
Vin Bon 2026
1° Festival Internazionale dei Vitigni Rari, Resistenti e Proibiti 9 – 10 Maggio 2026, Abbazia di Santa Bona, Vidor (TV)
Vin Bon è il primo festival internazionale dedicato alle varietà di vite rare,alternative, ibride e storicamente marginalizzate: viti escluse dalla viticoltura ufficiale nonostante la loro elevata resistenza alle malattie e il ridotto bisogno di trattamenti chimici.
In un’epoca segnata dal cambiamento climatico, dall’aumento dei costi e da una crescente urgenza ecologica, Vin Bon riporta queste viti al centro del dibattito non come nostalgia rurale, ma come soluzioni concrete e attuali per il futuro dell’agricoltura e del vino.
Oltre a tantissime storiche varietà abbandonate ed oggi recuperate da G.R,A,S,P.O. saranno in degustazione varietà come Clinton, Bacò, Isabella, Noah e molte altre viti americane e ibride sono state per decenni parte integrante del paesaggio agricolo europeo.
Oggi sono vietate o fortemente limitate in Italia e in altri Paesi, nonostante la resistenza naturale alle malattie fungine, la drastica riduzione dell’uso di pesticidi e rame, la grande adattabilità ai cambiamenti climatici, il loro valore storico, culturale e rurale Vin Bon nasce per riaprire una discussione seria, informata e internazionale sul loro ruolo nella viticoltura sostenibile.
Vitigni dal passato mia per i vini del futuro. Programma: Vin bon
Due giorni di incontri, degustazioni e confronto.
Degustazioni di vini ottenuti da vitigni resistenti, ibridi, rari e micro vinificazioni a cura dell’ass.ne G.R.AS.P.O. Conferenze e tavole rotonde su viticoltura, ecologia e normativa, testimonianze di produttori italiani e internazionali. Attività culturali ispirate alle tradizioni rurali.
Sabato 9 maggio 2026 dalle ore 16:00:
Cerimonia di apertura ufficiale e a seguire Presentazione del nuovo libro di G.R.A.S.P.O. Vitigni Rari Italiani, Storie di Patriarchi Profeti ed Eroi
Domenica 10 maggio 2026 – 10:00 / 19:00
Apertura area espositori e attività collaterali con oltre 30 produttori presenti con i loro vini
Ore 14.00
Presentazione del libro Vitigni rari italiani a cura dell’associazione GRASPO con discussione e approfondimenti.
La Location:
Abbazia di Santa Bona, un luogo di profonda stratificazione agricola, storica e spirituale, monumento nazionale e un punto d’entrata nella zona protetta UNESCO Le Colline del Prosecco
Chi Organizza
Le associazioni Clinto de Marca e G.R.A.S.P.O (Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità viticola) unite per promuovere la vera biodiversità.
L’abbazia Di Santa Bona
L’abbazia di Santa Bona è un ex edificio religioso situato a Vidor,in provincia di Treviso. Il complesso edilizio è oggi adibito a residenza privata e sede per eventi.L’abbazia sorse a seguito di una donazione a Geronimo, abate di Pomposa, da parte di Giovanni Gravone, signore di Vidor.
Tale donazione comprendeva la cappella di Santa Bona, già edificata, lungo il fiume Piave nel territorio dell’allora diocesi di Ceneda (oggi diocesi di Vittorio Veneto). Quando a Vidor giunsero i monaci benedettini, spinti dal motto “ora et labora“, l’abbazia diventò, oltre ad un centro spirituale, anche una comunità agricola.
Dal 1175 al 1266, seguendo la Regola benedettina, il sito di Santa Bona diventò punto di riferimento economico e sociale, nonché monastero principale, sviluppandosi con le donazioni.
Era infatti usanza comune, per assicurarsi l’indulgenza divina, lasciare in dono alla propria chiesa, proprietà fondiarie, spesso legate a lasciti testamentari. In poco tempo i possedimenti dell’abbazia crebbero, spingendosi a nord alle colline di Conegliano, e a sud fino a oltre il Montello.
Dalla seconda metà del XIII secolo al XIV secolo per l’abbazia si avviò un periodo di decadenza, sotto la guida dell’abate Enrichetto.
Quest’ultimo infatti, gestì il monastero con dissolutezza, allorché nel 1300 venne scomunicato con l’accusa di lussuria e turpitudine. L’abbazia venne quindi affidata in commenda a Pietro Colonna, poi agli abati pomposiani.
Nel 1773, dunque ancora in periodo veneziano, si arrivò alla definitiva soppressione e i beni dell’abbazia furono messi all’asta.
Quasi completamente distrutta durante la Grande Guerra, fu sostanzialmente ricostruita negli anni venti per volere dell’allora proprietaria, Alfonsa Miniscalchi-Erizzo.
Alla morte della contessa Alfonsa nel 1926, la villa passò alla figlia Margherita, sposata con il generale Augusto Govone, la quale proseguì l’opera iniziata dalla madre.
Fu impossibile tornare all’originario splendore, troppo era andato perduto. Pero’, sotto l’acutissima attenzione del capo cantiere, all’ora sovrintendente di Venezia Arch. Ferdinando Forlatti, il risultato della ricostruzione è l’edificio che vediamo oggi, avvicinato molto di piu’ alle sue originali proporzioni e flair medioevale.
Villa Albertini – Govone passò infine al pronipote della contessa, il conte Alberto da Sacco, che completo’ i lavori negli anni ’70; e da lui al figlio Giulio da Sacco, attuale proprietario, che continua il lavoro di conservazione e ristrutturazione della villa e del parco.
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