Stile e Società

Cantine, frantoi e degustazioni

Cantine, frantoi e degustazioni: il packaging sostenibile entra nella qualità del prodotto

Cantine, frantoi e degustazioni: il packaging sostenibile entra nella qualità del prodotto

Nel mondo del vino, dell’olio e dell’agroalimentare, il packaging non è più soltanto una questione estetica. Protegge il prodotto, accompagna l’esperienza di degustazione, comunica il posizionamento dell’azienda e incide sulla percezione finale del cliente.

Una cantina che organizza una degustazione, un frantoio che presenta il proprio olio nuovo, un produttore agricolo che partecipa a una fiera o un’azienda alimentare che prepara confezioni per la vendita diretta hanno esigenze molto concrete: servono materiali idonei al contatto alimentare, pratici da usare, coerenti con il prodotto e gestibili correttamente a fine servizio.

La sostenibilità, in questo contesto, non può essere ridotta a un’etichetta generica. Deve entrare nella filiera, nei processi e nelle scelte operative.

Il packaging oggi deve proteggere prodotto, immagine e conformità

Per vino, olio e prodotti agroalimentari, il packaging deve prima di tutto funzionare.

Un bicchiere da degustazione deve valorizzare il prodotto senza comprometterne l’esperienza. Un contenitore per assaggi deve essere stabile, igienico e proporzionato. Una shopper deve reggere il peso reale di bottiglie, vasetti o confezioni. Un vassoio per eventi deve essere comodo per il servizio e resistente durante l’utilizzo.

La scelta non può basarsi solo sull’aspetto.

Nel settore alimentare entrano in gioco anche l’idoneità al contatto con gli alimenti, la documentazione tecnica, le condizioni d’uso e la corretta gestione dei materiali dopo l’impiego. Per un’azienda agricola o una cantina, questo significa evitare forniture improvvisate e valutare il packaging come parte dell’organizzazione commerciale.

Un materiale non adatto può creare problemi durante una fiera, una degustazione o una consegna. Una shopper troppo leggera può rompersi davanti al cliente. Un bicchiere non coerente con il tipo di degustazione può ridurre la qualità percepita. Un contenitore difficile da smaltire può generare confusione al termine dell’evento.

Il packaging comunica anche quando non viene spiegato.

Degustazioni di vino e olio: il contenitore incide sull’esperienza

Nelle degustazioni, la scelta del supporto non è neutra.

Il vino e l’olio sono prodotti sensibili, legati a profumi, consistenza, colore e temperatura di servizio. Anche quando l’obiettivo non è una degustazione tecnica da concorso, il contenitore deve essere coerente con il valore del prodotto.

Per l’olio, per esempio, il problema è ancora più evidente. Servire un extravergine di qualità in un bicchiere o in un contenitore percepito come povero o poco adatto può indebolire l’esperienza. Lo stesso vale per il vino: durante un evento affollato, un calice o un bicchiere pratico deve mantenere equilibrio tra funzionalità, sicurezza e presentazione.

Il punto non è scegliere sempre il materiale più elegante, ma quello più corretto per il contesto.

Una degustazione in cantina, una fiera agroalimentare, un evento outdoor o una sagra non hanno le stesse esigenze. Cambiano tempi di servizio, quantità, logistica, punti di raccolta, personale disponibile e pubblico.

Per questo il packaging va scelto partendo dall’utilizzo reale:

●      che prodotto viene servito;

●      per quanto tempo resta nel contenitore;

●      se il consumo avviene in piedi o seduti;

●      quanti partecipanti sono previsti;

●      dove saranno posizionati i punti di raccolta;

●      se l’evento prevede organico, compostabile, vetro, carta o indifferenziato;

●      se il materiale deve essere trasportato o confezionato.

Nel settore agroalimentare il packaging non dovrebbe mai essere un elemento casuale. Deve essere coerente con il valore del prodotto e con il tipo di esperienza proposta.

PPWR e nuove aspettative: perché le aziende agroalimentari devono prepararsi

Le aziende agricole, le cantine, i frantoi e i produttori alimentari si muovono in un contesto in cui imballaggi, rifiuti e comunicazioni ambientali sono sempre più osservati.

La direzione europea va verso maggiore tracciabilità, riduzione degli imballaggi non necessari, attenzione al riciclo, riuso dove applicabile e comunicazioni ambientali più verificabili. Questo scenario riguarda anche le piccole e medie aziende, soprattutto quando partecipano a fiere, vendono online, esportano o comunicano il proprio posizionamento ambientale.

Il punto non è inseguire ogni novità normativa all’ultimo momento. È costruire un sistema ordinato.

Per una cantina o un frantoio, prepararsi significa:

●      conoscere i materiali usati;

●      avere documentazione chiara;

●      verificare le dichiarazioni ambientali;

●      evitare claim generici;

●      scegliere fornitori competenti;

●      organizzare correttamente il fine vita;

●      formare chi gestisce eventi, degustazioni e vendite dirette.

La sostenibilità non si dimostra solo con un logo. Si dimostra con scelte coerenti e informazioni verificabili.

Compostabile, riciclabile, riutilizzabile: scegliere senza cadere nel greenwashing

Nel packaging agroalimentare parole come compostabile, riciclabile, biodegradabile, biobased e riutilizzabile vengono spesso usate in modo confuso.

Eppure indicano cose diverse.

Un materiale compostabile può essere conferito nell’organico solo se certificato, compatibile con il circuito previsto e accettato dal gestore locale. Un materiale riciclabile deve essere raccolto nel flusso corretto e non contaminato in modo eccessivo. Un prodotto riutilizzabile deve essere realmente progettato per più utilizzi, non solo più spesso o più rigido. Un materiale biobased può derivare da fonti rinnovabili, ma non è automaticamente compostabile.

Per cantine, frantoi e aziende alimentari questo tema è delicato, perché il packaging diventa parte del racconto del prodotto.

Un claim ambientale impreciso può sembrare efficace nel breve periodo, ma rischia di indebolire la credibilità dell’azienda. Dire “packaging sostenibile” senza spiegare perché può non bastare. Meglio indicare la caratteristica specifica: compostabile industrialmente, riciclabile nella carta, riutilizzabile se progettato e gestito come tale, idoneo al contatto alimentare, certificato secondo uno standard riconoscibile.

La comunicazione più credibile è quella che non promette tutto, ma spiega bene ciò che il materiale può fare.

Dal packaging alla cantina: dove si collega l’esperienza di Ekoe

Il packaging è uno dei punti più visibili della sostenibilità, ma non è l’unico.

Per una cantina, scegliere bicchieri da degustazione, shopper, materiali per eventi o imballaggi per la vendita diretta significa intervenire su un aspetto molto concreto del rapporto con il cliente. È lì che il consumatore vede, tocca e valuta la coerenza tra ciò che l’azienda racconta e ciò che realmente utilizza.

In questo contesto si inserisce anche l’esperienza di Ekoe, realtà specializzata in packaging alimentare, stoviglie compostabili e forniture professionali per ristorazione, eventi e aziende. Il lavoro sul packaging porta naturalmente a confrontarsi con temi più ampi: riduzione della plastica monouso, gestione dei rifiuti durante gli eventi, materiali idonei al contatto alimentare, documentazione tecnica e comunicazione corretta.

Lo stesso approccio è vicino al progetto Viticoltura Sostenibile di Eco Sphere Academy, che nasce per aiutare le aziende vitivinicole abruzzesi a trasformare la sostenibilità in uno strumento concreto di competitività. Il percorso è rivolto alla filiera vitivinicola abruzzese e punta ad accompagnare le imprese verso modelli produttivi più efficienti, misurabili e competitivi.

Il collegamento è pratico: una cantina che vuole migliorare la propria sostenibilità può partire da una scelta semplice, come ridurre materiali usa e getta non necessari durante le degustazioni, ma poi deve ordinare anche gli altri passaggi. Quali plastiche vengono usate? Dove si generano rifiuti? Quali materiali entrano in contatto con il pubblico? Come vengono gestiti gli eventi? Quali dati possono essere raccolti?

Il progetto prevede infatti un check-up iniziale di sostenibilità operativa che considera uso delle risorse naturali, gestione di plastiche e rifiuti, livello di digitalizzazione e margini di miglioramento realistici.

In questo senso, Ekoe e il percorso sulla viticoltura si incontrano su un punto preciso: aiutare le aziende a passare da scelte isolate a decisioni più ordinate. Non basta sostituire un bicchiere o una shopper. Serve capire come quella scelta si inserisce nel servizio, nella vendita diretta, nella comunicazione al cliente e nella gestione del fine vita.

Per il settore vitivinicolo, questo passaggio è importante perché la sostenibilità non si gioca solo in campo o in cantina. Si vede anche nei dettagli operativi: nel materiale usato durante una degustazione, nella chiarezza dei punti di raccolta, nella riduzione degli sprechi e nella capacità di spiegare le proprie scelte senza ricorrere a messaggi generici.

Eventi enogastronomici: il materiale giusto evita confusione

Gli eventi sono uno dei momenti in cui il tema diventa più evidente.

Durante una degustazione, una fiera del vino, una manifestazione sull’olio o un evento aziendale, il pubblico usa materiali diversi in tempi molto brevi: bicchieri, tovaglioli, piatti, posate, vassoi, sacchetti, assaggi monoporzione, contenitori per rifiuti.

Se questi materiali non sono coordinati, la raccolta diventa difficile.

Il rischio è che prodotti compostabili, carta, plastica tradizionale e residui alimentari vengano mescolati. A quel punto anche una buona scelta iniziale perde efficacia.

Per evitare questo problema, gli organizzatori dovrebbero definire prima:

●      quali materiali usare;

●      quali prodotti evitare;

●      come indicare il corretto conferimento;

●      dove posizionare i punti di raccolta;

●      chi controlla durante il servizio;

●      come gestire il fine evento.

Nel settore enogastronomico, dove la qualità percepita conta molto, anche questi aspetti incidono sull’immagine complessiva.

Un evento ordinato, con materiali coerenti e indicazioni chiare, comunica attenzione. Un evento dove ogni stand usa forniture diverse e i rifiuti finiscono mescolati trasmette improvvisazione.

Packaging e filiera: una scelta che parla al mercato

Il packaging non sostituisce la qualità del vino, dell’olio o del prodotto alimentare. Può però rafforzarla o indebolirla.

Una confezione coerente, funzionale e documentata sostiene il racconto dell’azienda. Un materiale scelto solo per moda o convenienza può creare una distanza tra ciò che il produttore comunica e ciò che il cliente vive.

Per cantine, frantoi e produttori alimentari, la sostenibilità del packaging dovrebbe quindi essere considerata una scelta di filiera.

Non riguarda soltanto il supporto esterno del prodotto, ma il modo in cui l’azienda organizza degustazioni, eventi, vendita diretta, gestione dei rifiuti e comunicazione al cliente.

Le imprese che affrontano questo tema con metodo evitano soluzioni improvvisate e comunicazioni vaghe. Possono scegliere materiali più coerenti, spiegare meglio le proprie decisioni e prepararsi con maggiore ordine agli scenari normativi e commerciali.

Per il mondo del vino, dell’olio e dell’agroalimentare, il packaging non è più un dettaglio accessorio. È una parte dell’esperienza del prodotto e della reputazione della filiera.

 


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Redazione

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