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Torna il Novello, ma senza entusiasmo

Già dal 30 ottobre si trova sugli scaffali il vino giovane della vendemmia 2020. Nato alla fine degli anni ’70 ha avuto uno straordinario sviluppo nei primi anni 2000, con 17 milioni di bottiglie prodotte, poi l’inarrestabile declino.

 

C’era una volta il fenomeno Novello, adesso non c’è più! La produzione lo scorso hanno è stata di circa 3,5 milioni di bottiglie e si pensa che sarà confermata. Eppure il Novello è stato il protagonista del nuovo millennio con una produzione che ha sfiorato 17 milioni di bottiglie nei primi anni 2000. Quali colpe ha avuto?

 

Probabilmente l’anatema lanciato da Luigi Veronelli è stato determinante o, quantomeno, premonitore della fine di questo vino. “Senza vigna se non addirittura senza vino”, lo ha definito Veronelli, poiché il Novello in Italia non è mai stato legato a un determinato territorio, né a specifici vitigni. Eppure grazie al novello dai profumi ammalianti e beverino, un buon numero di persone si è avvicinato al vino.

 

Del resto non tutti sono esperti sommelier o degustatori in grado di valutare le caratteristiche organolettiche del vino, ma ciò non toglie che piace berlo. Ai produttori poi gli ha permesso di battere subito cassa, con l’immissione anticipata del prodotto sul mercato e, infine, attorno al novello si erano create una serie di iniziative di promozione ormai cadute nel dimenticatoio.

 

Dal 2012 la menzione tradizionale “Novello” è riservata ai vini Dop e Igp tranquilli e frizzanti; il processo di fermentazione con macerazione carbonica dell’uva intera deve riguardare almeno il 40 per cento del vino (in precedenza era il 30); deve essere ottenuto interamente con prodotto della stessa annata, il periodo di vinificazione non può essere inferiore a 10 giorni e l’immissione al consumo è prevista il 30 ottobre di ogni anno.

 

I francesi con il loro Beaujolais nouveau sono stati più bravi perché viene fatto solo con un vitigno, il Gamay e la fermentazione deve avvenire interamente per macerazione carbonica. I risultati sono migliori rispetto al novello italiano e comunque ha permesso loro di avere una produzione e un consumo costante nel tempo.

 

Peccato che in Italia si tende sempre a rovinare tutto, perché il Novello ha in sé le caratteristiche per avvicinare al nettare di bacco le nuove generazioni, grazie ai suoi profumi avvolgenti e al gusto morbido.

 

Il vino non può essere un affaire privato per poche persone! Il vino deve conquistare sempre nuovi consumatori e deve essere apprezzato da una platea sempre più ampia. Magari in occasione delle prossime festività, sarebbe opportuno sceglierlo, chissà che non si possa recuperare estimatori!


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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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