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Il ricordo di don Antonio Mazzi

Il ricordo di don Antonio Mazzi La commozione di Isabella Bossi Fedrigotti, presidente della Fondazione Masi

Il ricordo di don Antonio Mazzi

Isabella Bossi Fedrigotti, presidente della Fondazione Masi

La commozione di Isabella Bossi Fedrigotti, presidente della Fondazione Masi, e del vicepresidente Sandro Boscaini per anni in contatto con il prete degli ultimi. Queste le parole pronunciate in occasione del Premio Masi Civiltà Veneta ricevuto nel 1996: “Solo un veronese con grande esperienza di fede, di quella radicata anche qui in Valpolicella, poteva buttarsi nel mondo della sofferenza e dell’emarginazione come ho fatto io.”

La Fondazione Masi ricorda con commozione Don Antonio Mazzi, scomparso ieri, la cui perdita ha suscitato profondo cordoglio nella presidente Isabella Bossi Fedrigotti e in quanti operano nella Fondazione e nel Premio Masi.

 

La straordinarietà della sua opera fu riconosciuta dalla Fondazione già nel 1996 con il conferimento del Premio Civiltà Veneta. Nella stessa XVI edizione furono premiati anche Pierre Rosenberg, direttore del Musée du Louvre di Parigi, e Philippine De Rothschild, somma interprete della Civiltà del Vino.

 

Sandro Boscaini, vicepresidente della Fondazione e presidente di Masi Agricola, per anni in contatto con lui, ne ricorda l’empatia e la singolarità del carattere e condivide alcuni passaggi del toccante racconto autobiografico che Don Mazzi ha regalato in occasione della premiazione.

Sono un veronese in esilio sballottato dalla guerra e dalla povertà”

“Sono un veneto, un veronese convinto, anche se in esilio. Ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza sballottato dalla guerra e dalla povertà. La vivacità dei veronesi (da alcuni definiti matti) è stata certamente la nota che più mi ha distinto da tanti altri italiani. Aggiunta poi dal bisogno di essere utile, mi ha fatto lo scherzo di trovarmi prete, quasi contro volontà. Tutta la mia lunga storia piena di provvidenziali incontri con persone che mi hanno aiutato e persone da aiutare è sempre stata improntata a quella vena di estro tipica dei veneti a cui accennavo”.

“Solo un veronese con grande esperienza di fede, di quella radicata anche qui in Valpolicella, poteva buttarsi nel mondo della sofferenza e dell’emarginazione come ho fatto io. Solo un veronese con una madre come la mia e con un santo come Don Calabria poteva fare tutte le cose che ho fatto senza perdere la fede e la testa. È per questo che sono molto legato alla mia terra d’origine. Se spieghiamo tutto ciò anche cento volte a un non veronese non le capirebbe. Farebbe il classico sorriso degli ipocriti con chiaro significato: “Le balle raccontale ad altri!”


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