un tema da talk-show, ma una realtà contabile che sta pesando enormemente sui bilanci delle nostre aziende agricole. Sebbene il brand Italia continui a godere di un prestigio imbattibile, il “ritorno dei dazi” ha cambiato radicalmente le regole del gioco nel mercato statunitense, storicamente il nostro primo sbocco extra-UE.
I numeri parlano chiaro: nel solo 2025, l’imposizione di dazi (che si sono assestati intorno al 15%) ha generato perdite dirette per l’export agroalimentare pari a circa 740 milioni di euro. La crescita delle esportazioni, che prima viaggiava su ritmi a doppia cifra (+11%), è crollata drasticamente fermandosi a uno scarso +0,4%. Se questa tensione dovesse perdurare, il rischio strutturale è che il danno potenziale salga fino a 2,3 miliardi di euro annui, il che significherebbe perdere un terzo del valore totale delle nostre vendite negli Stati Uniti.
I settori nel mirino Il settore vitivinicolo è l’epicentro di questo terremoto economico. Con una perdita stimata di oltre 300 milioni di euro, prodotti simbolo come il Prosecco, il Pinot Grigio e i grandi rossi toscani e piemontesi sono i più esposti alle barriere doganali. Non va meglio per l’olio extravergine d’oliva, che ha registrato una flessione del 17% nelle esportazioni, mentre prodotti d’eccellenza come il Parmigiano Reggiano e le conserve di pomodoro hanno subito contrazioni comprese tra il 4% e il 17%.
Chi paga davvero il conto? Il dato più preoccupante riguarda però la redditività. Per non cedere spazio al fenomeno dell’Italian Sounding — ovvero a quei prodotti che imitano il Made in Italy — molti agricoltori e consorzi italiani hanno deciso di non aumentare i prezzi al consumo negli USA. Questo significa che il 15% del dazio viene pagato direttamente dai produttori italiani, che vedono così crollare i propri margini di profitto pur di restare competitivi oltreoceano.
In questo scacchiere geopolitico, l’agricoltura è diventata una vera merce di scambio: l’Italia sta tentando di mitigare i dazi aumentando l’acquisto di gas liquido americano, ma per i nostri agricoltori la sfida resta durissima. La necessità di diversificare i mercati verso l’Est Europa e il Sud-est asiatico non è più una strategia a lungo termine, ma un imperativo immediato di sopravvivenza.
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