A Soave un pomeriggio culturale a tutto G.R.A.S.P.O.

G.R.A.S.P.O. torna a giocare in casa per fare il bilancio dei primi cinque anni di attività e presentare tutti nuovi progetti per il 2026 con il coordinamento dell’Imperial Castellana di Suavia, l’unica confraternita italiana riservata esclusivamente alle donne.
La scusa era quella di presentare il libro “ I Vitigni rari di Verona tra Identità, Clima ed Appassimento” ovvero il quinto volume di GRASPO e per chiudere idealmente un lungo tour partito dal Vinitaly dello scorso anno che ha poi toccato tappe importanti in Piemonte, Trentino Alto Adige, Toscana, Lazio, Francia e naturalmente il Veneto.

In verità l’appuntamento di Soave oltre a ricordare, volume per volume, il percorso culturale sviluppato sul fronte della salvaguardia della Biodiversità Viticola da G.R.A.S.P.O. ha permesso di anticipare tutte le prossime iniziative dell’Associazione a partire dalla intensa presenza al prossimo Vinitaly con il nuovo stand al Pad. 8 A9 e la presentazione del nuovo sesto libro dal titolo: Vitigni Rari Italiani, Storie di Patriarchi Profeti ed Eroi.
Una esperienza molto partecipata questa nella suggestiva sala Garribba nel cuore di Soave ricca di belle sorprese a volte spiazzanti guidata con garbo e freschezza da Francesca Murari giovanissima coautrice di un capitolo del libro che ha voluto stupire per ritmo ed originalità.

Così la storia GRASPO, le nuvole di Magritte, la filosofia nel Rugby, la stravaganza dei custodi, la dicotomia tra il braccio e la mente, ed i padri che salveranno i figli sono stati dei piccoli traguardi volanti che hanno caratterizzato i momenti più vivi di questa importante giornata.
Un inizio ricco di spunti che ha permesso ai relatori di dare diverse chiavi di lettura ai tanti stimoli raccolti nel libro.
Ricostruire l’identità viticola di un territorio vuol dire infatti attingere in primis a tutte le fonti bibliografiche storiche, raccogliere i racconti dei custodi, identificare geneticamente l’identità del vitigno, seguirne la fasi fenologiche, raccoglierne l’uva e vinificare in purezza ogni singola partita.
E naturalmente testimoniare tutte queste azioni con racconti e condivisioni.

Questo lo spirito ed il metodo di GRASPO che ricordiamolo è l’acronimo di Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità Viticola di ogni territorio.
Un gruppo coeso ed affiatato che si è alternato in testa per tenere alto il ritmo dell’incontro con Ermanno Murari a parlare poi del cambiamento climatico.
E’ ormai evidente, ha spiegato, come l’evoluzione climatica in corso stia fortemente condizionando le scelte tecniche in vigna e stilistiche in cantina per mitigare gli effetti di temperature sempre più alte e la carenza sempre più impattante della risorsa acqua, una rivoluzione che si accompagna anche all’evoluzione del gusto dei consumatori.

Non si tratta quindi solo di uno spostamento ormai certificato dal vino rosso al vino bianco ma da vini importanti e strutturati verso vini più immediati, freschi ed eleganti.
Un cambiamento di stile epocale che vede spostare la viticoltura verso areali più freschi, scalando sensibilmente altitudini e pendenze con l’evidente rischio che questo possa compromettere in maniera definitiva equilibri ambientali ed identità paesaggistiche di grande suggestione.
Non conviene forse utilizzare invece quei vitigni originali di ogni territorio che in passato hanno manifestato caratteri di resilienza ai climi caldi?
In sostanza se cambia il clima e cambiano i gusti meglio cambiare i vigneti o i vitigni?

Dal clima all’appassimento con Giuseppe Carcereri De Prati che ha confermato come le esperienze di vinificazione dei diversi vitigni rari del Veneto, ma non solo, realizzate in questi ultimi anni da GRASPO, hanno permesso di acquisire importanti conoscenze sui valori enologici e sulle eventuali criticità di ogni singolo vitigno, valori e criticità che a seconda dell’andamento stagionale potevano essere confermate o riconsiderate.
Proprio partendo dai risultati acquisiti fin dalla vendemmia 2022, ha spiegato Carcereri,abbiamo iniziato a testare il comportamento in appassimento per alcune di queste varietà ottenendo vini che ci hanno realmente sorpreso per carattere ed originalità.
Su queste basi abbiamo reso questa fase di ricerca più organica iniziando un percorso di indagine che non solo riguardasse alcuni vitigni storicizzati nel territorio veronese ma che ci consentisse, sulla base delle esperienze fatte, un confronto vero sulle dinamiche dell’appassimento anche per le varietà più performanti testate negli ultimi anni.
Per certi versi le varietà messe a confronto potrebbero essere distinte quasi in categorie diverse.

Quelle ritenute tipiche della Valpolicella o del Veronese come Denela, Dindarella (Pelara), Forselina, Quaiara e Rossa San Floriano, quelle con un’anima più spiccatamente veneta come Cavrara, Corbina, Gambugliana, Marzemina Nera Bastarda, Pattaresca, Recantina e Turchetta, quelle di recente scoperta sul territorio come Saccola e Rossa Burgan e la Longanesi presente nel campo di conservazione di Jago, vitigno tipicamente utilizzato per l’appassimento in Romagna per realizzare il vino Bursòn.
Alla luce dei risultati di questa esperienza possiamo ribadire quanto sia importante salvaguardare e valorizzare i tanti vitigni che abbiamo ancora la fortuna di avere preservato.
Una giornata importante che però meritava una volata finale con Luigino Bertolazzi in testa al gruppo con il calice in mano.
Si chiamano Brepona, Ottavia, Saccola Bianca, Leonicena, Rossa Burgan, Pontedara, Quaiara, Liseiret, quasi tutti ritrovati in areali estremi dove non si pensava potessero esistere e tutti con caratteristiche espressive assolutamente intriganti ed originali ha spiegato Luigino Bertolazzi Enologo di Graspo.
Se la Brepona per oltre 100 anni si era nascosta tra le vecchie vigne di Garganega nel veronese oggi ritrovata e vinificata in purezza si dimostra un bianco moderno e vivace caratterizzato da sapidità e salinità, la Saccola Bianca e l’Ottavia individuate in Alta Lessinia hanno invece un profilo tagliente con un patrimonio acidico che può rinfrescare qualsiasi base spumante.
La Leonicena oltre che la capacità di conservare freschezza ed acidità nelle stagioni più calde anche in areali di pianura sta dimostrando un’interessante resilienza alla flavescenza dorata, che dire poi della Rossa Burgan geneticamente originata da un incrocio naturale di Cavrara con Garganega che sembra non aver bisogno di alcun trattamento, con ciclo vegetativo molto lungo e capace di donarci un rosso forse un po scarico di colore ma con un gusto intrigante ed originale.
Se invece cerchiamo il colore e la rusticità ecco la Pontedara anch’essa figlia della Lessinia in grado di sorprendere per complessità e potenza in grado di esaltarsi con lunghi affinamenti.
Anche se non completamente sconosciuti meritano tutta la nostra attenzione la Quaiara, recentemente iscritta da Graspo nel Registro del Ministero, che non solo può dare un vino rosso speziato e moderno ma ha una grande responsabilità genetica essendo il genitore di vitigni molto conosciuti come la Glera e la Molinara, ed il Liseiret o Gouais Blanc ritrovato stranamente in Lessinia dove si esprime con acidità importanti che conserva bene anche coltivato in areali più pianeggianti, a cosa potrebbe servire ce lo conferma il suo valore genetico avendo contribuito in migliaia di anni a generare tantissimi vitigni oggi molto noti come lo Chardonnay, Gamay e Riesling Renano.
Tutti vitigni che insieme concorrono a riscrivere ed ampliare l’identità ampelografica della provincia di Verona.
Vitigni dal passato per i racconti del futuro.
Il viaggio continua…
Ci trovate
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A Vinitaly 2026 Stand GRASPO PAD.8 A9
Di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi, foto Gianmarco Guarise
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