I Viaggi di Graspo

Al maso del professor Osler per la salvaguardia della bio-diversità viticola.

Al maso del professor Osler per la salvaguardia della bio-diversità viticola.   Il maso del professor Osler, a Levico in Valsugana,

Al maso del professor Osler per la salvaguardia della bio-diversità viticola.

Ruggero Osler nel Maso di famiglia

Il maso del professor Osler, a Levico in Valsugana, è da sempre un punto d’incontro e dialogo sulle tematiche più cruciali in agricoltura.

 Chi per una visita veloce, chi per chiarire perplessità, chi per discussioni accese ma sempre rispettose, chi per ritrovare una luce nel percorso intrapreso.

Addentrarsi nell’accogliente maso significa trovare risposte o forse, più spesso, farsi altre domande ancora. 

E la bellezza più grande sta nella possibilità di conoscere figure come ricercatori, professori, appassionati, consulenti; insomma, chiunque sia disposto a mettere in gioco il proprio pensiero, ed a condividere progetti.

Al maso tanti argomenti da approfondire

Qui Ruggero Osler già professore ordinario in patologia vegetale all’Università di Udine; Stefano Borselli, consulente viticolo ed esperto in selezione massale, e Iride Malnis, dottoranda in Scienze e Biotecnologie agrarie all’Università di Udine hanno accolto una piccola ma significativa rappresentanza di G.R.A.S.P.O.

Ad accomunare i due gruppi una tematica cara ad entrambi: la tutela del patrimonio vitivinicolo. 

Semplicemente con approcci diversi, e forse da domani complementari. 

Se da un parte G.R.A.S.P.O. si occupa della salvaguardia di antichi vitigni abbandonati e dimenticati, il gruppo avviato da Osler si occupa invece di individuare e preservare individui tolleranti ai principali stress biotici e abiotici.

Come? Nel maso Tramite la selezione massale.

Panorama del Trentino

 L’idea di fondo è quella di selezionare piante con determinate caratteristiche interessanti dal punto di vista fitopatologico, ma non solo. 

Le crisi principali che colpiscono il settore agricolo sono dettate per lo più dalla crescente fragilità delle piante coltivate, di conseguenza da epidemie sempre più importanti, oltre che da un impoverimento enorme della bio-diversità genetica. 

Per fronteggiare queste criticità, il gruppo propone una via che recupera saperi del passato, fondendoli a professionalità tecnica e competenza fitopatologica.

la degustazione dei vitigni di GRASPO

Un’immagine: un vigneto colpito da un’epidemia di flavescenza dorata, con alte percentuali di piante sintomatiche, ma che nasconde una ricchezza preziosissima. In mezzo alle piante malate ci sono individui asintomatici, o al più con sintomi lievi.

 Questi biotipi sono importantissimi perché probabilmente hanno “imparato” a tollerare e convivere con il patogeno, se non addirittura risanandosi completamente da esso e andando in recovery. 

È cruciale la loro salvaguardia e propagazione, così come avverrebbe in natura la selezione del più adatto. 

Le nuove piante che ne derivano manterranno una “memoria epigenetica” acquisita sul come convivere o far fronte allo stress affrontato dalla pianta madre.

da sx Stefano Borselli, Iride Malnis, Ruggero Osler con la moglie e Giacomino Fasano

E GRASPO su questo tema ha portato l’esempio della Leonicena, un vitigno che ha dimostrato negli anni una particolare resilienza a questa malattia.

Operativamente la selezione massale promossa da Osler e operata da Borselli e Malnis, ha come obiettivo proprio quello di osservare vigneti, tendenzialmente di popolazione (pre-clonali) per essere sicuri di una certa variabilità tra individui, quindi monitorarne le viti per almeno 3 anni valutando numerosi aspetti fitosanitari, tra cui per esempio suscettibilità/tolleranza a diverse ampelopatie, eventuali casi di recovery, caratteristiche fenotipiche, e via discorrendo.

Alla fine di questo percorso di monitoraggio, i biotipi scelti, ognuno per certi aspetti interessanti, andranno a costituire nuovi vigneti di popolazione.

Risulta fondamentale anche qui il concetto di bio-diversità, in quanto una popolazione con alta variabilità premierà la resilienza del vigneto e la capacità di adattamento a future avversità. 

Un vigneto composto da individui identici l’uno all’altro, corre il grande rischio di soccombere a un qualsiasi fenomeno biotico o abiotico a cui quel clone è particolarmente sensibile.

Concetti che si fondano perfettamente con le chiavi di ricerca portate avanti da GRASPO e che possono sfociare in progetti congiunti.

 

Vitigni dal passato per i vigneti del futuro

Il Viaggio continua…

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Di Iride Malnis, foto di Giacomino Fasano e Gianmarco Guarise


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